Migliora leggibilitàStampa
20 novembre 2017

Peter Hammill

17 Novembre 2017, Livorno, Teatro Goldonetta


Tutto esaurito alla Goldonetta di Livorno per l'ultimo show del tour italiano di Peter Hammill, un pubblico attento e competente, quasi tutti avevano alle spalle numerosi concerti sia di Hammill da solo che con i Van Der Graaf Generator, gruppo che del resto ha sempre avuto una grande e meritatissima considerazione nel nostro Paese. Puntualissimo il Nostro si presenta sul palco in completo bianco, che a dire il vero ciondola alquanto sul suo corpo magrissimo e dinoccolato, ma bastano le prime note al piano di Easy To Sleep Away per dimostrare come grinta, passione e classe non si siano per nulla appannate, per non parlare poi della voce, davvero sorprendente il modo con cui riesca a mutare le tonalità in una gamma che va scioltamente dal drammatico e graffiante al falsetto. Un modo di cantare che ha un andamento narrativo, in certi momenti teatrale, che rende così emotivamente coinvolgenti e trascinanti i suoi spettacoli. Una voce ancora oggi straordinaria, capace di esprimere con forza le varie emozioni dell'animo umano, malinconia, gioia, rabbia, dolore, speranza, ché se non lo vedessi, magrissimo, col volto scavato, i pochi capelli bianchi, crederesti di star ascoltando un energico giovanotto.

 

Quella di Hammill rimane, a distanza di quasi mezzo secolo, una delle voci più belle della musica progressive, e il concerto di Livorno ha confermato come sia riuscita a mantenersi in ottima forma in tutti questi lunghi anni. Ne avevamo avuto contezza nel 2013 quando con i Van Der Graaf si era esibito a Pistoia Blues, ma lì c'era la band, anche se orfana di David Jackson, e si poteva sospettare che in qualche modo riuscisse a mascherare le ferite del passare del tempo, ma qui è solo lui, il piano o la chitarra, e nulla avrebbe potuto mascherare eventuali pecche, e non a caso il pubblico ha mostrato durante tutta la performance un calorosissimo consenso, fino a tributargli un più che meritato trionfo. E Hammill non si è risparmaito, oltre 90 minuti di rara intensità, mai un momento di stanca, al contrario si è offerto al pubblico con tutto se stesso, concedendosi soltanto un sorso di vino rosso fra un brano e l'altro, ma giusto un bagnarsi le labbra, tanto che alla fine il calice non era stato nemmeno svuotato, e talvolta abbandonando la schiena sulla sedia in un umanissimo momento di stanchezza.

 

Ma veniamo alla setlist che Hammill ha proposto in questa splendida serata, innanzitutto va detto che pur avendo un album appena uscito, “From The Trees”, la scelta dei brani proposti ha riguardato tutta la lunga carriera del Nostro, una cinquantina di album a suo nome più la produzione come Van der Graaf Generator, e solo due tratti dall'ultimo lavoro, Torpor eseguita con la chitarra acustica e Milked al piano, mentre Last Frame e Your Time Starts Now appartengono alla produzione della band, una del 1977, l'altra del 2011. Come si evince anche dalla setlist, e se controllate quelle degli altri concerti del tour vi accorgerete come ogni sera ne abbia presentata una completamente diversa, Hammill ha quindi costruito il concerto non tanto come occasione per presentare e promuovere il suo ultimo lavoro, anche se poi le vendite del merchandise sono andate hammill3benissimo spinte dalla bellezza dello show, ma come un'occasione per raccontare oggi un percorso artistico straordinario che si appresta a compiere il mezzo secolo.

 

Il bis che ha chiuso il concerto, Again cantato a cappella seduto sul limitare del palco, ci ha regalato un commovente momento di intimità, ma ha offerto anche un piccolo e significativo aneddoto, per ben due volte Hammill ha interrotto il canto per riprendere, dapprima amabilmente e poi con irritazione, gli spettatori che fotografavano col flash, ebbene, in entrambi i casi, ha ripreso in modo impeccabile la sua performance. A conclusione del concerto Hammill ha ricevuto il Premio hammillCiampi, e qui il presentatore è incorso in una gaffe quando gli ha attribuito quasi otttant'anni suscitando subito la protesta del pubblico in sala. Dopo pochi minuti dalla conclusione, Hammill è sceso fra il pubblico, scambiando quattro chiacchiere, firmando i cd e facendosi fotografare con i suoi fan, il tutto con grande disponibilità, simpatia e signorilità, promettendo infine un suo prossimo ritorno. 

 

Ignazio Gulotta

Foto di Alessandro Freschi e Ignazio Gulotta --- Foto 5: Peter Hammill con Ignazio Gulotta

 

Peter Hammill    Social 

 

Van Der Graaf Generator  su Distorsioni Blogspot

 

Setlist  

Piano solo

Easy To Sleep Away da "Chamaleon In The Shadow of Night" 1973

Don't tell Me  da "Enter K", 1982

Curtains da "Fireships", 1992

Time Heals da "Over", 1977

The Mercy da "Thin Air", 2009

Chitarra acustica

Comfortable da "Patient", 1983

Torpor da “From The Trees”, 2017

Eyes Give It Shape da "Singularity", 2006

Come Clean da "X My Heart", 1996

Shingle Song da "Nadir's Big Chamce", 1975

The Second Hand da "The Future Now", 1978

Last Frame da "The Quiet Zone/The Pleasure Dome" 1977

Piano solo

Meanwhile My Mother da "Singularity" 2006

Milked da “From The Trees”, 2017

That Wasn't What I Said da "Consequences" 2012

Your Time Starts Now da "The Grounding in Numbers", 2011

Traintime da "Patient", 1983

Bis a cappella

Again  da "In Camera" 1974 


Video

Inizio pagina