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14 aprile 2016

A Place To Bury Strangers + The Pseudo Surfers

25 Marzo 2016, Roma, Traffic Club


aRoma li aspettava da almeno un anno, ovvero da quando la data in programma saltò per via di un guasto al furgone, ma adesso non ci sono intoppi: Oliver Ackermann ed i suoi A Place To Bury Strangersin giro con il loro Europe 2016 Tourcominciano il concerto al Traffic Club dopo le 23:00, mentre ci scaldiamo con The Pseudo Surfers, band di shoegaze romana, e ci rifacciamo gli occhi in cerca di trofei al banchetto della band come il nuovo EP ”Kicking Out Jams” purtroppo terminato (e da cui non eseguiranno nulla in questo live romano) o i pedali della Death By Audio company prodotti dallo stesso Ackermann, di cui troviamo come solo esponente un fuzz dal nome rassicurante (Fuzz War).

 

Quando la band sale sul palco calano le tenebre e si accendono una manciata di proiettori buttati sul palco in ordine più o meno casuale che tingono i nostri, ma soprattutto il pubblico di giochi di luci, figure geometriche che si rincorrono, con un effetto molto moderno da performance e fumi al borotalco. Undici i brani in scaletta, due (Deeper, Lower Zone) dall'ultimo lavoro “Transfixiation”, per poi proseguire con brani di album precedenti come i classiconi Missing You, Ocean, I Lived My Life To Stand In The Shadow Of Your Heart Lost You.

 

listen-to-a-place-to-bury-strangers-La parte migliore della serata, quella che ci è parsa più genuina e un po' più nello spirito della musica della band è stato l'intermezzo tribe a centro sala con Ackermann e Dion Lunadon (basso e drum machine) che aizzano il pubblico al ballo catartico, consegnando loro luci psichedeliche da sparare contro tutto e tutti, per poi ritornare sul palco dopo dieci minuti abbondanti a produrre muri di suono e a fracassare i tapini strumenti a terra, questa volta agevolati visivamente da una bella strobo sotto palco.

Nel complesso è stato un buon concerto, anche se a nostro avviso molto di più dal punto di vista visivo con luci e strumenti che volavano ad accontentare i guardoni della musica. L'impatto sonoro essendo costante e saturo non aiutava le parti più lente tendenti al wave, ma in compenso ha influito solo sulle nostre orecchie che mestamente avevano perduto i loro amatissimi tappi.  

Lorenzo Vecchio

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