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7 febbraio 2014 , ,

Album Covers Stories: Gary Burden

Neil Young: On the beach

1974 - Reprise

Neil-Young-on-the-beach Quando si dice sinergia. Ci si sono messi in quattro per realizzare una delle copertine di album più famose di sempre. E anche se non ci sentiamo di condividere chi afferma che il leggendario progetto grafico sia superiore alla musica contenuta nei solchi di questo disco del 1974, è innegabile lo splendido risultato raggiunto e il fascino desolante di questa immagine di spiaggia algida e semisolitaria. Sinergia, si diceva, ma chi sono i quattro moschettieri delle arti grafiche che hanno contribuito a realizzare la copertina di On the beach? Sono dei giganti che rispondono ai nomi di Rick Griffin, Bob Seidemann, Gary Burden, e lo stesso Neil Young, da sempre coinvolto nella realizzazione delle copertine dei suoi dischi. Dei primi due sappiamo già qualcosa essendocene occupati in questa rubrica con le cover art di "Aoxomoxoa" dei Grateful Dead per Rick Griffin, e quella di "Blind Faith" per Bob Seidemann. Di Neil Young ne diremo più avanti avendo egli fatto “il lavoro sporco” riguardo a questa cover. Rimane Gary Burden, braccio destro, graficamente parlando, del cantautore canadese per oltre trentacinque anni e più o meno altrettante copertine. Gary Burden, a sedici anni, obbligando sua madre a firmare documenti falsi che ne aumentano l’età, si arruola nei marines influenzato dalla propaganda militare; ha uno spirito patriottico elevatissimo che sconfesserà in seguito toccando con mano i mali e le brutture del militarismo.

 

Naturalmente è portato per il disegno che coltiva per hobby, specie quello geometrico che lo porterà, terminata l’esperienza militare, a studiare architettura. Studia alla celebre Università di Berkeley in California dove incontra Mama Cass (The Mamas and the Papas) che lo incoraggia e lo convince a dedicare il suo innegabile talento alla grafica e alla realizzazione delle copertine di dischi. Burden che non è molto soddisfatto del risultato dei suoi studi architettonici non fa alcuna fatica ad abbandonarli e accetta di buon grado laGary Burden proposta progettando la sua prima copertina per i Mamas and Papas, a cui seguiranno "Blue" di Joni Mitchell e altre per gli Steppenwolf, i Three Dog Night, quella di "Morrison Hotel" dei Doors, e ancora: Crosby, Stills & Nash, Graham Nash come solista e ben quattro cover per gli Eagles tra le quali la celeberrima "Desperado". Poi avviene l’incontro con Neil Young che gli cambierà la vita. Il rapporto di Gary Burden con Young nel corso di circa quarant’anni trascende ogni collaborazione artistica sfociando in un’amicizia sincera e incorruttibile che dura tuttora, della quale non si vede fine e che spesso il canadese ribadisce con foga. Sono decine le copertine dei dischi del cantautore realizzate dai due in piena sintonia e quella di "On the beach" è ben descritta dalle stesse parole di Neil Young quando racconta nella sua recente autobiografia “Waging Heavy peace” (“Il sogno di un hippie”,  Feltrinelli) che tra quelle dei suoi album si tratta della sua preferita, nata da un’idea di Burden e ovviamente ispirata al titolo e alla musica dell’album.

 

Per svilupparne l’idea, i due si recano da un demolitore d’auto dove recuperano il parafango della Cadillac del 1959 che nella foto sporge dalla sabbia, e che loro stessi seppellirono (ecco il lavoro sporco), poi acquistano in un negozio di arredi il tavolino, le sedie, il lettino e l’ombrellone a fiori. In un dozzinale magazzino di abbigliamento Neil Young si compra quell’improbabile giacca di plastica gialla e i pantaloni bianchi e gary burdencome oggetti di scena decidono di usare un appendiabiti, un paio di lattine di birra Coors e un quotidiano locale sulle cui pagine si leggono i polemici e rivoluzionari titoli che segnalano la richiesta di dimissioni del presidente Nixon da parte del senatore Buckley. Ed è qui che la magica sinergia raddoppia: Gary Burden per creare l’atmosfera surreale, fredda e desolante che voleva suscitare nello spettatore e che riflette, in parte, anche la musica dell’album, chiama il celebre fotografo Bob Seidemann, autore dello scatto e l’altrettanto famoso Rick Griffin che con lo stile inconfondibile dei suoi caratteri grafici scriverà il titolo dell’album in azzurro sull’azzurro (del cielo).

 

Il risultato è quella immagine scarna e malinconica della spiaggia di Santa Monica, privata della sua vocazione balneare e turistica internazionale e senza il luminoso sole californiano, statica, forse invernale, dove una figura di spalle, lo stesso Neil Young, mani in tasca e piedi nudi, dà l’idea di osservare e di meditare tristemente sull’immensità dell’oceano e sulla grandezza dell’universo comunicando quel sentimento di vuoto e di desolazione a chi osserva la foto. Gary Burden è tuttora all’opera e la sua carriera nonneil-young-on-the-beach conosce soste. Ha realizzato ancora diverse copertine di album per Jackson Browne, Laura Nyro, e Clifton Chenier. Dopo essere stato nominato quattro volte ai Grammy Awards come artista grafico, ha finalmente vinto il prestigioso premio nel 2010 per la cover art di "Archives Vol.1 Box Set" di Neil Young (manco a farlo apposta), si è cimentato nel documentario e nel videoclip vincendo premi importanti e riscuotendo sempre più consensi e riconoscimenti. E per finire, il suo talento surreale dedicato alla copertina di On the beach si riconosce al meglio nella trovata incredibile e pazzesca che si scopre quando sbirciando per caso nell’interno dell’involucro di cartone, là, dove nessuno guarderebbe mai, l’occhio si accorge di qualcosa, ed ecco: tutta la parte interna della busta riporta fantasticamente e assurdamente il tema floreale dell’ombrellone e delle sedie che stazionano immobili e in silenzio On the beach.

 

Maurizio Pupi Bracali

Foto 2: Gary Burden

Foto 3: Gary Burden e Neil Young  

 

Gary Burden


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