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11 settembre 2018 , ,

Oh Sees

SMOTE REVERSER

2018 - Castle Face Records
[Uscita: 17/08/2018]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni    

 

oh sees smrChe gli Oh Sees fossero una delle creature più imprevedibili e soggette ai mutamenti della scena alternativa americana era cosa nota dagli esordi della band, quando ancora John Dwyer e soci uniti sotto la semplice sigla OCS  si dividevano tra noise music da camera e freak folk. Il 2017, l’anno della celebrazione del ventennio della band, ha visto questa creatura rigenerarsi ancora una volta: cascato il prefisso Thee, il gruppo di padron Dwyer a nome Oh Sees abbandonava i lidi del garage rock psichedelico (ammesso e concesso che abbiano mai davvero cavalcato quell’onda  con lo stesso spirito ortodosso di gruppi a cui vengono spesso accostati) per viaggiare spediti verso l'hard space-punk colorato di venature cosmiche e sfarzi prog della terrificante fiaba di “Orc”.  “Smote Reverser continua a testa alta il nuovo percorso di distruzione e ricostruzione iniziato dal suo predecessore, spingendo i risultati sonici di “Orc” verso territori ancora più sperimentali. John Dwyer, accompagnato dai fidi Tim Hellman (basso), Dan Rincon e Paul Quattrone (duo ormai cementificato dietro le pelli) distrugge e riassembla molti dei linguaggi della musica rock a cavallo tra i ’60 e gli ’80 traendo ispirazione tanto dai Deep Purple quanto dai Pink Floyd, rischiando passaggi in odor di Judas Priest o riproponendo jam kraut-funk stile Can.

 

È proprio la band di Colonia che viene in mente in più passaggi del disco, sia per l’utilizzo di poliritmie (C, Beat Quest) che per la preferenza di melodie dissonanti e vocalizzi allucinati (Moon Bog, Nail House Needle Boys, Last Peace). I Can sono sempre stati un punto di riferimento costante nella musica di Dwyer (si pensi alla cover di Soul oh sees ohsDesert presente su “Carrion Crawler/The Dream”), ma qui le ritmiche kraut sono mescolate ad assalti metal (Overthrown, Abysmal Urn), infernali passeggiate hard-prog (Enrique El Cobrador), strumentali jam acide (Flies Bump Against The Glass), mentre trovano un perfetto equilibrio nella lunga coda kinggizzardiana di Last Peace. Come epicentro del disco (11 brani che sforano il muro dei 60 minuti) si impone Anthemic Aggressor, lunga e potente jam che dà sfogo alle derive free, elettroniche, kraut e acid-rock della band: un riff di basso rimbalza su pattern  frenetici di batteria e Dwyer vi riversa su calderoni di synth, fuzz e ogni sorta di putridume elettrico. “Smote Reverser” vive in senso lato di atmosfere prevalentemente prog, effettistica vintage, jam articolate (Sentient Oona, ef41540e761ca3568011e0f6ce23d53628d0091fBeat Quest,C, Last Peace), strutture sonore non convenzionali se non del tutto libere (Anthemic Aggressor, appunto), temi melanconici contrapposti a scudisciate hard rock, immaginario medievale (Beat Quest, Moon Bog, Last Peace) sovrapposto al caos moderno (Overthrown, Enrique El Cobrador, Abysmal Urn). Di fatto il disco rimarca l’addio ad un genere che forse, come si diceva, gli Oh Sees non hanno mai abbracciato totalmente e il proseguo creativo di una delle band più incisive nel panorama indipendente americano degli ultimi venti anni, che ha fatto della vecchia essenza freak una bandiera, e la traduce a testa alta.  

 

Voto: 8/10
Ruben Gavilli

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