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29 luglio 2017 ,

Depeche Mode – Global Spirit Tour 2017

29 Giugno 2017, Bologna, Stadio Dall’Ara


Global-Spirit-Tour (1)                1st Leg (Europe – open air)

 

Domenica 23 luglio 2017 si è conclusa la prima “leg” del tour mondiale dei Depeche Mode in promozione al nuovo album “Spirit”: quello che segue è un primo riepilogo di quanto avvenuto nei mesi scorsi negli stadi più importanti di tutta Europa. I “nuovi” Depeche Mode da una dozzina di anni a questa parte ci hanno abituato a tour estivi di tre mesi/trentatré date negli stadi (tranne nel 2009 quando il tour estivo fu segato a metà per motivi di salute del cantante Dave Gahan), seguiti o preceduti da date invernali in arene o palasport dalle dimensioni più raccolte e più congeniali al loro sound. Ogni quattro anni, con puntualità matematica, si ripete quello che per tutti coloro che amano la band di Martin Gore & soci è un vero e proprio “rituale”. Le location di questi ultimi quattro tour negli stadi europei son quasi sempre le stesse e nel corso di ciascun tour di solito una città tedesca viene “premiata” con due o tre date consecutive, in cui la ex-Basildon band snocciola tutta una serie di pezzi vecchi e nuovi: ricordiamo le tre date berlinesi nell’estate 2006 (con ben quattro Gahan 1 (Sergio Gahan)cambi in scaletta, due di Gahan e due di Gore), le due date a Dusseldorf nel 2013 (con ben sette cambi in scaletta, quattro di Gahan e tre di Gore) e quest’anno le due date ad Hannover.

La totale assenza di cambi e l’accorciamento del set di Dave Gahan (foto a destra) per questa prima parte del tour ci fa capire come il frontman si sia “cucito addosso” questo nuovo spettacolo, non cantando nemmeno un brano in più dei diciannove da lui scelti. Dave Gahan ha così interpretato quasi alla perfezione diciotto dei diciannove brani preparati per lo show (ad eccezione di Where’s The Revolution, dalla performance fiacca e imprecisa da parte di tutta la band), ma siamo lontani dalle venti (ventiquattro includendo i cambi) canzoni del tour precedente: la nuova set-list è stata concepita da Gahan in persona, su misura per le sue attuali capacità fisiche, canore e per il tipo di spettacolo che aveva in mente di realizzare quest’anno, a differenza del passato in cui i brani venivano messi a votazione dai tre membri del gruppo. Gahan non ha ridimensionato solo il numero di brani, ma anche la sua body performance sul palco, rendendola meno esagerata e più elegante, ottenendo così risultati ottimali nel canto.

 

Tecnici poco prima del concerto (Lorenzo Del Becaro)Già dall’ascolto di “Spirit” ci si era resi conto del ruolo principale assunto dal cantante in quest’album, non solo nei tre pezzi scritti insieme ai due collaboratori Peter Gordeno (tastiere, basso, chitarra, piano, voce) e Christian Eigner (batteria acustica ed elettronica, piano, elettronica), ma anche nei pezzi scritti da Martin Gore, indiscusso deus ex machina della band fino al 2014. Anche in concerto il peso specifico di Dave Gahan è notevolissimo, per la prima volta nella loro storia il resto della band è sembrato quasi di “accompagnamento” allo show del suo frontman, che si riscatta così dalle ingenuità e dagli eccessi del passato. Il palco è ancora una volta ideato dal videomaker Anton Corbijn, così come lo sono le proiezioni alle loro spalle, esattamente come accade ormai dal World Violation Tour del 1990: il tema degli stivali che marciano in copertina dell’album viene ripreso nei video che accompagnano l’intro del concerto (un Where Is The Revolution (Stefania Bardi)inedito remix techno di Cover Me) e nel singolo Where’s The Revolution (foto a destra), con Gahan che canta il brano da una passerella sopra la testa degli altri musicisti, che riproduce il podio presente nel videoclip. L’idea che si ha è quello di un grande spettacolo multimediale, ove la band interagisce con i video, con le luci e con i suoni realizzati per loro da paladini della musica elettronica quali Daniel Miller, Gareth Jones, Alan Wilder, Flood, Dave Bascombe, Francois Kevorkian, Tim Simenon, Dave Clayton, Jacques Lu Cont, James Ford, Matrixxman e dulcis in fundo Kerry Hopwood (già in “Ultra”, 1997), che dal 2005 assume il ruolo (un tempo di Alan Wilder) di programmare tutti i suoni delle tastiere e dei campionatori, realizzare gli arrangiamenti live e scegliere le tecnologie migliori per portare in tournée la musica dei Depeche Mode.

 

 

Bologna, Stadio Dall’Ara, Giovedì 29 Giugno 2017

 

Gore on guitar and vocals (Ivan Iachetta)Mai come quest’anno il sound della band è stato “gigantesco”: all’attacco del basso di World In My Eyes i sub hanno sparato frequenze che hanno fatto letteralmente tremare il prato dello stadio Dall’Ara sotto i piedi. Non potendo contare su una scaletta vasta e ricca di sorprese, Hopwood e Gore hanno deciso di “ripartire da zero” ancora una volta, tornando ad attingere suoni e basi dai multitraccia originali, ottenendo così un risultato strepitoso: i suoni originali contenuti nei dischi tornano a farsi risentire come un tempo, molte versioni sono fedeli, altre svecchiate con ottimo gusto, l’elettronica torna al centro dello show, le chitarre hanno suoni nuovi e attuali creati da Jez Webb, guitar-tech di Gore sin dal 1993 (azzeccatissimo il nuovo suono acido e psichedelico della chitarra in Personal Jesus che contrasta con la nuova base ipertecnologica, molto belli anche i suoni chitarristici “indie” nella nuova poderosa versione di Walking In My Shoes). Se da un lato troviamo la riproposizione in chiave fedele di classici quali In Your Room, I  Feel You, Personal Jesus, Never Let Me Down Again, Barrel Of A Gun, Home e Corrupt, dall’altra riscontriamo arrangiamenti modernizzati su classici quali Everything Counts (in una strabiliante versione technoide), Stripped (fedele nella riproposizione, ma con suoni più moderni) e Walking In My Shoes (in una versione più dritta, minimale e potente, con intro e outro prese dalla “Random Carpet Mix”). Talvolta i riarrangiamenti convincono (una potentissima Wrong con una nuova intro, nuovi suoni ed effetti e nuovo finale e la ballabile “club-mix” di A Pain That I’m Used To), talvolta no (una brutta versione di Enjoy The Silence, insieme a Where’s The Revolution le peggiori esecuzioni). Lo show è un susseguirsi di emozioni: si va dall’atmosfera da mega rave party (il mixtape di Gore pre-concerto, la versione techno Gore in Going Backwards (Sergio Gahan)di Cover Me che fa da intro allo show, A Pain That I’m Used To nella versione “club” remixata da Jacques Lu Cont, le nuove versioni di Everything Counts ed Enjoy The Silence), al feeling da concerto rock (Going Backwards -foto a destra-, So Much Love, Barrel Of A Gun, I Feel You e Personal Jesus in chiusura di concerto), passando per atmosfere darkeggianti (Stripped, In Your Room, Wrong, Walking In My Shoes) e per sognanti ballate (Cover Me, Poison Heart, Home e la notturna cover di Heroes di David Bowie). A proposito di Heroes, dopo decadi di richieste da parte dei fan, finalmente la band ci ha proposto una bella versione (sicuramente diversa da quella suonata nel 1980) pacata, suadente e minimale, con pochi suoni e strumenti: una drum machine, un basso (Gordeno), una chitarra (Gore), una tastiera (Fletch) e le voci.  La cover ha riscosso un successone tra i fan, facendoci capire che i DM funzionano benissimo negli stadi persino con la drum machine e che, quindi, non dovrebbero indugiare così tanto nel reinserire sezioni esclusivamente elettroniche nei loro show, così come accadeva ad esempio nel Devotional Tour 1993-94.

 

Gahan & Fletch in So Much Love 2 (Sergio Gahan)La performance del drummer Christian Eigner è più equilibrata rispetto ai tour precedenti: i suoni della sua batteria si fondono alla perfezione con le batterie elettroniche in brani quali So Much Love (foto a sinistra), World In My Eyes, Personal Jesus e Stripped; in I Feel You e In Your Room si distinguono le parti di batteria originali di Alan Wilder, lasciate “in base”, su cui Eigner sovrappone le sue ritmiche quadrate; anche nella base di Barrel Of A Gun riusciamo a distinguere le parti di batteria originali di Victor Indrizzo su cui Eigner sovrappone il suo drumming che riprende invece il beat della drum machine; su Never Let Me Down Again il suono del rullante acustico viene rinforzato da un suono elettronico che dà maggior forza al pezzo; su Enjoy The Silence Eigner copre letteralmente il bel programming del brano (a partire dal “break” sino alla fine del pezzo), rendendo il tutto esageratamente confuso, stesso discorso vale per I Feel You. Il Gordeno 1 (Ivan Iachetta)tastierista Peter Gordeno (foto a destra) dà il meglio di se nei due pezzi da lui scritti per Dave Gahan: le tastiere (e più in generale tutti i suoni acustici ed elettronici) di Cover Me mettono i brividi: è forse il più bel pezzo di “Spirit” e uno dei migliori momenti dell’intero concerto, con il suo grandioso finale “cosmico” alla Tangerine Dream che ben si sposa con il bel video “spaziale” diretto da Corbijn. Anch’egli come Eigner, nel break di Enjoy The Silence esagera con i suoi assoli al Moog, andando a coprire e rovinare il bel programming e i suoni originali del pezzo. Eigner e Gordeno, nonostante sei tour e diciannove anni di collaborazione, non sono ancora totalmente in linea con lo “spirito” della band, ma di sicuro sono molto più amalgamati rispetto al passato. Gordeno, ad esempio, nelle ballad al piano con Gore non sempre esegue le sue parti in maniera ottimale e spesso le sue eccessive improvvisazioni tendono a rovinare la magia dei brani originali.

 

Nonostante la personalità sempre più deflagrante di Gahan, Martin Gore si ritaglia i momenti più magici dell’intero concerto: tocca a lui alternare i brani nelle scalette di questo tour piuttosto ripetitivo. A parte una versione magistrale di Home fissa in scaletta (mai cantata e suonata così bene come in questo tour), Gore si cimenta in un paio di ballad Gore in So Much Love (Sergio Gahan)acustiche: Somebody e A Question of Lust, in cui i ghirigori blueseggianti di Gordeno fanno rimpiangere le magistrali versioni originali con Alan Wilder. Gore (foto a sinistra) e Gordeno decidono fortunatamente di cambiare set a Bologna, sostituendo A Question Of Lust con una raffinata e notturna versione di Judas, da brivido, anche perché inaspettata (la eseguiranno successivamente solo a Parigi, Gelsenkirchen e Lisbona) e Somebody con  una versione acustica e romantica di Strangelove (suonata prima di Bologna soltanto a Berlino e a Dusseldorf), in cui però alcune “esagerazioni pianistiche” di Gordeno a tratti riescono a rovinare l’atmosfera magica del canto di Gore. Da citare anche Little Soul e Shake The Disease, entrambe eseguite in acustico da Gore e Gordeno al posto di A Question Of Lust, rispettivamente nel warm-up show al Funkhaus di Berlino e a Hannover. Anche per quanto riguarda la set-list di Martin Gore si ha l’impressione che quest’anno la band si sia decisamente “risparmiata”, facendoci rimpiangere il Delta Machine Tour in cui Gore e soci prepararono bellissime versioni elettroniche di Higher Love, Only When I Lose Dave  Gahan su In Your Room (Lorenzo Del Becaro)Myself, The Child Inside, When The Body Speaks, A Question of Lust  e ballad acustiche tra cui una bella e inaspettata But Not Tonight. Gore non canta nemmeno un brano da Spirit, interrompendo così una tradizione trentennale per la band: ad un certo punto del tour ci si aspettava che Fail comparisse nel set, ma nulla è accaduto in questo senso. Che dire invece di Andy Fletcher? Decisamente dimagrito rispetto ai precedenti tour, dopo una serie di divertenti video apparsi sulla rete in cui venivano raccolte le sue mosse più ridicole alle prese con banane reali e gonfiabili, movenze goffe e grossolani errori durante Just Can’t Get Enough, di sicuro la band ha deciso di “metterlo a regime”, facendolo suonare per tutto il tempo e togliendogli persino il microfono. Addirittura in Everything Counts è riuscito a suonare quasi tutte le parti un tempo affidate a Wilder, in Wrong ha suonato dal vivo la bassline analogica del brano senza sbagliare un colpo e la sua performance, epurata dalle ridicole pose del passato, risulta essere asciutta e carismatica, in linea con il resto della band.

 

 

Conclusioni

 

Gore on guitar 3(Ivan Iachetta)Riassumendo, in questa prima fase del Global Spirit Tour abbiamo assistito ad una sorta di “ripartenza da zero” per tanti motivi già elencati: da una razionalizzazione (forse estrema) della scaletta, a performance meno “eccessive” di Gahan, Fletcher e Eigner, dalle nuove basi e dal recupero dei suoni originali (spesso i suoni utilizzati nei precedenti tour avevano fatto storcere il naso a più di un vecchio fan) a un nuovo sound generale decisamente bombastico, dalla presa di coscienza che oggi i Depeche Mode sono “altro” rispetto al passato (da qui una setlist quasi tutta improntata sul repertorio 1997-2017) a un Dave Gahan assoluto protagonista di un palcoscenico in passato condiviso con le forti personalità di Martin Gore (foto a sinistra) e Alan WilderVa detto che tutte queste migliorìe sono state anche introdotte per meglio reggere il confronto con i tour di due giganti del pop nel corso di questo 2017: i rockettari U2 nel loro mastodontico (e nostalgico) “The Joshua Tree 30th Anniversary Tour” e i tecnologici Kraftwerk con il loro “The Catalogue Tour 1-8” (altrettanto nostalgico, in cui eseguono tutti gli album “per intero” del periodo 1974-2003). Un dato di fatto è che i Depeche Mode non hanno mai suonato e cantato così bene nella loro carriera e che il Global Spirit Tour surclassa in tutto (tranne che per le set-list) i precedenti tre tour.  Se li avete snobbati o se avete perso per qualsiasi ragione uno degli show estivi, la raccomandazione è quella di non lasciarveli sfuggire in una delle date invernali tra 2017 e 2018.  

 

 

GLOBAL SPIRIT EUROPEAN TOUR 2017

Intro: COVER ME (Unreleased Remix)

1 – GOING BACKWARDS

2 – SO MUCH LOVE

3 – BARREL OF A GUN

4 – A PAIN THAT I’M USED TO (JACQUES LU CONT CLUB VERSION)

5 – CORRUPT

Gahan (Stfania Bardi)6 – IN YOUR ROOM  (ALBUM VERSION)

7 – WORLD IN MY EYES (new intro)

8 – COVER ME

09 – JUDAS (ACOUSTIC) (nel resto del tour A QUESTION OF LUST (ACOUSTIC))

10 – HOME (SINGLE VERSION)

11 – POISONED HEART

12 – WHERE’S THE REVOLUTION (SINGLE VERSION)

13 – WRONG (new intro)

14 – EVERYTHING COUNTS (ALBUM VERSION + REPRISE + new intro)

15 – STRIPPED (ALBUM VERSION)

16 – ENJOY THE SILENCE (12” VERSION)

17 – NEVER LET ME DOWN AGAIN (12” VERSION)

Encore:

18 – STRANGELOVE (ACOUSTIC) (nel resto del tour SOMEBODY)

19 – WALKING IN MY SHOES (SINGLE VERSION + Random Carpet Mix Intro)

20 – HEROES (DAVID BOWIE)

21 – I FEEL YOU (12” VERSION)

22 – PERSONAL JESUS (ALBUM VERSION) 

 

Diego Loporcaro

Foto 3 e 10 (Dave Gahan) di Lorenzo Del Becaro

Foto 4 e 12 (Dave Gahan) di Stefania Bardi 

Foto 5 (Martin Gore), 8 (Peter Gordeno) e 11 (Martin Gore) di Ivan Iachetta

Foto 6-7-9 di Sergio Gahan

 

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