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19 dicembre 2018 , ,

Neil Young

SONGS FOR JUDY

2018 - Reprise Records
[Uscita: 30/11/2018]

Canada   #consigliatodadistorsioni     

 

songsforjudyCi vuol poco ad accendere i cuori e a infiammarli di sana passione country-folk, quando c’è di mezzo Neil Young. Persino quando si riesumano nastri di una serie di concerti tenuti nel lontano 1976, in parte con gli storici Crazy Horse, in chiave elettrica, in parte da solo con un taglio decisamente acustico, giacenti nell’immenso archivio fonografico del menestrello dell’Ontario, e sfocianti in “Songs For Judy”, che vede la luce per i tipi della Reprisecollezione di frammenti acustici intitolata a Judy Garland, grande star della storia del cinema in illo tempore, cantante e danzatrice, e musa ispiratrice di Neil. A dire il vero, il materiale della suddetta silloge era già circolato in forma di bootleg, grazie alla passione di Joel Bernstein, fotografo e fan di Neil Young che aveva registrato su cassette audio i diciotto concerti tenuti da quest’ultimo in quel periodo, negli Stati Uniti. Diciamo subito che è un bel sentire, poiché il Nostro è colto in un periodo alquanto creativo della sua carriera, e il set di brani presentato qui, ben ventidue, è quello delle migliori occasioni, con un solo inedito, No One Seems To Know, una lenta ballata minimalistica per piano e voce che assurge a notevoli livelli di poesia. Il resto è un florilegio di canzoni celeberrime per gli aficionados del Nostro, eseguite con maestria e ispirazione infallibile.

 

Neil Young foto 2Da Too Far Gone, voce ispiratissima e bel connubio di chitarra acustica e armonica, alle classicissime Heart Of Gold, Harvest e The Needle And The Damage Done. Un trionfo di superbo stile country-folk, chitarra acustica, piano, armonica, banjo, che trova perfetta coniugazione, altresì, in frammenti quali After The Gold Rush (versione sublime), Tell Me Why dall’incedere lieve e traslucido come ali di farfalla, Old Laughing Lady (chitarra sognante e voce come perduta in una selva di armonico deliquio), Mr. Soul, attinta dal repertorio dei Buffalo Springfield. Il piano, modulato come in una dissolvenza cinematografica, con l’armonica che vi subentra e vi si sovrappone leggiadra, tratteggiano la splendida linea sonora di Journey Through the Past. Curioso, poi, il particolare, ad Neil Young fotoesempio, di un brano come Pocahontas che sarebbe uscito di lì a qualche anno in “Rust Never Sleeps”, e qui in una versione formidabile. Un’intensa versione di Sugar Mountain, brano composto da un Neil adolescente e poi uscito su supporto fonografico come b-side dapprima di The Loner, poi di Cinnamon Girl e infine in “Live Rust”, nel 1979, chiude un album di rara intensità emotiva che, sebbene frutto di un’ansia, a volte discutibile, di riesumazione di materiale del passato che potrebbe sembrare forzata, assume qui, per l’altissimo livello armonico e musicale proposto, il significato di una testimonianza sonora di pregevolissima fattura.  

 

Voto: 8/10
Rocco Sapuppo

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