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27 febbraio 2017

John Mayall

TALK ABOUT THAT

2017 - Forty Below Records
[Uscita: 27/01/2017]

Inghilterra      #consigliatodadistorsioni

 

Ci si aspetterebbe che una leggenda del blues come John Mayall, a ben ottantatré anni, cedesse all’ineluttabile onustà del tempo e si adagiasse mollemente su strati di alloro ampiamente meritati: ebbene, non è così. Il vecchio leone britannico tira fuori dal cilindro un altro album di palpitante materia blues, un torrente di suoni maestosi attraversati da vene di lava ardente. E’ la metafora di questo Talk About That, che vede accanto a un Mayall in grande spolvero la chitarra superba del valoroso Rocky Athas, Greg Rzab al basso e alle percussioni, Jay Davenport alla batteria. Ospite di gran lignaggio, in due brani, il chitarrista degli Eagles, Joe Walsh. Undici frammenti, di cui tre cover (It’s Hard Going Up di Bettye Crutcher, Goin’ Away Baby di Jimmy Rogers, Don’t Deny Me di Jerry Lyn Williams) dal tono potente e raffinato, a un tempo, del grande blues d’annata. Già dalla title-track, Talk About That, il classico dipanarsi del caratteristico suono di Mayall s’impone, tra possenti tirate di Hammond, sezione ritmica pulsante e chitarra modulata in sontuose architetture blues, e su tutto la voce ancora graffiante del Maestro inglese.

 

Tra le perle dell’album, la monumentale The Devil Must Be Laughing, a nostro parere la traccia migliore in assoluto, con uno strepitoso Joe Walsh alla chitarra e un ispiratissimo Mayall alla voce, scudisciate chitarristiche di gran pregio, sfondo di organo, basso e batteria dai toni magistrali. Gimme Some Of That Gumbo combina in virtuosa sintesi elementi di classico blues e di rovente R&B con un Rocky Athas in forma smagliante alla chitarra, a dominare la scena. I Didn’t Mean To Hurt You si snoda su ritmi da ballata melanconica su cui la voce dolente di Mayall si deposita come su uno specchio d’acqua alle prime luci del crepuscolo, mentre l’organo tesse filamenti di melodia di impeccabile chiarezza. Rhythm ‘n’ blues del miglior taglio è esemplificato nell’elegante tracciato sonoro di Blues Midnight nel quale tutti gli strumenti si fondono armonicamente, a configurare un amalgama musicale inappuntabile, con la voce del lider maximo a dettare la direzione. Una possente intro di fiati dà la stura al dispiegarsi del superbo blues di Across The County Line, in cui l’intreccio tra organo e chitarra, punteggiato dalle faville sonore dei fiati, crea atmosfere di notevole suggestione. Il piano classicamente modulato in You Never Know, cui si giustappone in tutta brillantezza la voce di Mayall, chiude un album di mirifico livello.

Voto: 7,5/10
Rocco Sapuppo

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