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10 gennaio 2014

Father Murphy

PAIN IS ON OUR SIDE NOW

2014 - Boring Machines, Aagoo Records
[Uscita: 17/01/2014]

father murphyI Father Murphy tornano a meravigliare e stupire non solo per le loro indiscusse qualità artistiche ma per la forza innovatrice del loro concetto estetico. Dimostrano di saper essere creativi e pensanti, di saper essere lungimiranti e intuitivi e il loro saper osare è suffragato da risultati concreti e di indiscutibile ascesa. Si presentano con un EP composto da due vinili mono faccia in10”che riportano rispettivamente due tracce ciascuno. La cosa spiazzante è la proposta di rendere sovrapponibili (attraverso l’ascolto contemporaneo su due supporti) i rispettivi pezzi, denominati movimenti, ottenendo così la possibilità di avere ulteriori due pezzi che in qualche modo vengono ad assumere un’identità propria e una sostanziale diversità rispetto ai movimenti ascoltati singolarmente. Si arriva così ad un risultato accattivante ed assolutamente originale ma, a ben leggere tra le righe, gli intenti non sembrano essere solo quelli di puntare su un effetto sorpresa, quanto piuttosto quelli di compiere un esperimento, liberamente e singolarmente interpretabile, sulla ‘massa’, sulla ‘consistenza’, sulla ‘morfologia’, e sull’evoluzione-involuzione della materia musica. E non a caso l’indicazione del termine materia vuole essere associabile a quello di tangibilità, impasto, manipolazione dell’essenza musicale stessa.

 

father murphyMovimento A1: Let the Wrong Rise With You.

Una serie di scansioni ritmiche metallurgiche e aspre che ci riportano alla sinteticità industriale. Sensazione di vibrazioni sporche che saturano e impregnano l’aria. I suoni sono deformi e contorti, a tratti spastici. L’intensità emotiva è resa dall’incedere marziale di rintocchi secchi e minimali, dai vuoti atmosferici quasi improvvisi, dalle eco, da un’idea di corposità vischiosa e limacciosa che tenta a fatica di amalgamarsi. Ogni lugubre scia sonora sembra rivestirsi di una propria identità e consistenza che la fa avanzare quasi per incisione. C’è un incontro di tonalità che avviene quasi per gioco forza sotto forma di scarica di folgori, di impatto corpulento tra masse.

Movimento B1: They Will All Fail You. Una serie di frantumi, voci fuori fuoco e inquietanti, urla. Pochissimi, rarefatti tocchi percussivi. Poi il vociare diventa ritmico e musicale, attraversato da un bordone rimbombante che ne disperde e diluisce l’intensità. Nel solco metallico e catacombale del synth entra un coro di voci chiesastiche che si disarticola convulsamente in riverberi acustici.

A1 + B1: Let Them All Fail With You. La densità diventa coesione, progressione, crescendo magmatico e pneumatico. Ci viene restituita parte dell’atmosfera di misticismo e cripticità tipica dell’ambientazione Father Murphy che però si contorce in un involucro elettrostatico e inestricabile. Il vuoto, l’oscuro esiste sotto forma di sinusoidalità ed elettrificazione a bassa frequenza. E’ lacerazione, è palpitazione sanguinante. Tutto è estremamente coeso, meticolosamente compatto.

 

Father Murphy Movimento A2: Bonet Got Dry. Una voragine implosiva del tutto attutita. Rimasugli di ritualità doom, nenie spettrali nel canto e la sensazione di una nebulosa plumbea gravata di linee destrutturate e grezze che si sposta e che finisce per dilatarsi nel silenzio siderale.

Movimento B2: Despite All the Grief. Oltre un minuto di sospensione vacua ed una serie di battiti secchi che si annientano di nuovo in vacuità.

A2+B2: Grieving for our Bones. Il vuoto diventa diluizione contemplativa. La bassa fedeltà, carica di elettricità. Parole di profezia amplificate dal groove tellurico. Spasmi emozionali.

 

I Father Murphy sono creatura mutante che sposa la morfogenesi a filosofia esistenziale. Annunciano con questo EP la dipartita del terzo elemento, il vicario Vittorio Demarin. Si avvalgono della collaborazione illustre al clarinetto di Gianni Giublena Rosacroce (Piramide di Sangue), della voce di Ezra Buchla, degli ex Bellows Daniel Schleifer alla tuba e Michael Jeffries al sax e dell’eccellenza tecnica di Greg Saunier dei Deerhoof al missaggio. Tutto viene contestualizzato nel tratteggio di una psichedelia inquieta e sperimentale, ad una lettura che lascia sempre spazio ad interpretazioni sfaccettate e scomponibili ma sempre incredibilmente avvincenti e convincenti. Ripartono dal fallimento per riprendere un nuovo cammino, usano il fallimento come incentivo di forza ed energia di ripartenza. “Proclaim a new Era, and set up a new Calendar. You simply start over”.

Voto: 8/10
Romina Baldoni

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