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6 dicembre 2016 , , , ,

Bob Dylan

Io non sarò lì

2016

24-bob-dylan.nocrop.w529.h777                              I N T R O

 

Le ultimissime, al momento della pubblicazione di questo articolo, del tormentone Bob Dylan-Premio Nobel: a Stoccolma il 10 dicembre l'artista ci sarà, ma non di persona, tenendo fede alla filosofia dell''Io non sono qui' inaugurata dall'omonimo film del 2007 ("I'm Not There") di Todd Haynes; bensì con un discorso di ringraziamento e alla consegna del premio Patti Smith canterà (affidatale da Dylan) la celeberrima A hard rain's a-gonna fall.  --- Lieti per questa definitiva (si spera) risoluzione della diatriba: Distorsioni webmagazine ha pensato di 'montare' alla vigilia del conferimento ufficiale del Premio Nobel per la Letteratura 2016 al menestrello di Duluth un eclettico e non ortodosso speciale su di lui, frutto dei contributi di tre collaboratori ed amici. Era successo in passato solo in occasione della morte di Lou Reed. Ringraziamo di cuore Giancarlo Susanna (la penna più conosciuta), Giovanni Porta (uno dei più illustri dylanologi pugliesi) e Giovanni Capponcelli. Ci auguriamo che lo speciale sia di vostro gradimento.    (Pasquale 'Wally' Boffoli)   

                                                                                     (Bob Dylan, 1964, foto di Daniel Kramer)

 

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1   Ci pensate?  A Bob Dylan viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura e lui non risponde alla comunicazione ufficiale. Raggiunto negli USA da un giornalista del Daily Telegraph dichiara che ricevere il Nobel “è una gran cosa”, ma che, a causa di impegni precedenti, non sa se potrà recarsi a Stoccolma per ritirare il Premio. Alla fine dichiara che non andrà alla cerimonia ma che potrebbe fare un concerto a Stoccolma nel 2017. Si conclude (?) così questa storia surreale: lui fugge, gli altri lo inseguono.

 

12125751_2Sentìte cosa capitò al mio amico e collega Alberto Castelli e a me: estate 1978, eravamo alla stazione di Norimberga il giorno dopo un grande concerto allo Zeppelinfeld, lo spazio in cui i nazisti tenevano i loro raduni. Non volevamo rientrare a Roma con il “pullman organizzato”, meglio accettare l'invito di un'amica e andare a Parigi per un'altra serata dylaniana. Avevamo un treno in mattinata, perfetto. Mentre facevamo commenti su quanto avevamo visto e sentito la sera prima, vediamo una persona uscire dal sottopassaggio. Una persona che... no, non è possibile. E' lui...che ci passa davanti e si avvia verso una carrozza. Non una parola, solo una tacita intesa...lui aveva capito, anche dal grande tour-program posato sugli zaini, che eravamo lì per ascoltare... per sentire quello che aveva scritto e cantato. C'era un tale anni fa, che frugava nella spazzatura di Bob Dylan per scoprire chissà quale verità. Ed è come se la sua ritrosia a concedersi al di fuori del dialogo parole e musica finisse per alimentare la leggenda di un uomo, di un poeta, presuntuoso e scostante. In realtà di interviste ne ha fatte molte. Anche conferenze stampa.  

 

Come quella del 1984 in un grande hotel di Sirmione. Prima tappa di un tour europeo che partiva dall'Arena di Verona. C'erano giornalisti e fotografi di mezzo mondo. Ai fotografi italiani viene imposto di lasciare le macchine fotografiche a Verona. Alla fine soltanto Guido Harari, che si fa prestare una macchina da un collega straniero, riesce a fare qualche  scatto. C'è una schermaglia un po' triste con Fabrizio Zampa (giornalista storico del Messaggero), che cerca invano di turbare il 28_60_are_f1_1513_1disincanto di Dylan; nel frattempo è arrivato anche Carlos Santana, che dividerà  con Dylan molte tappe di questo tour. Gli “angeli custodi” intervengono per proteggere Dylan e Santana dai cacciatori di autografi (altro che giornalisti me compreso!) e la conferenza stampa finisce.

Sul concerto sarebbe meglio sorvolare (a sinistra, Bob Dylan all'Arena di Verona il 28 maggio 1984, foto di Tiziano Malagutti), anche se è la prima volta che Dylan suona in Italia ... ci sono Mick Taylor e Ian McLagan, ma più che un set solido e compatto questa sembra una prova a cielo aperto. Andrà meglio a Roma, dove Dylan e Santana sono in cartellone per tre date. Guido Harari fa un bellissimo primo piano di Dylan che va nella busta interna di un live tratto dal tour. Se nella prima parte della sua carriera Dylan accettava lo scontro con i media, col tempo ha preferito evitarlo. Quello che conta è nella musica, è nei testi delle canzoni. In questo senso va interpretata la storia del Nobel.

 

Bob Dylan. Qualche album.

 

61CgEzfcBYLDopo un esordio in tono minore arriva "The Freewheelin' Bob Dylan", in cui il giovane cantautore dimostra di possedere una cultura vastissima utilizza le melodie della tradizione per affrontare questioni attuali come la guerra o il razzismo. The Times They Are A Changing si muove nella stessa direzione e contiene The Lonesome Death of Hattie Carroll, forse la più bella e sentite tra le canzoni “civili” di  Bob Dylan. Another Side chiude questo primo blocco con alcune canzoni dedicate al privato. (Vedi All I Really Want To Do). Quelli che seguono sono, a mio parere, i tre dischi fondamentali della poetica dylaniana: "Bringing It All Back Home", "Highway 61 Revisited" e "Blonde On Blonde". Nell'arco di un paio d'anni Dylan crea un linguaggio in cui confluiscono la tradizione, il blues, la cultura “alta” e la poesia visionaria di Arthur Rimbaud. Si tratta di album fondamentali, come dicevamo, che non dovrebbero mancare nella collezione di ogni appassionato di popular music.

 

2016-45078Ancora oggi non si conoscono le modalità dell'incidente in moto che quasi  costa la vita a Dylan. Il cantautore si rifugia nella sua casa di Woodstock e ne riemerge con un album acustico, "John Wesley Harding - All Along The Watchtower". Si scopre in seguito che Dylan incide parecchie canzoni con la Band nella cantina della casa di Woodstock. Escono in un doppio pirata chiamato "The Great White Wonder" e vedranno la luce per i tipi della Columbia soltanto nel 1975. Come sempre imprevedibile, Dylan realizza un album di country music. In apertura c'è un duetto con Johnny Cash e His Bobness recupera per l'occasione Girl From from The North Country (dal secondo album). L'atmosfera è rilassata e Dylan dice a un certo punto, “Is It rolling Bob?, ”Il nastro gira, Bob?”. Un disco da rivalutare. Come "New Morning" e la colonna sonora di "Pat Garrett & Billy The Kid", "Planet Waves" con la Band,  "Before The Flood" ancora con la Band, ma dal vivo. E ancora "Blood On The Tracks", l'ultimo, straordinario capolavoro. Ci saranno eccezioni, "Oh Mercy", per esempio, ma questo articolo non è inteso come un'assoluzione totale e il sottoscritto è pronto alla critiche, anche alle più dure. 

 

                                                                                                         Giancarlo Susanna

 

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2    Bob Dylan è .....

 

0f04ae20-8b31-4fe9-a8f1-9899ce58b6c6Bob Dylan è l’arrivo a New York dove “trovo lavoro suonando l’armonica / e sputavo I polmoni per un dollaro al giorno” per poi andare da Woody e “io so che tu sai / tutto cio’ che sto dicendo e tante altre ancora”. “l’ultima cosa che davvero voglio fare / e’ dire di aver fatto tanta strada anche io

 

Bob Dylan è chiedersi "quante strade deve percorrere un uomo prima di chiamarlo ‘uomo"; perche’ i padroni della guerra vogliono convincerci che alla fine “una guerra puo’ essere vinta”. Ma intanto "state ben nascosti dietro muri e scrivanie anche se si riesce a vedere attraverso la maschera".

 

Bob Dylan è la chiamata a raccolta degli scrittori e dei profeti, armati di penne: "state con gli occhi bene aperti, potreste non vedere piu’ quello che sta accadendo. Anche se credete che dio sia dalla vostra parte siete solo una pedina". Rabbia e amore nelle lettere per Suzie.

 

0000409424Bob Dylan è voler solo esserti amico, senza far discussioni, senza bloccarti o stenderti o imprigionarti o definirti o scuoterti o lasciarti fuori; è far suonare le campane della libertà, quelle che rintoccano per gli sfortunati, i vinti, i carcerati, per le anime gentili. Sì, “ero piu’ vecchio allora / sono molto piu’ giovane adesso”.

 

Bob Dylan è voler scappare dalla fattoria di Maggie…"lì vogliono solo bruciarti il viso con un sigaro e murare le tue finestre". Mentre il Tambourine Man vuole solo “danzare sotto un cielo di diamante con una mano libera / stagliato accanto al mare” per dimenticare oggi sino a domani.

 

Bob Dylan è un colpo di batteria che apre la valanga di quella che lanciava una monetina ai poveracci, di quella Miss Lonely che e’ stata nelle migliori scuole, quella che correva sul cavallo di metallo col suo gatto siamese; quella che farebbe bene a impegnare il suo anello di diamanti, perche’ si e’ soli quando si rotola come una pietra. E Mister 0000257555Jones è ancora lì che cerca di capire cosa stia accadendo. “Si’, ho ricevuto la tua lettera, ieri / piu’ o meno quando si sono rotte le maniglie / ma non scrivermi piu’ / a meno che tu non le invii dal Vicolo della Desolazione”.

 

Bob Dylan è prepararsi perche’ non importa quello che farai: camminare per strada o far colazione o tentare di sbarcare il lunario o tornare a casa. Ti lapideranno e allora, tanto vale dirlo ridendo con una bella fanfara che scandisce il rumore dei sassi. E la testa sta scoppiando fra la Texas medicine e il gin della ferrovia: le persone sembrano piu’ brutte e non c’è piu il senso del tempo.

 

Bob Dylan è un fuorilegge con una pistola per ogni mano. Il Joker cerca una via d’uscita; signore vanno e vengono con servitori a piedi scalzi. E se un tuo vicino sta portando un 0000278157grave peso, aiutalo. Ma soprattutto “non scambiare il Paradiso / per quella casa sull’altro lato della strada”.

 

Bob Dylan è  sapere di avere avuto un tesoro fra le mani e di averlo gettato via. "Devo essere stato pazzo a farlo ma non sapevo cosa avevo; e ora so che solo l’amore puo’ salvare qualcuno. E allora stenditi sul letto di ottone, almeno finche’ dura la notte e arriva la luce del mattino".

 

Bob Dylan è un nuovo mattino. Locuste fanno sentire il loro verso, lontano…e sembrava una melodia.  E’ tornare alla corte della zingara e trovare la stanza vuota e la porta spalancata. E allora e’ il momento di piantare un grande cartello e scrivere “Io non vi appartengo”.

 

Bob Dylan è sapere che prima o poi verremo liberati e non avremo bisogno di protezioni e potremo smettere di gridare che siamo stati ingannati.

 

planetBob Dylan è dire che “mi hai insegnato a guardare / e starti accanto è naturale per me / e non ti lascerò mai andare / qualunque cosa accada / perchè ti amo più di ogni altra cosa e il passato è svanito”. Ma anche che "non hai mai fatto una sola cosa buona per me / se non darmi una pacca sulla spalla / quando ero già in ginocchio”.

 

Bob Dylan è il sangue mostrato a tutti, il dolore e la perdita, il caso e chiedersi se lei ha ancora i capelli rossi, sapere di aver perso l’anello e sentire dentro un vuoto profondo. Per il vento idiota soffia fra le cose condivise, fra le lettere scritte e i libri che sono stati letti. Siamo noi stessi degli idioti ed è un miracolo se ancora riusciamo a sfamarci.

 

Bob Dylan è Jerry Rubin chiuso in una cella. E’ raccontare la storia di chi avrebbe potuto essere il campione del mondo e che e’ stato fregato. E’ sentire che “siamo cresciuti insieme dalla culla alla tomba / siamo morti e poi rinati / e poi misteriosamente salvati”.

 

3992189_198Dylan e’ il cambio della guardia, uomini e donne disperate, divisi fra loro mentre allargano le ali sotto le foglie che cadono. "Signori, ho lustrato le vostre scarpe e mosso le vostre montagne ma a me non serve la vostra organizzazione. E allora state pronti per il cambio dei tempi. Signore, quanto altro ancora dovremo camminare? A me sembra di essere già stato qui ma c’è qualche verità nelle mie parole?".

 

Dylan è un treno che lentamente si avvicina ed è tempo di scegliere chi servire, Dio o Mammona, il bene o il male. "Mi accompagnano alla porta e mi dicono di non tornare: solo perche’ non sono come a loro piacerebbe che io fossi. Ma io so che ce la faro’, e non mi preoccupa la pioggia o il dolore. Io saliro’ su quel lento treno che avvicina".

 

Bob Dylan è urlare che ci si sente rinati e salvati. Bagnati dalla Grazia e dal sangue dell’agnello. Ma ben fermi su una roccia solida per dire che sono pronto per il giudizio e per quella terribile, veloce spada. Per Armaggedon.

 

Bob_Dylan_-_Shot_of_LoveBob Dylan è Lenny Bruce che poteva sembrare strano ma sapeva cosa diceva e diceva la verità; anche se hanno detto che era malato perchè non rispettava le regole comuni. E’ morto ma il suo spirito continua a vivere come ogni granello di sabbia che è contato e conosciuto a chi ha messo mano al creato.

 

Bob Dylan è giocolieri e infedeli, il Libro del levitico e del Deuteronomio, una dolcezza che non si capisce cosa ci faccia in un postaccio del genere, è Blind Willie McTell che canta il blues come nessun altro, e questa terra e’ condannata.

 

Bob Dylan è il burlesque dell’impero quando quella che hai cercato è l’unica che possiede la chiave, quella che ricorderai anche quando sarai alla fine della strada. E’ quando senti il cuore di qualcuno tremolare come un fiume mentre il vento gelido soffia nei suoi occhi

 

3992179_155Bob Dylan è un film con Gregory Peck in cui qualcuno viene ucciso, colpito alle spalle; e’ una linea di confine oltrepassata senza neanche sapere di averlo fatto; è la ragazza di Brownsville e i suoi riccioli e i denti come perle.

 

Dylan e’ sapere che la morte non e’ la conclusione di tutto, quando sei al crocevia che non riesci a comprendere; quando le nuvole della tempesta si raccolgono attorno a te e inizia a cadere la pioggia torrenziale.

 

Bob Dylan è…"suonate le campane, San Pietro e la Dolce Marta, e Santa Caterina, perche’ la lotta è dura ed è andata persa la linea che divide il gusto dall’ingiusto. Perchè tutto è a pezzi, i patti e i giuramenti, gli attrezzi e le regole, le leggi e i corpi. In una infinita serie di sogni".

 

blood-on-the-tracks-Bob Dylan è una favola, due bambini che vivono in un cortile sotto un cielo rosso; e per lei, un giorno, tutto sara’ nuovo, compreso il suo grande diamante. Tutto è incredibile, mentre la TV  manda scene di predicatori a Hyde Park Corner e a uno alla volta tutti seguono il sole verso un nuovo incontro. E Dio sa che la prossima volta non ci sara’ una alluvione ma il fuoco.

 

Bob Dylan è restare fermi, senza aver nulla verso cui tornare, ieri tutto volava via e adesso tutto si muove lentamente. L’aria diventa sempre piu’ calda e i tuoni si rincorrono nel cielo; i cuori delle persone battono come orologi; tutti dicono che va tutto bene ma cosa sia il bene, non lo si sa piu’. Non e’ buio del tutto ma presto lo sarà.

 

Bob Dylan è mettere giù la valigia e sapere che in quel momento iniziano i problemi; non avere nulla prima e non avere nulla neanche adesso. Non avere passato nè futuro e sapere che il veleno ti lascia lentamente affogare. Con affetto per tutti quelli che hanno camminato al nostro fianco. L’acqua sale e le bare galleggiano per strada come palloncini di piombo.

 

modernBob Dylan è il tuono sulla montagna che rotola verso la valle e sapere che "un bel giorno, sarò seduto accanto al Re. Ogni invisibile preghiera è come una nuvola nel cielo, mentre viviamo e moriamo e non sappiamo neanche il perchè. Non sto parlando, cammino soltanto e non ci sarà misericordia quando l’avrai perduta".

 

Bob Dylan è la montagna del passato dietro cui si stende il nulla. Il cuore non riesce più a ricordare e i piccoli dettagli svaniscono. E se mai c’è stata una porta, quella ora è chiusa per sempre. Di quello che avevo e di quello che sapevo resta solo questo sogno di te che mi fa andare avanti.

 

homepage_large.580a8c58Bob Dylan è Scarlet Town, dove la fine è vicina e le sette meraviglie del mondo si sono riunite, dove il bene e il male vivono uno accanto all’altro e sembra che venga glorificata ogni forma umana. L’uomo di guardia dorme e i ballerini girano e girano nella grande sala da ballo; lui sogna che il Titanic sta affondando, giu’ nelle acque più nere. E’  la Tempesta "E tu, John, lascia risplendere la tua luce, da Liverpool ad Amburgo, sin dove sei ora".

 

Bob Dylan è tutto questo e il contrario di tutto questo. E’ i premi ricevuti  e la statuetta sul pianoforte, i cappelli e il tour interminabile, le interviste e le sigarette, il sogno e l’incubo. Il compagno di strada inafferrabile e sempre un passo avanti, sempre indecifrabile. Ma sai che è lì. Bob Dylan è  "I’ve been to the mountain and I’ve been in the wind / I’ve been in and out of happiness / I’ve dined with kings / I’ve been offered wings / But I’ve never been too impressed”. 

 

                                                                                                             Giovanni Porta

 

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3    La seconda donna

 

Dylan_03_VertigoScena: camera d’albergo, interno notte. Città. Jimmy Stewart è impaziente, irrequieto, di spalle. Fuori, le lettere “...PI...” dell’insegna gettano un fantasma d’elettricità verdastra verso la stanza. Dalla porta appare Kim Novak; bellissima nel tailleur grigio; bionda, i capelli raccolti in uno chignon; seducente. È una Visione, in un senso davvero religioso. Avanza verso Jimmy. Si baciano. Qualunque altro regista si sarebbe accontentato di una camera da presa in movimento attorno ai protagonisti. Ma Hitchcock no. Piazza la Novak e Stewart in giostra, su una pedana girevole; e anche la cinepresa ruota in circolo, in senso opposto. Un movimento che genera quella spirale da capogiro che da il titolo al film: “Vertigo”. In Italia sarà “La donna che visse due volte”. La seconda donna, quella che non ti aspetti più. La seconda possibilità; l’immagine dell’assoluto amoroso finalmente perfetto. È il 1958.

 

Otto anni dopo, l’organo di Al Kooper e la chitarra di Robbie Robertson tracciano una simile spirale lungo i setti minuti di Visions Of Johanna, il terzo brano del doppio celeberrimo Blonde On Blonde. È la stessa figura sinuosa, lo stesso senso di vertigine Dylan_01sull’infinito, che si attraversa come in equilibrio sul filo del rasoio. Setti minuti dove gli strumenti si muovono circolari, mercuriali, sempre attorno a quel centro musicale sfuggente ma ostinato. Un’ellissi che procede intorno ai suoi due fuochi: Johanna e Luise. Le due donne. Una ideale, eterea, perfetta; ma assente. L’altra concreta, carnale; presente. E il tema del doppio è davvero seducente: celeste e terreno assieme. “Amor Sacro ed Amor Profano”, avrebbe chiosato appena un anno dopo il De Andrè di Bocca di Rosa.

 

 

Andrew Motion, poeta, scrittore, professore universitario inglese che sosteneva già in tempi non sospetti - era il ‘99 - la candidatura di Dylan al Nobel, riteneva che Visions fosse la più bella tra le sue canzoni ed in assoluto il testo migliore mai scritto da un cantante. “Dylan entra nella scena ad un livello molto alto, poi si estende in maniera costante, stando di solito un passo avanti rispetto al suo stesso pubblico” così in un intervista rilasciata al Guardian. Non che la dualità femminile fosse poi una novità per la musica popolare. Già un generatore di archetipi come Robert Johnson, pur ancorato ad un visionsorizzonte culturale ben più povero, aveva, oltre la subdola Little Queen of Spades, la sua Kind Hearted Woman. La donna dal cuore gentile, che tuttavia non basta a distogliere il cantante dal tormento delle “donne malvagie che non lo lasciano in pace”; e che in conclusione, pure lei che di tutto faceva per il suo uomo, “studies evil all the time...”. Ma il protagonista di Visions... non è un bluesman facile all’alcool e alla tentazione; non è più un bohemien in cappotto. È Dylan? È un narratore, anch’esso sfuggente. Ci dà le spalle, come Jimmy Stewart nella scena di Vertigo. Guarda fuori dalla finestra verso la città, ad uno skyline piovigginoso, verdastro. Urbanizzato ed innervato come un pulsante corpo umano. Si può speculare per pagine sul gossip delle “due donne” di Bob, sul significato di collage visuali come “the ladies play blindman’s bluff with the key chain” o “Mona Lisa musta had the highway blues”. Per esteso, si può speculare per pagine su tutto Blonde On Blonde.

 

Ma a che serve? Guai a togliere il velo all’allegoria denudando il simbolo. Mettere a nudo quel simbolo significherebbe violarlo, profanarlo. E lo stupro annienta il sottile mistero che trasforma in Arte la parola scritta, sia su carta bianca che su pentagramma. Abbiamo bisogno di mistero.  “Da una figura all’altra, dalla seduzione all’amore, poi al desiderio e alla sessualità, infine al puro e semplice porno, più si procede, più si va in direzione di un minore segreto, di un minore enigma” sosteneva Jean Baudrillard ne “Le strategie fatali”. im_not_there_2007_3Ed ecco l’imperscrutabilità di Johanna, la sua tensione mistica ed erotica assieme. Le sue intangibili epifanie, di cui, coerentemente, il narratore preserva il mistero dietro cortine di Idoli (eidolon, che in greco è immagine). Perchè “osceno e pornografico è il volto nudo, privo di mistero e di espressione, ridotto unicamente alla sua possibilità di esibizione” come sostiene il filosofo Byung-Chul Han. Ma speculare sugli univoci significati delle immagini e dei simboli sarebbe inutile soprattutto per un altro motivo. Perchè il senso ultimo, sfuggirebbe comunque. “Nomina nuda tenemus”... E Johanna, alla fine, non c’è. “But she just makes it all too concise and too clear that Johanna’s not here” Non lei sola. Lo stesso Dylan non c’è. “I'm Not There, come recita il titolo della pellicola di Todd Haynes a lui dedicata. Dylan è davvero “atopos”, senza luogo. Forse l’unico vero atopos del Rock, da sempre così legato al qui ed ora, al momento ed alla location. Ma per Bob certe equivalenze non valgono come per gli altri. Per lui vale la stessa natura dell’”oggetto d’amore” di Roland Barthes “Io non posso classificarlo, poiché egli è precisamente l’Unico… non si può parlare di lui, su lui; qualsiasi attributo è falso,doloroso, goffo, imbarazzante: l’altro è inqualificabile”.

 

Che sia sul palco di Newport il 25 luglio 1965, o a suonare per un Papa il 27 settembre 1997; o che non sia a Stoccolma il 10 dicembre 2016. “Stando di solito un passo avanti al suo pubblico”. Vede bene Motion: tutto sta in quel “passo avanti”, che conduce in un luogo altro. Atopos, dunque. Forse per lontana eredità genetica di quel cognome, Zimmerman, Cate Blancett as Jude in Todd Haynes' I'm Not There.che si porta appresso un frammento di ebraismo storico, apolide. Senza luogo appunto, tanto a Praga che ad Odessa che a Duluth. Bob non è, in realtà, in questi posti. Un ebreo storico, che trasmuta senza soluzione di continuità nell’hobo vagabondo che attraversa il paese da clandestino sui convogli merci. Senza luogo. Nel simbolista urbano che si traveste da donna e si cela dietro occhiali neri e mille pseudonimi. Che muore in un incidente in moto, che trascorre anni di silenzio all’apice della fama. E ne rinasce dopo, già in una nuova epoca. Si può speculare per pagine anche sull’attribuzione del Nobel ad un “menestrello”, parola ritrita che la più becera e generalista delle critiche (e cosa sarebbe, “critica” questa?) si ostina ad usare. Ha ragione il poeta Motion o lo scrittore Baricco? O hanno ragione i rigorosi della musica popolare, quelli che “allora bisognava darlo anche a Cohen”. Ragione, torto; giustizia, ingiustizia, opportunità, pubblicità. Ma ancora ci poniamo le domande sbagliate; e rinneghiamo un nostro stesso bisogno, quel bisogno di mistero e di sorpresa, che, per una volta e di certo involontariamente, è l’Accademia Svedese a restituirci. Senza rivincite, rimpianti né rammarichi: perché, alla fine, Bob "is not here".  

 

Giovanni Capponcelli  

 

Giancarlo Susanna - Giovanni Porta - Giovanni Capponcelli

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