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7 dicembre 2012 , ,

Jozef Van Wissem/Jim Jarmusch

THE MISTERY OF HEAVEN

2012 - Sacred Bones Records
[Uscita: 13/11/2012]

JOZEF VAN WISSEM & JIM JARMUSCH, The Mystery Of Heaven, Sacred Bones recordsIl sodalizio tra Jim Jarmusch e Jozef Van Wissem continua con un nuovo disco, “The Mystery Of Heaven”, pubblicato a meno di un anno di distanza dal precedente “Concerning The Entrance Into Eternity”. Il progetto, dunque, pare non essere il risultato di una momentanea complicità, ma di una collaborazione che si va facendo sempre più stabile (e pare che sia in cantiere già un terzo disco). Come il disco precedente, anche “The Mystery Of Heaven” è un album tutto giocato sul contrasto tra il suono cristallino del liuto di Van Wissem e i drones dell’elettrica di Jarmusch, anche se questo nuovo lavoro si cercano (e in una certa misura si trovano) strade nuove rispetto al  primo lavoro. Le atmosfere del disco si fanno più rarefatte e acide, trascendentali nell’esecuzione e nell’ispirazione; e se il nume tutelare resta sempre il John Fahey più aleatorio e sperimentale (si pensi al disco del chitarrista con i Cul De Sac), questo nuovo lavoro si carica di un clima più austero, mistico quasi, andando a toccare corde più oscure e meditative, insistendo sul versante noise nella miscela di suoni. 

 

Se nel primo disco, infatti, il liuto aveva avuto una parte predominante nell’economia sonora del progetto, con Jarmusch che usava i drones come una sorta di tappeto su cui s’adagiavano le evoluzioni antico-moderne di Van Wissem, “The Mistery Of Heaven” lascia molto più spazio ad una chitarra eterea e rumorosa allo stesso tempo, che molto spesso diventa protagonista assoluta del disco. È un disco solenne “The Mystery Of Heaven”, fin dalle prime note del pezzo d’esordio, Etimasia, in cui il martellare sui bassi del liuto delinea un oscuro paesaggio di suono in cui si fanno strada gli stridori della chitarra di Jarmusch. Flowing Light Of The Godhead, presente sul disco in ben tre versioni, cerca invece di trovare il misticismo etereo nella distorsione e nel tempo dilatato dal riverbero, spingendo l’arte del drone verso empirei di contemplazione assoluta. La title track è un rincorrersi di fraseggi neo-folk dall’incedere austero, in cui il tocco limpido di Van Wissem viene cesellato da feedback chitarristici che sembrano emergere dal più profondo degli abissi interiori, in cerca di un’orgasmica elevazione mistica.

 

The More She Burns The More Beautifully She Glows, infine, vede la partecipazione di Tilda Swinton, attrice cara al Jarmusch regista, che recita in apertura del pezzo un brano da uno scritto di Matilde di Magdeburgo, mistica tedesca del XIII secolo, la cui opera “Das fließende Licht der Gottheit” (“La Luce Fluente Della Divinità”) è fonte d’ispirazione non solo di questo pezzo, ma di tutto il disco. Il noise-folk ha trovato i suoi nuovi eroi (o forse sacerdoti, vista l’aria che si respira nell’album), e questo disco ne è la conferma.

Luca Verrelli

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