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15 giugno 2014 , ,

Neil Young

A LETTER HOME

2014 - Third Man Records/Reprise
[Uscita: 12/05/2014]

a-letter-home# Consigliato da Distorsioni

 

“A Letter Home” fa discutere. Fa discutere lo stesso Neil Young e ci chiediamo se arrivato a 69 anni suonati non si sia lanciato in progetti iperbolici e anche inconsistenti. Come, ad esempio la sua fissa per le tecnologie analogiche e la creazione del lettore digitale Pono; oppure quest’idea dal sapore stantio delle cose forzate, pensiamo, che è la sua nuova uscita discografica. A Letter Home, insieme ad “Americana” è il secondo disco di sole cover di Young ed esce per la Third Man Records dell’acclamato Jack White, registrato in una vecchia cabina Voice-O-Graph a Nashville, Tennessee per ottenere il suono dei vecchi vinili e consegnare al vecchio Neil l’incanto dei suoni della sua infanzia. Il disco si apre infatti con una fantomatica lettera alla madre, Edna Young, per poi veder susseguirsineil classici che Young reinterpreta (con l’aiuto dello stesso White, in realtà, in due occasioni) come se quel suono venisse dal passato, un passato remoto, nell’America bianca che non aveva visto ancora l’avvento del rock’n’roll e conoscesse solo le musiche rurali di tradizione orale, il country e il folk. E nella celebrazione del mondo della tradizione folk nord-americana, chi meglio di Phil Ochs e Bob Dylan poteva scegliere Young, come epigone di questo viaggio un po’ kitsch e voyeuristico che è A Letter Home?

 

 

Il delicato fingerpicking di Changes e la tenerezza di Girl From The North Country trapassano il velo di “inascoltabilità” che la cabina di registrazione del 1947 erige; trapassano così Needle Of Death del folk singer scozzese Bert Jansch (che ispirò la neil youngbellissima Ambulance Blues su “On The Beach”, 1974), Early Morning Rain della leggenda canadese Gordon Lightfoot, My Hometown di Springsteen (che sembra davvero un inno folk a dispetto della versione originale)  e le versioni scarnificate e crude di brani di Willie Nelson, Tim Hardin, The Everly Brothers (la cui I Wonder If I Care Too Much vanta Jack White nei cori, così come On The Road Again di Willie Nelson) e una Since I Met You Baby , unico brano di un artista di colore, Ivory Joe Hunter. A Letter Home è principalmente un disco per vecchi: non troverete brani come Ramada Inn o Driftin’ Back del predecessore Psychedelic Pills ma solo canti folk macerati, piccoli blues mal accordati, arpeggi country che, nello storpiatura della registrazione appariranno quasi allucinati e allucinanti, per il piacere di un vecchio che ama perdersi in cose che fannoneil-young-jack-white-record-booth-third-man perdere tempo. E forse, non è questa la sfida più grande che Young ha sempre accettato, saper mettersi in discussione e rischiare, anche quando l’età non suggerisce più scherzi del genere? Anche con un repertorio così innocuo, semplice, sorpassato, sentito ed abusato, Neil Young non ci dimostra che comunque sa far parlare si sé? A Letter Home è ancora una volta, con le dovute proporzioni, la prova tangibile che Young è tutt’oggi il più grande interprete della cultura e delle tradizioni musicali nord-americane e, come diceva qualcuno, un valido motivo per brindare all’uomo con la chitarra.

 

Voto: 7.5/10
Ruben Gavilli

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