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Depeche Mode

SPIRIT

2017 - Columbia-Mute-Sony Music/CD - DD - ltd.ed. 2LP - ltd.ed. 2CD
[Uscita: 17/03/2017]

Inghilterra  

 

Y4CDDE001Da oltre due decadi ogni quattro anni giunge un nuovo album del trio di Basildon, con una puntualità a dir poco invidiabile: quale sia il segreto per incastrare la creatività in questo workflow produttivo nessuno lo sa, ma di sicuro non sempre qualità e ispirazione si sposano bene con i vincoli temporali. Risollevatosi dallo scivolone di “Sounds Of The Universe”, il trio aveva già mostrato segni di ripresa con “Delta Machine” e anche questo nuovo lavoro segue una direzione che lascia ben sperare per il futuro. Uno dei punti di forza di Spirit” sta nella brevità e nella scelta dei migliori pezzi prodotti (dodici su venti), a differenza degli album precedenti. Un disco maturo, per certi versi duro, sia nelle liriche (tornate sul sociale, come nel trittico Construction Time Again–Some Great Reward–Black Celebration) che nelle sonorità, meno dirette dei precedenti lavori.

L’album delude all’inizio ma cattura dopo ripetuti ascolti: provate con la breve Eternal, passerete dal considerarla prima un mero riempitivo, poi un piccolo affresco di una potenza emotiva unica. Il punto debole del disco nuovo sta ancora una volta nella produzione: eliminato Ben Hillier (che aveva prodotto i tre album più discussi dei Depeche Mode), ci si aspettava grandi cose da James Ford dei Simian Disco Mobile, ma evidentemente il miracolo non è avvenuto. Ford davanti ai suoi miti adolescenziali sembra prostrarsi incondizionatamente, limitandosi a portare le demo di MartinGore (da un lato) e di Dave Gahan/Uenala (dall’altro) a un livello sonoro professionale, fallendo nel suo ruolo di amalgama tra le due unità creative: in quest’ottica Spirit sembra somigliare più a una compilation di brani solisti che ad un album.

 

d.modeDa una parte i brani di Gore, le classiche belle ballate Eternal e Fail (alla “MG” o alla “Counterfeit 2”) e la poderosa Scum (alla Gore & Motor, in cui persino la voce ultra-distorta di Gahan sembra quella del suo collega), dall’altra i brani di Gahan (No More, episodio synth-pop alla “Hourglass”, la pinkfloydiana Cover Me e infine Poison Heart, dalle insolite influenze sixties, scritta insieme agli storici collaboratori Eigner e Gordeno). Nel mezzo c’è You Move, in cui l’universo elettronico-cinematico di Gore si fonde alla scrittura lirica tipica di Gahan, generando un ibrido riuscito, ma poco fedele al brand DM. Persino Going Backwards (apertura dell’album) e The Worst Crime (atipica ballata acustica), scritte da Gore, subiscono il “trattamento Soulsavers” da Gahan, tanto da non sembrare nemmeno brani dei DM.

Gli unici episodi à-la Depeche restano So Much Love (electro rock’n’roll che surclassa episodi simili quali John The Revelator o Soft Touch/Raw Nerve), Poorman (che ricorda Electro Blues For Bukka White di Alan Wilder, caratterizzata da arpeggi di synth dmodemodulari) e il singolo Where’s the Revolution, brano meno interessante che ricorda Sounds Of The Universe. Se volevate qualcosa di diverso, eccovi accontentati: la maturità ha portato il trio a flirtare con ritmiche hip hop nell’aggressiva Scum (e drum’n’bass nel suo remix sul CD2), con sonorità cinematiche in You Move, Cover Me (dal finale cosmico da brividi, ripreso ed espanso nel CD2) e nei remix di Fail e Poison Heart (che nella sua veste originale suona come fosse la nuova Heaven o Condemnation). Un disco per tutti, cultori e non, che potrebbe non piacere a chi ha amato il loro sound synth-pop negli ‘80.

Voto: 7/10
Diego Loporcaro

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