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15 aprile 2013 , ,

Mudhoney

VANISHING POINT

2013 - Sub Pop
[Uscita: 2/04/2013]

Mudhoney VANISHING POINT Sub Pop – 2013Approcciarsi a un disco dei Mudhoney, per chi ha vissuto la stagione dell'esplosione del grunge e ha amato profondamente la sua anima più punk e grezza, non è una cosa semplice. “Superfuzz Bigmuff”, il primo omonimo e, in parte, “Every Good Boy Deserves Fudge” restano, per il sottoscritto, tra le cose migliori che il rock'n'roll abbia prodotto negli ultimi due decenni. Inarrivabili concentrati di irriverenza garage-punk e pesantezza heavy-psych, ideale connubio tra l'indolenza molesta degli Stooges, la sguaiatezza dei Sonics e la pesantezza hard rock dei Blue Cheer. Una roba che non avrebbe mai potuto sfondare le classifiche, e infatti non l'ha mai fatto, finendo relegata a icona di culti sotterranei e piatto prelibato per cultori della materia. I Mudhoney, giustamente, se ne sono sempre fregati altamente di sfondare negli ambienti rock mainstream, e hanno continuato a sfornare album più o meno riusciti riproponendo piccole variazioni sulla formula che avevano coniato a suon di fuzz nel lontano 1988.

 

Senza volermi addentrare in un'analisi approfondita della loro discografia, vorrei però ricordare, tra la produzione più recente, il tentativo (peraltro abbastanza riuscito) di esplorare a fondo i territori del rock psichedelico (“Under A Billion Suns”, del 2006), e quel guizzo di geniale, pura semplicità rock'n'roll che era l'ultimo “The Lucky Ones”, del 2008. Ora che la band e la Sub Pop compiono 25 anni e che i Mudhoney danno alle stampe il loro nono album in studio, qualche momento di stanchezza lo si avverte. Soprattutto, emudhoney questo va sottolineato onde non fare di tutta l'erba un fascio, negli ululati del “giovane” Mark Arm. Perché in fin dei conti, “Vanishing Point”, se lo si epura della voce instabile e visibilmente stonata di Arm (infelicemente registrata qualche ticchetta di volume più alta del resto), è un signor disco. Un album di sferragliate garage punk, sviolinate blues, bordate heavy-psych percorso per tutta la sua lunghezza dai bei riff di Turner, che riescono a mescolare con scioltezza Hendrix e Asheton, dalla quadrata sezione ritmica di Peters e Maddison, e dal solito humor nero  del songwriter Arm. 

 

Un classico album dei Mudhoney, insomma, che non rivoluziona nulla, ma che a tratti suona giovane e ispirato che è una bellezza. Se il trittico iniziale (Slipping It Away, I Like It Small, What To Do With The Neutral) appare dunque, complice la performance vocale di Arm, decisamente imbarazzante, il disco sembra però riprendersi con il trascorrere dei minuti. Persino la voce sembra acquistare un altro tiro, come se fosse stata registrata in una sessione diversa, con un Mark in forma (più o meno) smagliante che tira fuori gli

Mudhoney VANISHING POINT Sub Pop – 2013 artigli. Il grunge di The Final Course e la ballata stoogesiana In This Rubber Tomb (sicuramente i pezzi più riusciti del lotto), il punk di Chardonnay e The Only Son of The Widow from Nain, lo sghembo hard-blues urbano di I Don't Remember You e il grungione dei bei tempi di Douchebags On Parade sono piccoli gioielli rock'n'roll, che stanno lì a dimostrare quanto i Mudhoney abbiano ancora parecchie cose da dire. Chi ha orecchie per ascoltare, ascolti.

Voto: 6.5/10
Leonardo "Kaosleo" Annulli

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