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23 novembre 2018 ,

Gianluca Becuzzi & Massimo Olla

TheenD

2018 - Luce Sia - S.M.Y.W. Prod.
[Uscita: 03/10/2018]

becuzzi olla 0014470290_10"The End…" (Island, 1974) così ineffabile e oscuro è forse il più autentico testamento identitario che la Sacerdotessa delle Tenebre, Nico, ci ha lasciato. L’apice del gotico, caratterizzato da densi arrangiamenti di harmonium, dalla sua voce profonda che declama con fermezza monocolore, come a voler incutere timore ai suoi stessi malesseri, in un disincanto pieno di poetica crepuscolare e decadente. L’omaggio all’amico Jim Morrison, ad una fine interiore insormontabile che avvelena l’esistenza di alcune anime predestinate, a quella fragilità e isolamento che il regista compagno Philippe Garrel descrive nei suoi racconti torbidi e allucinati. La copertina la immortala proprio in un frame del film “Les Hautes Solitudes”. "TheenD" omaggia questo capolavoro a trenta anni dalla scomparsa dell’autrice tedesca. Ne ripropone una lettura trascolorata, mortifera, sferragliante. In chiave industrial metal in pezzi come It has not Taken long o nell’avant folk di You forgot to Answer.  Rende merito all’opera originaria nell’esaltarne le spigolose sfaccettature,  la peculiarità di testimonianza intimistica del tutto atipica e sdoganata.

 

Senza nessuna velleità di confronto. Gianluca Becuzzi e Massimo Olla sopperiscono ricorrendo ad una maggiore marzialità laddove non possono riprodursi  le sfumature emotive e vibranti di una voce tanto singolare come fu quella della musa dei Velvet Underground.  Resta l’aura mistica da cerimoniale che a tratti appare più scarno, volutamente minimale e primitivo. È un approccio pieno di tatto, di consapevole reverenza 0014470293_10che non antepone mai la voglia di misurarsi con ciò che ha di per sé una compiutezza definitiva. La vuole invece onorare nella rievocazione, mettendo  in atto un sentire personale che non tradisce mai la coerenza nella ricerca sperimentale, nel gioco sfida dell’ambientazione sonora estemporanea che i due artisti prediligono da sempre. Ne esce un allestimento audace e interessante nella sua complessità, il rimarchevole intento di catturarne la tensione e la vibrante, glaciale maestosità d’insieme. In questo l’operazione può dirsi perfettamente riuscita seppure siano ravvisabili episodi meno brillanti -il cantato di Secret Side- così come guizzi intuitivi di disarmante efficacia creativa, Valley of The Kings o We’ve got the gold in cui sono esaltate le rispettive abilità strumentali, la capacità di dosare e diluire l’emissione in sincronia con la volubile alternanza di pensieri e stati d’animo.  

 

Voto: 6,5/10
Romina Baldoni

Audio

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