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11 maggio 2017 ,

Jerman, Salis, Sanna

KIO GE

31 dicembre 2016 - Confront Recordings

Un disco per percussioni ed elettronica, ma qui l'esplorazione non è indirizzata al ritmo, ma è volta a ricercare le capacità espressive di una musica che non può che rinunciare all'armonia, alla melodia oltre che al ritmo. E del resto nemmeno di percussioni solo in senso tradizionale dobbiamo parlare, ma i tre sperimentatori, l'americano Jeph Jerman e i sardi Giacom Salis e Paolo Sanna, si sono circondati di svariati oggetti, dalla pomice a coperchi, ciotole, campanelli, dai quali trarre i suoni nelle dodici tracce del disco. Tracce tutte senza titolo, quasi a lasciare libero l'ascoltatore di farsi trascinare liberamente dalle emozioni suscitate dalla musica, senza che l'eventuale titolo possa in qualche modo indirizzarlo o influenzarlo. Dodici brevi improvissazioni che volta a volta si sviluppano lungo un percorso che ha una sua sia pur sfuggente identità, perché se è vero che il disco ha una sua unitaria direttrice è anche vero che ogni traccia è diversa, sia dal punto di vista della sua costruzione che da quello del contenuto emotivo che trasmette.

 

L'esplorazione dei suoni, attraverso sfregamenti, grattate, percuotimenti, battute, lacerazioni e l'aggiunta di pattern elettronici, field recordings, strumenti come la cetra preparata, avviene però per sottrazione, il suono ha sempre una sua essenzialità spartana che lo avvicina al minimalismo e a una dimensione spirituale e meditativa. Ma proviamo a darne una pur sommaria descrizione: nella traccia 2 intensi scampanellii vengono come raggelati dalle sonorità elettroniche, la 3 è giocata sul contrasto fra gong e suoni liquidi che si sovrappongono alla durezza di ronzii, grattate e gracchiate, nella 4 i rumori si avvolgoo e rotolano, quasi come le onde di un mare di latta e ferraglie. Ma i suoni si fanno mano a mano più duri, corrosivi come nella 6, forse la traccia più induistrial, nella frenesia rumorosa della 8 o nei rumori molto concreti, fisici della 9, mentre nella 7 gorgoglii profondi, cupi, misteriosi anneriscono l'atmosfera. Le voci disturbate dall'elettronica, metalliche, i canti strozzati caratterizzano l'ultima traccia che lascia un senso di spettrale smarrimento fra soffi prolungati e suoni ossessivi e ripetitivi. Certo disco non facile, il cui ascolto richiede concentrazione e attenzione, ma tutt'altro che algido, anzi possiede una sua profondità emotiva e comunicativa che però sta a noi cogliere.

Ignazio Gulotta

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