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14 giugno 2015 ,

Hugo Race & The True Spirits

THE SPIRIT

2015 - Glitterhouse Records
[Uscita: 30/05/2015]

Australia    #consigliatodadistorsioni    

 

Hugo-Race-300x270Di Hugo Race ci piace il suo approccio globale alla musica, la sua capacità di sfornare progetti musicali aperti a soluzioni e generi diversi, dai Wreckery ai Bad Seeds, dai Sepiatone ai Dirtmusic alle sue innumerevoli collaborazioni con artisti dalle più diverse esirazioni, tutte esperienze che hanno lasciato qualcosa nella sua musica che oggi si nutre della  linfa creativa accumulata: noise, blues maliano, post punk, elettronica, desert rock, indie rock, songwriter. Ora in questo 2015 ritrova il suo gruppo, True Spirits, dopo ben sette anni da “53rd Street” e ne viene fuori un disco emozionante, nel senso letterale che produce emozioni, caldo e intimo, un insieme di ballate dai toni scuri, notturni che si dilatano verso orizzonti lontani fin dentro l'anima. E' lo spirito del blues che qui si colora di deserto, americano, ma soprattutto sahariano, segno che l'incontro con la musica africana ha lasciato una traccia profonda e feconda nella musica dell'australiano, arricchendola di sapori e profumi densi e variegati, dove la malinconia incontra il sogno e il mito. Gli arrangiamenti ricchi di molteplici sonorità  e affascinanti nel coniugare lentezza e una certa asprezza, gli effetti della chitarra, le percussioni pulsanti e le linee cupe di basso, non tolgono il ruolo di primo piano alla voce di Hugo Race, calda, arrochita, il timbro ricorda quello di Leonard Cohen, autentico griot rock, grande affabulatore.

 

HRTS 2015E quando la voce diventa narrante come in Bring Me Wine o in Elevate My Love, inquieta canzone d'amore notturna, il fascino non diminuisce, anzi è calda ed evocativa, una voce che parla di vita vissuta, passioni e solitudine, viaggi e spirito di rivolta. Non si può non voler bene a questo moderno cantastorie nelle cui vene scorre musica di cristallina ispirazione. Fra i momenti migliori di un album decisamente riuscito segnaliamo Man Check Your Woman che rimanda a dei Bad Seeds hr-elevate-kleinancor più polverosi e amari, con il moog di Michelangelo Russo che sparge nuvole di inquietudine, l'acida ballata Dollar Quarter con effetti e riverberi contagiosi e una poetica malinconia che si sprigiona dalle note rarefatte del piano. Heartbreak 69 è un sognante strumentale che si dilata fra atmosfere psichedeliche e slowcore. Wildcards evoca esotici paesaggi, ma senza gioia o folklore, anzi con forte pathos per la distruzione di ambienti e popolazioni che lo sviluppo distorto di questi anni sta producendo.

 

Voto: 7.5/10
Ignazio Gulotta

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