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19 maggio 2014

The Pretty Things + Psychomotor Pluck

17 Maggio 2014, Colle Val D'Elsa (Siena), Sonar


pretty-things-posterDick Taylor 71 anni, Phil May 69. Da 50 anni coltivano insieme la stessa passione, lo stesso entusiasmo per il rock, per il rhythm' blues,  che ha in pratica sostituito il sangue nelle loro vene. Dai leggendari anni sessanta poco sembra essere cambiato, solo l'età che marcia inarrestabile e che li pone, al pari degli inossidabili Rolling Stones, fra i gruppi più longevi e duraturi di un epoca irripetibile. Nel 2014 hanno pensato bene di celebrare un compleanno importante e messo in moto il 50th Anniversary Tour che ha fortunatamente toccato anche il nostro paese con quattro date a Roma, Bologna, Siena e Torino. Nella data a Colle Val D'Elsa (Siena) la band aveva come opening act i redivivi Psychomotor Pluck, band senese che negli anni ottanta fece una breve apparizione nella scena "Eighties Colours" italiana con un 45 giri di quattro pezzi.

 

Una esibizione di 40 minuti molto intensa ed apprezzabile, fra brani originali in stile Aussie Rock e covers, Mc5 e 13th Floor Elevators fra gli altri, molto apprezzate dal pubblico presente. Un breve cambio strumenti e verso mezzanotte e mezza (!) entravano in scena i Pretty Things. Ci è venuto da sorridere pensando ai normali orari d'inizio concerto athe pretty things Londra nei sixties quando i nostri eroi erano soliti esibirsi nei club della capitale. Costringere due adorabili vecchietti come May e Taylor a raggiungere il palco in piena notte ci è parsa quasi una sorta di tortura. Usanze italiche fortemente radicate e difficilmente modificabili. Se avessimo visto i due storici leader della band a spasso per i giardinetti  li avrei scambiati per due pensionati presi a rincorrere i nipoti. I 70 anni per loro si vedono eccome, ma solo esternamente. Dentro il sacro fuoco rock brucia ancora con fiamma purissima.

 

La setlist dello show ha pescato a piene mani dal primo leggendario album, con Roadrunner, Mama, keep your big mouth shut, Oh baby doll, Honey I need, e dai molti singoli, come Don't bring me down, del primo periodo. Oltre a Taylor e May la line up 2014 presenta l'esperto secondo chitarrista ed armonicista Frank Holland, per lui un passato the pretty thingsnegli England, gruppo che i più attenti alle cose prog ricorderanno con l'interessante album "Garden Shed" (1977). Cenno a parte per i due membri più giovani, il bassista George Perez ed il batterista Jack Greenwood che formano la formidabile sezione ritmica, vero punto di forza dei Pretty Things targati 2014. Un motore inarrestabile: a testimonianza di ciò un brano di difficile esecuzione come la favolosa Alexander che è stata  eseguita come nella versione originale. Solo un filo di voce in meno. George Perez e Frank Holland vengono in soccorso varie volte, ma del resto non si può chiedere a Phil May di avere la stessa intensità vocale dei sessanta, quella rimane, basta ed avanza. La parata di brani storici è proseguita con Midnight to six man, Come see me, Defecting grey, per poi passare a qualche assaggio dalla prima storica rock opera, il capolavoro "S.F. Sorrow".

 

Qui oltre all'immancabile S.F. sorrow is born, sempre molto gradita dai fans, Phil May ha lasciato spazio e gloria al prode compare Dick Taylor per l'esecuzione vocale di Baron Saturday. Lo stesso chitarrista, seduto, con la bottleneck guitar, ha fatto da perfetto contorno all'esecuzione della storica Come on my kitchen di Robert Johnson. Momenti di commozione pura. Lo stesso è successo per l'immancabile medley con dentro Mona, Ithe pretty things wish you would, Little Red rooster, dall'intensità spaventosa. Quasi normale per dei giganti come i Pretty Things. Forse il miglior gruppo Rhythm'n Blues della storia, come ebbe a dire al tempo un certo Van Morrison. Verso le 2 di notte, subito dopo l'esecuzione di L.S.D., e dopo una Rosalyn che si portava dietro sapori antichi la band ha abbandonato stremata il palco del Sonar con un pubblico in visibilio. Tutta la storia del rock a pochi metri da noi. Momenti ed emozioni da tramandare a posteri, che queste semplici parole non potranno mai rendere a sufficienza.

 

Ricardo Martillos
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