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11 dicembre 2014 , ,

Claudio Lolli al Festival “Su LaTesta” IX Ed.

Festival "Su la Testa" 5-7 Dicembre 2014, Albenga (SV)


su_la_testa_locandinaSi è tenuto ad Albenga (SV), tra il 5 e il 7 dicembre, il festival musicale “Su La Testa”, giunto già alla nona edizione. Oltre ai concerti il festival ha proposto una serie di incontri con musicisti, discografici, cineasti, per discutere della situazione artistica attuale. In uno di questi, il 7 Dicembre, dedicato al confronto tra il fare musica negli anni ’70 ed oggi, abbiamo avuto il piacere e l’onore di incontrare il grandissimo Claudio Lolli, dopo che alcuni cantautori locali di varie età, Claudia Obina, Mauro Pinzone, Zazza, Samuele Puppo, hanno raccontato le proprie esperienze.

 

 

 

L'incontro con Claudio Lolli

 

Gli interventi del cantautore bolognese sono stati molto lunghi e articolati, come prevedibile per una persona di tale cultura e intelligenza. Ecco in estrema sintesi cosa ci ha narrato.

 

io e lolliClaudio Lolli - Quando io ero ragazzo c’è stata una rivoluzione in campo musicale, come nella storia era già successo in campo poetico. Petrarca scriveva secondo schemi consolidati, poi è arrivato Leopardi, che ha rotto tutte le consuetudini. Così ha fatto in musica Bob Dylan, e da allora ci siamo sentiti liberi di non seguire i dettati del Festival di Sanremo, strofa-ritornello, infatti se ascoltate alcune mie canzoni sentirete che non hanno ritornello. Per noi il personale lolliera il sociale, e di questo parlavamo. Oggi è diverso. È difficile prendere posizione. Penso che i giovani, non sapendo da che parte stare in questa confusione, abbiano difficoltà a scrivere con la stessa libertà. Penso che a fare maggiormente politica in musica siano i rapper, ma non è la mia musica, anche se prima o poi mi metterò ad ascoltarla. Inoltre vedo che è tornato ad essere in voga un certo formalismo, e questo limita le possibilità. Per questo penso che i giovani scrivano meno canzoni politiche: o perché si sentono poco liberi, costretti a usare il formalismo, o perché provano e gli vengono brutte, scelgo la prima possibilità.

 

Abbiamo anche chiesto al cantautore di parlarci della sua collaborazione con un altro nostro idolo di gioventù, il grande, ineguagliabile fumettista Andrea Pazienza.

 

Claudio Lolli -  Andrea Pazienza viveva a Bologna, frequentavamo gli stessi posti, concerti, osterie, a un certo punto siamo diventati persino vicini di casa. Era geniale, bellissimo. Abbiamo deciso che mi avrebbe disegnato una copertina. LuiClaudio-Lolli accettò, ma poi sparì per un certo periodo di tempo. Poi una sera arriva a casa mia e comincia a dirmi cose incomprensibili: “un nazista con l’orecchino…”, finché mi disse “…non hai capito? È la copertina”. Quando me la portò c’erano disegnate le storie che mi aveva raccontato. Una volta andammo a Milano per il disco e per tutto il viaggio di ritorno mi parlò dei tergicristalli. Per lui erano obsoleti e non si faceva una ragione che l’umanità, con tutte le invenzioni che aveva fatto, non li avesse ancora sostituiti con qualcos’altro. Questo era Andrea Pazienza”.  

 

 

Claudio Lolli in concerto

 

Lolli si è anche esibito al festival Su La Testa come musicista, accompagnato dal chitarrista Roberto Soldati e dal sassofonista Danilo Tomasetta, suoi accompagnatori nel capolavoro “Ho visto anche zingari felici”(1976), e da Paolo Capodacqua, altro storico collaboratore, alla chitarra acustica. Si inizia con Viaggio, da “Canzoni di rabbia”(1975),su la testa e poi quelle che definisce canzoni d’amore, ma “amore non orizzontale, verticale”: Da zero a nessuno, da un altro capolavoro assoluto, “Disoccupate le strade dei sogni” (1977), l’amore di una ragazza per sostanze distruttive, l’amore per i padri spirituali, Gramsci e Giancarlo Cesaroni, fondatore del Folk Studio. Gran finale dal capolavoro del ’76, con medley tra la title track e Anna di Francia. Claudio Lolli ha avuto gravi problemi di salute e purtroppo la sua esibizione è breve, ma anche così il pubblico in sala ha provato emozioni fortissime. Il merito è condiviso coi musicisti, solisti di grande gusto e tecnica strumentale.

 

 

Gli altri artisti del festival

 

fabio_trevesIl festival Su La Testa, isola felice in un clima stagnante, oltre a colonne come Lolli e Fabio Treves, ha presentato alcune giovani molto promettenti. Treves, accompagnato da due ottimi chitarristi, Guitar Ray e Alex “The Kid” Gariazzo, ha spaziato tra tutti i generi del blues senza indulgere alla gigioneria, fornendo un gran momento di divertimento. Ha colpito la simpatia di Cassandra Raffaele, e come rispetto al discoddrr abbia sporcato le canzoni con suoni punk, ben fusi con continui cambi di ritmo, dal funky allo swing al reggae. Scommettiamo su Davide Di Rosolini, che ha doti di cabarettista, ma sa bene come si scrive e si suona una canzone. Piacciono l’ironia e la raffinatezza di Stefano Vergani, la grinta di Alberto Bertoli, il folk rock pieno di ritmo di Daniele Ronda, la presenza rodneyscenica di Roberta Carrieri e Andy Fluon Fumagalli. Meno convincente per chi scrive Naif Herin, voce troppo sottile e testi un po’ prevedibili, malgrado i sapienti arrangiamenti tra new wave e archi classici. Anche i chitarristi John Pointer e Rodney Branigan, dal Texas, bravissimi, a volte esagerano col virtuosismo fine a se stesso. Grande simpatia anche per i Tinturia,naif forse troppo legati all’immaginario del periodo d’oro delle posse. Rivelazione assoluta il sedicenne Samuele Puppo di Celle Ligure, già dotato di voce e dominio della chitarra incredibili per un ragazzo della sua età, che sceglie di scrivere e cantare in inglese perché così gli viene più naturale. In conclusione, la provincia italiana regala ancora tanta buona musica e c’è fortunatamente ancora un pubblico che la sa ascoltare. 

 

Alfredo Sgarlato

foto 2: il nostro Alfredo Sgarlato e Claudio Lolli, di Pupi Bracali

foto 5 (Claudio Lolli in concerto) 7 (Davide Di Rosolini) 8 (Rodney Branigan) 9 (Naif Herin) di Mario Rossello 

foto 6: Fabio Treves

   

Festival Su La Testa

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