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13 luglio 2016 , ,

David Gilmour

8 Luglio 2016, Pompei, Anfiteatro


DGlive2015_Painted_FullPage.inddQualche premessa: questo concerto non ha niente a che fare con il film diretto da Adrian Maben nel 1971. Poi si va a discorrere di quello che probabilmente sarà il concerto dell'anno, in ogni senso, un po' per il prezzo elevatissimo del biglietto (tra ticket e prevendita si superano abbondantemente i 300€), un po' per il ritorno, dopo 45 anni, del chitarrista inglese nell'anfiteatro romano. Il ritorno nelle rovine pompeiane da parte dell'artista è stato annunciato qualche mese fa all'interno del contesto del Rattle That Lock Tour, generando così un sold out quasi immediato dei 2000 biglietti disponibili in ciascuna delle due date. Un concerto ricco di aspettative da parte dei fan, aspettative che David Gilmour ha soddisfatto pienamente.

 

In anticipo di cinque minuti rispetto all'orario previsto, dopo una breve spiegazione bilingue sulla storia dell'anfiteatro, i musicisti salgono sul palco. Le prime note, quelle di 5 A.M., ad uscire dalla Stratocaster nera, infiammano il pubblico già rovente per il desiderio di assistere ad una pagina della storia della musica. Il concerto prosegue con la titletrack gilmour4dell'ultimo disco solista e con il pubblico scatenato al ritmo del jingle delle ferrovie francesi utilizzato come motivetto portante nel brano. Mentre le tenebre iniziano a calare sopra Pompei, le canzoni si fanno sempre più intense, si passa in maniera disinvolta da brani dei Pink Floyd a tracce prese dagli ultimi dischi solisti. È così la volta di canzoni come What Do You Want From Me, The Blue e The Great Gig In The Sky, quest'ultima in una versione molto particolare, personalizzata con l'aggiunta di una voce maschile all'interno del coro. Uno dei picchi massimi d'emozione arriva con A Boat Lies Waiting, tributo all'amico Richard Wright, storico tastierista dei Pink Floyd. Tra le lacrime dei presenti il concerto continua e un Gilmour sopra le righe, in certi momenti lievemente penalizzato da incertezze della band, si appresta a suonare il gran finale del primo tempo, una sequenza di quattro brani, tre dei quali targati Pink Floyd, sparati in fila l'uno all'altro che culminano nel lancinante assolo di lap steel guitar caratteristico di High Hopes.

 

Dopo i quindici minuti di pausa, in cui vengono accese, come in una sorta di rituale, delle fiaccole tutt'intorno al perimetro dell'anfiteatro, si riprende con il primo ed unico riferimento al live del 1971. Lo scroscio della macchina del vento accompagna l'inizio di One Of gilmourThese Days, uno dei punti più alti dell'intera serata: Guy Pratt al basso che, musicalmente parlando, non fa nemmeno rimpiangere Roger Waters e Steve Distanislao alla batteria che chiude una sezione ritmica perfetta che coinvolge tutto il pubblico in men che non si dica. Giusto il tempo di finire il brano che, tra gli applausi e le urla del pubblico, incominciano a sentirsi le prime note di Shine On You Crazy Diamond, storico brano da “Wish You Were Here” (1975) dedicato a Syd Barrett; con le famose "four notes" David rende omaggio al musicista scomparso dieci anni fa, facendo salire spiritualmente anche lui sul palco accompagnato da un superbo assolo di sassofono. Viene quasi da dire che, eccezion fatta per Waters, tutti i Pink Floyd hanno presenziato spiritualmente al concerto: le dediche a Wright e The Great Gig In The Sky, la voce registrata di Mason durante One Of These Days e le quattro note di Syd.

 

gilmour3Dopo la suite lo show continua con Fat Old Sun e Coming Back To Life, due canzoni composte sempre con la vecchia band, rispettivamente per gli album “Atom Heart Mother” (1970) e “The Division Bell” (1994). È infine tra un susseguirsi di brani vecchi e nuovi che il secondo set ha termine, con una versione eccelsa di Run Like Hell, accompagnata da tutte quelle scenografie pinkfloydiane costituite da fumo e laser. Quando il concerto sembra finito la band viene immediatamente richiamata sul palco e, al suono degli orologi, l’anfiteatro tuona, prima con Time, tratta da “The Dark Side Of The Moon” (1973), e poi con una delle migliori versioni di sempre di Comfortably Numb, caratterizzata da un’esecuzione perfetta e da un assolo di chitarra esplosivo come un gigantesco orgasmo collettivo che conferma al pubblico la rinata perfetta forma artistica di David Gilmour.

 

 

gilmour1Setlist
5 A.M.
Rattle That Lock
Faces of Stone
What Do You Want From Me (Pink Floyd song)
The Blue
The Great Gig in the Sky (Pink Floyd song)
A Boat Lies Waiting
Wish You Were Here (Pink Floyd song)
Money (Pink Floyd song)
In Any Tongue
High Hopes (Pink Floyd song)

 

 

 

Set 2 
gilmour5One of These Days (Pink Floyd song)
Shine On You Crazy Diamond (Parts I-V) (Pink Floyd song)
Fat Old Sun (Pink Floyd song)
Coming Back to Life (Pink Floyd song)
On an Island
The Girl in the Yellow Dress
Today
Sorrow (Pink Floyd song)
Run Like Hell (Pink Floyd song)

Encore 
Time (Pink Floyd song)
Breathe (Reprise) (Pink Floyd song)
Comfortably Numb (Pink Floyd song)

 

 

Andrea Ghignone

Foto di Andrea Ghignone

 

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