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27 novembre 2012

Indie is not an attitude 4^ Tappa

LEPERS PRODUTCIONS: 2005-2012


VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE VERE ETICHETTE INDIPENDENTI

 

Dalla grotta degli appestati scintille di lungimiranza.

Lepers ProdutcionsEssere un’etichetta inetichettabile come la Lepers significa provare ad aprirsi su una prospettiva delle cose completamente diversa e innovativa. Smettere di ragionare da etichetta, smettere di quantificare di dischi prodotti e venduti e diventare pura ideologia. Una fabbrica di idee e talenti in un’agorà virtuale del libero scambio e del libero confronto. La Lepers Produtcions è una Free Net Label che rende disponibile sulla rete un roster di artisti e relative creazioni. Lo scopo di tutto questo è semplicemente la voglia di non avere vincoli espressivi di sorta, limitazioni dettate dalla logica di mercato su ciò che per antonomasia è illogico, estemporaneo e impulsivo, ovvero l’arte e la creatività. Nasce nel 2005 a Bari e prevalentemente raccoglie l’adesione di gruppi limitrofi capaci di incarnare anticonformismo e ribellione sdoganata da ragionamenti di convenienza.

 

Dal profondo sud una voce di radicata filosofia che viaggia controcorrente ma che incarna un progetto preciso e compiuto. Fare le cose con passione, crederci, avere voglia di comunicare e voler scambiare gusti, interessi e idee con chi ha la stessa sensibilità. Un microcosmo e delle micro realtà che sanno darsi tanto, che sanno trasmettersi emozioni, entusiasmo, entrare nella consapevolezza di fare qualcosa di irripetibile e grandioso indipendentemente dal fatto che tutto questo sia o meno di dominio pubblico, che porti riscontri di visibilità o fama, che dia guadagno economico. Nella speranza che il contagio della lebbra euforica dia i suoi frutti in termini di coinvolgimento e nuova attitudine mentale, cerchiamo di fare il punto su ciò che avviene nella tana degli ammorbati. Chi sono questi derelitti schifati dal mondo? Cosa propongono e cosa privilegiano? Ma soprattutto da cosa nasce questo grande orgoglio e questa integrità inscalfibile che li fa vantare di essere diversi?

 

 

Ragionevoli irragionevolezze

LepersIn pochi anni sono riusciti a mettere in vetrina la bellezza di ben 53 album e si tratta di materiale ad alta caratura qualitativa. Nomi come Cristio, Texans from Bari, Solquest, Alexander De Large, Frogwomen & Superfreak, hanno fatto il loro rilevante rumore nell'underground musicale. In Lepers non si può esporre indistintamente solo perché non costa nulla e perché ‘tentare non nuoce’. La label ha dei propri criteri selettivi anche piuttosto severi. Per entrare a pieno titolo nel club dei reietti bisogna fregiarsi di ideali sbalorditivi e difenderli con ostentato orgoglio nerd. Si tratta di un circo delle attrazioni che lascia campo libero ma vuole solo gente ispirata, gente che non conosce compromessi nello sdoganare estro e follia. Ostinati e sfrontati al punto da sostenere che l’errore contenuto nella loro ragione sociale (Produtcions invece che Productions) è un segno distintivo della loro fierezza e che la verità appartiene a chi la sa indossare con maggiore convinzione e perseveranza. Difendere il loro ideale di nicchia appartata, essere fieri della propria diversità, bastare a se stessi divertendosi, sono queste le soddisfazioni più grandi ed appaganti. Trarre energia e motivazioni dal muoversi per strade secondarie e sconosciute, a volte ridisegnare i percorsi, ma comunque avere una direzione ben definita. Questo sembra essere il vero spirito e la vera estetica della comitiva Lepers Produtcions.

 

 

Cristio - “Adult Taste”, gennaio 2010 (HysM?, Lepers Produtcions)

Frattaglie jazzcore, psichedelia sghemba e un funky punk deragliato e improvvisato buttati in un calderone immaginifico e capaci di dare vita ad un piatto succulento e gustosissimo. La zuppa rustica che nasconde nella semplicità degli ingredienti il suo sapore unico e inimitabile, si potrebbe dire. Semplicistici ma mai riduzionisti nelle centrifughe e nella giocosità. Il Progetto Cristio racchiude l’esperienza non trascurabile di due personaggi come Cristiano Alberici (già X-Mary) e Michele Napoli (Peawees). Il titolo "Adult Taste" fa pensare alla spontaneità e alla freschezza bambina capace di generare cose grandi oppure il suo inverso, adulti che con piglio infantile e voglia di non prendersi sul serio sanno sguinzagliare emozioni e collage vicini al disincanto e alla magia del mondo dei piccoli. Un tuffo liberatorio dalla convenzionalità e dal programma calcolato a tavolino, almeno nei risultati finali. Una eterogeneità brillante e vivacissima e soluzioni sorprendenti e insolite di grande eclettismo.

 

leperscristioadulttasteDietro le righe però si percepisce perfettamente la cura dei dettagli, l’ottima registrazione e produzione, la varietà degli arrangiamenti e il cocktail strumentale ben adagiato sullo sfoggio irruento di stili e contaminazioni messi in campo. Fabio Magistrali e Paolo Apollo Negri sono solo alcuni dei numerosi ospiti che aggiungono tasselli frastagliati e vividi al mosaico surreale. I cromatismi esplosivi degli Animal Collective, l’istrionismo Pavement, l’irruenza sviata dei Sonic Youth e Primus e la patafisica svalvolata dei Gong. Visionarietà matematica che rende vivibile e sostenibile la convivenza di tante diversità e che sprigiona reazioni controllate. Forse la grande maturità dei Cristio sta proprio in questo.

 

Dare la forma del disincanto e dell’estemporaneo ad un lavoro curatissimo, affogare ogni pretenziosità in un amalgama contagioso e burlesco. E qui tornare a ripercorrere le atmosfere di “A tavola con il principe” degli X-Mary è quasi inevitabile. L’arte di saper imbandire una tavola principesca ricorrendo all’esilarante, con pose tamarre e scanzonate saper pescare il pesce giusto al momento giusto. I Nofx più parodistici e votati al divertissement! Dall’orchestrale burlesque, in stile Piero Umiliani, di Tempesta e Salita in bici, al funky pop di Above the tree (fall in love). Power ballad sostenute da una batteria coriacea e metrica intarsiate da incursioni di hammond, tromba e armonica (Stereogirl, Magic Piper). Lounge contaminato da abrasioni punk in Granito, demenzialità esotiche in So sad, psycho math in Sala Giochi. Era difficile arrivare a tanta stranezza con tanta disinvoltura ma i Cristio ci sono riusciti benissimo.

 

 

Bokassa "Summit" (2011)

Un afro beat originalissimo e travolgente. Pregno di improvvisazioni e spunti capaci di spaziare dal free jazz alle fughe prog, dal funky al punk, doo woop e blues. Il loro cannibalismo può tradursi proprio in questo. Fare incetta di generi musicali e rielaborarli con tocchi personalissimi di impro e trovate spiazzanti. Surrealismo e concretezza. Contaminazioni ingurgitate per rigettare siparietti alternativi. Tribalismi, galoppate fusion-beatnik incalzanti e suggestive. Parossismi irrefrenabili, assaltanti corossover, session febbrili, lucida follia. Un album di energia pura e sottile intelligenza. I malesseri della nostra società vi vengono condensati e se ne libera un caos parodistico che si nutre dilepersbokassà contraddizioni. Si tratteggiano bozzetti pieni di irruenza e frenesia. Una jug band un po' naif e un po' sferzante. Afriguano, KKK (Koning, keizer, kannibaal), Africa Mambata, delle vere e proprie pieces sul riciclo della devastazione e sulle potenzialità della decostruzione. A rievocare gli eclettismi di Zappa, le bizzarrie rumoriste ed insertistiche del Confusional Jazz Rock Quartet, il pragmatismo umorale dei Residents, l'astrazione creativa dei Jealousy Party.

 

 

Solquest "Private" (2007)

Questi sei brani sono davvero degni di essere messi tra gli scaffali dei nostri più preziosi CD. Fortunatamente oltre a poterli liberamente scaricare è anche possibile avere il CDr fisico inviato per pochi euro. Solquest ci propongono una musica sperimentale e di avanguardia originale e, strano a dirsi per questa tipologia di musica, perfettamente godibile. Gli elementi di glacialità diluita sono spesso ammortizzati da tocchi scintillanti. L'uso della strumentazione classica alternato all'insertistica e al laptop, oltre all'ausilio sporadico delle voci, rende meno asettico e stranieante il suono. Si ha l'impressione di un divertissement estemporaneo saturo di energia ed istinto, buon gusto e coinvolgimento. L'evocazione visiva suggerisce paesaggi elegiaci, colori sfumati e acquatili, riverberi di luci e ombre. Dream racconta perfettamente l'ambientazione onirica, il viaggio, la speranza, la privatelibera espressione. Non a caso è intervallato da inserti della voce di Martin L. King. 

 

Poi ci sono i veri e propri cosmic jokers alla Manuel Gottsching e kraut company tra burlesque e bizzarra scomposizione in pezzi come Fumare giova gravemente alla salute  e Svang. Decisamente una sorpresa atipica ma forse non completamente inaspettata del catalogo Lepers che veramente offre tipologie per tutti i gusti. Sa anche diventare seria quando occorre, ma nemmeno poi troppo. Diciamo seria con brio. Senza autoreferenzialismi, senza ostentazioni, senza mai supponenza. Forse il maggior elemento che caratterizza la label è proprio quello proporsi con leggerezza, puntare sulla sdrammatizzazione e sull'ironia ed usare questi strumenti per far passare ai recettori 'giusti'  messaggi molto più seri e qualitativamente validi di quanto si possa credere ad un primo superficiale approccio. Insomma per capire gli appestati bisogna proprio ammalarsi di peste!

 

 

Luke Lukas “Tiny Numbers” EP (2011)

Cinque perle che racchiudono un folk pop incantato e scarno. Molto che rimanda al già sentito, Beatles, Byrds e Beach Boys, Air e Beck, nemmeno troppo velatamente e tuttavia ben armonizzati e capaci di quell’impatto e di quella leggerezza veramente rare a trovarsi senza trasudare banalità e retorica. Shut it Up rimane meravigliosamente sospesa tra fili di ragnatela, tra echi di Being for the Benefit of Mr Kite e spensieratezza jangle dei La’s.lepeerlukas Introverted Future ci riporta agli acquerelli acerbi e contagiosi degli Who. Elettro beat che sa concilare poeticamente melodia e sobrietà minimalista Ain’t true e Sooner than later.

 

 

"IIII" (2009)

Quadretti ariosi e contagiosi. Un'atmosfera che riporta ai sixty e alle cromaticità psichedeliche di Donovan. Tutto in rigoroso clima acustico. Copiatevi il CD e andate a far visita ad Heidi tra i monti, vedrete sicuramente le caprette che vi faranno ciao.

 

 "Super Wurthluss" (2008)

Povero Bob Dylan verrebbe da dire. Il folk cantautorale espresso da Luke Lukas in questi dodici brani viene violentemente maltrattato. Ce n'è proprio per tutti: Kinks, Who, Beatles, tutti presi e trascinati nel gorgo dello squilibrio e delle atonalità. Come un disco starato che gira fuori tempo. Più irresistibile e sfrontato di un lecca lecca gigante che vi tenta dalla vetrina di un negozio di leccornie. Se ne consiglia un basso dosaggio a causa dell'alto contenuto calorico, nascondetelo nella dispensa e prendetelo periodicamente se avete carenze affettive.

 

 

Tiziano Serra "Italian Karaoke" - "Jelly Belly Dance" (2011)

Italian Karaoke lepersCon questi due album potrete ridere a crepapelle anche se nel vostro passato musicale avete sempre odiato la satira scontata e banale di Elio e le storie tese. Lo stile è più vicino alla demenzialità pungente di Freak Antoni. Comunque a chi non dovesse capire si può sempre rispondere con le parole del leader degli Skiantos "Voi non capite un cazzo: questa è avanguardia, pubblico di merda". Ed in effetti il futuribile e la scoposizione dadaista, fortemente arty è ravvisabile in pezzi quali Del mar, Lisantimedicinnamurati, Insensatezunghett che fa il verso a Toquinho. Esilaranti gli inserti rumoristi e i galleggiamenti in acustico usati come agglomerati di paradosso e non sense per accompagnare i testi surreali e renderli piacevolmente gradevoli e orecchiabili. L'uso dei controtempi, i feedback e le stonature per rendere ancor più inverosimile e grottesca la narrazione. Teatralità, irriverenza, catarsi caricaturale. Sad vs weird song, ...mit unt Rosa Parada, One day graffianti e importunanti nei sibili e nelle reiterazioni. Come le verità da cui si fugge, come un faccia a faccia con le nostre vergogne, come una sciorinata di tutte le nostre contraddizioni e dei nostri peggiori difetti. Potete scegliere: tapparvi le orecchie e continuare a scappare o ammettere serenamente che la stupidità e il disordine ci appartengono.

 

 

Garage Boy "Gonzo Muziko" (2011) - "Zutaten" (2009)

Un agglomerato di eclettismo e fantasia. Questi album sembrano nutrirsi di rifiuti. Usano ciò che nell'ordinarietà passa inosservato per generare rumori rimessi in ordine. Un folle esperimento di cubismo chirurgico si potrebbe definire. Punk, funky, dub, techno, country punk, garage, elettronica passati al macero e riciclati per composizioni originali e dissacranti. Si potrebbe pensare all'acuta genialità di esperimenti tentati in periodo new wave da band alternative e controcorrente quali Central Unit e Stupid Set. Alla rievocazione della teoria dell'oscurità professata dai Residents o agli scritti sul cut up lepers Gonzo-Muzikoteorizzati da Burroughs. Ricerca percettiva e visiva rievocata attraverso gli inserti. Lo scarto dell'era consumistica e superficiale che viene incanalato dall'estro creativo e dal buon gusto di chi ha maggiore sensibilità per regalarsi calore ed emozioni in un mondo alienato e distaccato da tutto.

 

Travolgenti pezzi di elettronica come Robo Clock, i collage inaspettati di Sombart & Weber e Saspananda. Per essere un parcheggiatore abusivo, Garage Boy sfoggia un catalogo ricchissimo di conoscenze che spaziano l'intero repertorio letterario, cinematografico e musicale del post punk e della  No New York influence. Post Gestalt Blues, The star sign, Low energy rechargeable man, ci riportano alle avanguardie visionarie di Glass e Ayler. Brani cacofonici, la plumbea cripticità del basso, le incursioni schizofreniche delle tastiere ci mettono davanti ai contrasti evidenti della modernità. Paranoie, disagio, conformismo, violenza gratuita. Un modo per esorcizzarle e per umanizzarle.

 

 

La tribù degli appestati:

Quella di cui sto per parlarvi non è ancor chiaro né del tutto definito se sia una famiglia allargata e a volte con tendenze incestuose; un raduno estemporaneo di scambisti decisamente ‘freak’ o una combriccola di scalmanati che si diverte a buttarla in caciara. Decisamente però i loro bivacchi un po’ goliardici e un po’ patetici, le trovate folli, lo spirito grezzo e rumorista di bassissima fedeltà che ne risulta, ci piacciono. Sanno di spensieratezza, di rimpatriata tra vecchi amici dove circola alcol e fumo (di dubbia provenienza), sanno di risate e rumori di sottofondo che le accompagnano, sanno di familiarità e autentico spirito di condivisione. Per il resto non vogliamo conoscere i alexdettagli e i retroscena più piccanti e scandalosi. Preferiamo non indagare e soprattutto ignorare.

 

 

Alexander de Large

Per ben sette volte il personaggio ci ha ammorbato con proprie produzioni in solo. L’ultimo concept album del 2012 “Colors” è una saga tra il serio e il faceto sui colori. Veri e propri obbrobri eseguiti con una chitarra acustica un po’ scassata. L’ideologia di alto impegno culturale ed etico che si nasconde dietro tutto questo, solo i più acuti potranno coglierla. Ovvero: il mondo può essere visto da molteplici prospettive. Si può giocare con l’esatto contrario di tutto e tornare a smentirlo. Niente è realmente di un solo colore, niente è solo brutto o solo bello. Ma le sfumature le colgono i saggi. I furbi invece le propagandano per tirare acqua ai loro mulini. Principali indizi a suo carico: si riscontra un’unione incestuosa e seri sospetti che lo avvicinerebbero a piste sataniche con Frogwomen nel 2006, “66.6”: una monotraccia piena di trovate macabre e sperimentazioni banal noise dalla rara capacità abrasiva e dall’impatto lacerante.

 

Veri e propri pali che vi trafiggeranno, tanto per rimanere in tema. L’opera è intrisa di pianismi e jazzismi da saloon posti come illuminato intermezzo per evitare che le copiose morbosità e stregonerie saturino in maniera eccessiva l’atmosfera. Con Superfreak nel 2007 l’unione a carattere ancora una volta incestuoso ha dato vita a  “Kiss me”, generando una miscela esilarante e incontenibile di frenesie schizoidi, su tutte si segnala il sabba apocalittico e sincopato di It’s the apocalypse sicuramente degno di essere ricordato come il più irriverente e oltraggioso combo strumentale della storia dellalepersdelargecolors musica: strumenti scordati e ruggenti capaci di generare un’armonia contagiosa. Altre commistioni sospette del losco individuo de Large sono quasi certamente ravvisabili nelle scorribande a firma Altierjinga Lepers, nei lavori di Pete Jones, Fresh scum for Castenado e Bokassà. Insomma una presenza assidua e un’attitudine onnivora che farebbe seriamente pensare che il sopra descritto de Large possa essere esponente stabile della setta degli untori pro diffusione lebbra.

 

 

Frogwomen

Sembra essere ormai pienamente accertato che non si tratta di un rospo femmina. La specie è quasi certamente maschile. Le sue caratteristiche principali sono la propensione al pop garage, l’aspersione a tradimento di feedback a bassissima fedeltà ed altissimo voltaggio, la  sperimentazione visionaria che lo porta a cimentarsi pericolosamente e avventatamente con un’innumerevole quantità di strumenti. Il punto forte è il cantato: da fare rabbrividire Iggy Pop e Rob Tyner! Anche lui/lei è stato colto in flagrante in svariati accoppiamenti promiscui, con De Large e con Superfreak c’è l’autodenuncia - mea culpa di “Fallen in love” (2004) e la reiterazione di reato in “volume 4” (2007) e “Allegretto” (2009). “Volume 4” è un disgustoso lavoro monotraccia pieno di riff e boogie tra il voodoobilly e il surf, il doom e l’hard, un po’ Cramps e un po’ Black Sabbath che si prendono a colpi di amplificatori.

 

Un album che non ha mastering o, se credete meglio, con un mastering talmente puntiglioso da essere concentrato in un'unica traccia della durata di 49 minuti! Un suono grezzo in libero deragliamento. A parte questa frogwomen lepersnecessaria premessa il disco è fantastico. Una suite apneica di improvvisazione e sonorità abrasive allo sbaraglio. Nulla di più fresco e coinvolgente. Un circo di attrazioni folle e devastante, istrionico e demenziale, eterogeneo e stravagante ma mai, mai banale. Niente gira come dovrebbe, tutto è sgangherato e sa di posticcio ma fila funambolicamente tracciando macchiette dadaiste fatte di sgommate e derapate, attorcigliamenti e contorsioni frenetiche: hardcore funky, free folk, scorie pesanti di low fi. Jon Spencer e i Gang of Four drogati di patafisica e visionarietà naif.

 

Tutto e il contrario di tutto miscelato a meraviglia. Non riesco a figurarmi una lezione di rock più efficace di questa. Si sconsiglia altamente l’ascolto dell’album subito dopo i pasti mentre se ne raccomanda l’uso come rimedio efficacissimo per il trattamento dei sintomi da irritabilità del colon. In “Allegretto” la farneticazione raggiunge la fase culminante. La saga di Ozzy Osbourne rapito da una tribù di tagliatori di teste con finale a tarallucci e vino, danza orgiastica e visita gratuita alla foresta pluviale. Due i lavori solisti: il sanguinario (in ogni senso) omonimo del 2005, in cui la vena vagamente folk è letteralmente ammantata da lacerazioni lo fi e cumuli di spazzatura varia. E pensare che in alcuni pezzi come Almost gone, quasi riesce a farci credere di essere un virtuoso della chitarra! "For Away" (2007) pasticcia, se possibile, ancor di più con generi e rumori anomali. In tutte le minimali dieci tracce si mantiene però una vena pop esotica e spensierata che ci riporta indietro nel tempo, ai nostri nonni che facevano la corte alle nostre nonne improvvisando madrigali sotto i pagliai prima di ricorrere alla fuitina.

 

 

Superfreak

lepersuperfreakstopevidencesProbabilmente condivide la stessa discarica di Frogwomen ma con attitudine più bonaria. Sembra più votato al sarcasmo sottile e all'astrattismo surreale. Cubismi e iperboli tra il demenziale e il primordiale, vaudeville per pantecane. Originale e scellerato "I don t even try" (2005) assai vicino ai collage schizofrenici dei Fugs e alle improvvisazioni caotiche dei Can ma più raffazzonati e soprattutto tremendamente stonati! Sulla stessa linea di istrionismo e trash improvvisation si muovono anche "Love or diet" (2006) e "SInce I m back in Bari" (2008), fino all'ultimo "Top evidences against evolution" (2012). Irresistibile la ballata da menestrello invasato Isn't up to me e la sarabanda strumentale venata di psichedelia deviata di G sus. Un caos organizzato e ben incanalato tanto nel ricorso alle abrasioni a bassa fedeltà che nella vocalità dissonante e canzonatoria, a tratti infantile a tratti strascicata, nello stile amatoriale e giocoso di Gordon Gano. A condire un tributo veramente kitsch e adolescenzial popolare ai Violent Femmes più ebbri e folkloristici. Sembra esserci qualcosa di veramente alternativo e qualitativamente valido nel suo linguaggio cifrato: da tenere d'occhio!

 

 

Bread Pitt

Hanno tentato un avvelenamento di massa rilasciando consecutivamente tre appestatissimi lavori: "Ipseon" 2007, "La scienza va premiata" 2005 e l'omonimo "Bread Pitt" 2003. Sono tornati a delinquere silenziosamente con "Non fate allarme" 2008, breadpittdopo aver agito in complicità con Altierjinga Lepers e Chewing Tobacco nello stesso anno "Summer is Boring". Grintosi, dinamici, potenti. Scaltri e senza vergogna, capaci di ricorrere con abilità a travestimenti e giochi di ruolo per ingannare gli ascoltatori e lanciare le ampolle infettate. Sempre a loro agio e disinvolti nei crazy fanky, nel garage e nella fusion più contorta. Non fatevi mai ingannare dalle vecchiette che vi chiedono aiuto per attraversare la strada o dai supereroi che vogliono offrire uno scatto ad effetto ai vostri figli per fare invidia ai compagni di scuola! Colpite e scappate o verrete raggirati e irrimediabilmente coinvolti senza nemmeno accorgervene.

 

 

Pete Jones

Agisce per lo più in clandestinità. Sembra avere grande autorevolezza all'interno del covo Lepers o forse è un infimo corruttore, tant'è che tutti gli offrono i loro servigi per aiutarlo a sfornare i suoi dischi policromatici. Riesce a scivolare come un'angulla da un folk blues morbido ed etereo a sonorità più massicce dalla sfrontatezza garage. "Pete Jones & his reckless youth" 2006, sembra essersi avvalso di esponenti prestigiosi sia della musica nera che della jazz fusion, salvo poi scoprire che erano solo Alexander de Large e Superfreak travestiti! Testi inverosimili e burleschi con accompagnamenti musicali studiatipetejones nei minimi particolari. Atmosfere e trame abilmente impalcate per una scenografia ad effetto. Uno spettacolo di commistioni e sarcasmi. Intimismi che sembrano quasi improvvisazioni estemporanee e veri e propri brani corali.

 

Tutto convive pacificamente nel baraccone colorato e fantasioso di mr Jones. Tutto contribuisce a far salire la tensione e il coinvolgimento fino all'esplosione pirotecnica di ogni finale. Magistrali in questo senso: Quattro, Ali abcdclifa, heavy metal diarrhoea. In "Quickly" 2007 si ritrova apparentemente solo e cade in depressione. Sforna un rock desertico e introspettivo da far rabbrividire i migliori Calexico d'annata. Rievoca il bravissimo Above the Tree nel far galleggiare gli arpeggi. Saltano agli occhi gli isterismi compulsivi di Welcome in my mind e i cupi affondi in delay in Kyuss il disturbo bipolare e il delirio di onnipotenza in I like stimulant but you need it. Le cose sono due: o la depressione ha ormai raggiunto la fase di non ritorno o è stato pesantemente drogato. Altra ipotesi possibile: ha rapito qualche virtuoso della chitarra in combutta con i suoi aiutanti e gli ha affibiato il suo moniker per farsi grande.

 

 

Gigi

Cosa mai potremmo aspettarci da un nerd finto alternativo che se la tira di fare musica originale solo perchè gli è stata rubata la batteria? La verità è che Gigi non sa suonare. E' un mistificatore ma ha molta inventiva e sa giocare bene le sue carte. Strimpella e spaccia i suoi prodotti per gemme beatlesiane. E' stonato e chiama le sue stecche lo fi. Avete presente il bulletto della scuola che per rimorchiare le bambine fa finta di saper imbastire dei riff poderosi e articolati? Beh il colmo di tutta questa storia è che è riuscito a diventare una vera icona hipster. Suona alle feste clandestine organizzate durante le occupazioni e fa sballare proprio tutti. Con "Nazi Elves" 2008, il suo fanatismo si è spinto oltre: ha tentato esperimenti di ipnotismo di massa. Ha fatto credere che entrando nella sua speciale comunità hippie si sarebbero potuti incontrare Elvis Presley e Jim Morrison redivivi, Daevid Allen e Donovan depositari del gran segreto dei fiori lisergici esenti da effetti collaterali.

 

 

Texans From Bari e Selvaggi del Borneo

selvaggiIl combo Texans from Bari tra country e hardcore propone una miscela atipica e coinvolgente. Elementi di classicità e ironia spiazzante. Eclettismo fuori rotta che farebbe pensare ai Minutemen di "Double Nickels on the Dime" e ai Pop Group. Brani potenti e super assortiti per imbandire una ricetta capace di amalgamare con disinvoltura nostranità pugliese ed esuberanza texana (ZZ Top, Johnny Winter, Willie Nelson). I Selvaggi del Borneo, scanzonati e a bassissima fedeltà propongono in chiave ancor più corale e perversa il discorso intrapreso da Tiziano Serra. Non a caso nei loro tre lavori confluisce tutta la delirante creatività e il coraggio provocatorio espresso dal manifesto Lepers. Un modo per scardinare i preconcetti e le prevenzioni da puzzetta sotto al naso. Roba da vecchi bigotti che l'etichetta vuole tenere a giusta distanza lanciando di tanto in tanto questi album repellenti capaci di tenere a distanza i tipi sbagliati ed assicurandosi una platea di vera elite. Furbi pero!

 

 

Le compilation

Spazio a parte va assolutamente dedicato alle tre compilation che raccolgono contributi di artisti da sempre fedeli all'etichetta e guest star ammiratrici della stessa. Nel 2007 "Cowboys from heaven", ventuno tracce all'insegna di una festosa sarabanda giocata sucowboys lepers stili polimorfi in cui convergono le peculiarità assortite della label e dei suoi esponenti. Clima natalizio da sballo e sbracamento più che da serena e religiosa armonia tra ballate country tex mex, marcette doo wop, sospensioni voodobilly (Bread Pitt, Pisico Natale), macchiette citazioniste che tirano in ballo Residents e Devo, neo futuristiche come la Lokanjsvkna di Offman, che ci riporta al caos industriale dei Chrome o Kinky pinky di Ada-Nuki. Regalate il CD per augurare un bianco Natale agli amici e un Natale bianco ai nemici, sarà un successo. Nel 2008 è la volta della compilation slim -si fa per dire- "Earlier", che vede la partecipazione straordinaria di Walking the Cow e Abztraqt sir Q. Molto suggestiva la psichedelia pastorale del brano Jeff Gburek.

 

Infine, nel 2011, un degno festeggiamento in onore della cinquantesima uscita: "50 lepers". Una sfilza di nomi autorevoli, alcuni dei quali vecchie conoscenze già incontrati nel percorso esplorativo delle etichette indipendenti. Above the Tree, Bogong in Action, Duodenum, Klippa Kloppa, Rella the Woodcutter per ricordarne alcuni. Ed ancora Luther Blissett che rifanno un pezzo stratosferico dei Bokassà: KKK. Insomma tutto questo fluttua liberamente nella rete e ancora c'è gente che va in negozio ad acquistare a leperscompilation50ventiquattro euro il cd di Ramazzotti e Ligabue? Muovete le vostre flaccide pance sedentarie ed usate quel ditino consunto per fare una cosa intelligente che non sia l'ultimo gioco da playstation o il post su facebook della vostra squadra che tanto perde sempre. Date un senso a questa tecnologia impersonale e omologante. Usatela per cercare. Per cercare cose veramente nuove e diverse. Masterizzate un po' di CD ed iniziate a ballare. Offre la Lepers! Che l'appestamento abbia inizio.

 

 

 

Tutte le uscite Lepers Produtcions sono in 'Free Download' nel sito dell'etichetta:

Albums

 

Romina Baldoni
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