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2 dicembre 2014

Jimi Hendrix

ZERO. LA MIA STORIA

2014 - Einaudi Stile Libero - pp.254 - A cura di Alan Douglas e Peter Neal - Traduzione di Alessandro Mari

«In generale credo sia sbagliato provare a infilare i diversi tipi di musica in tanti cassettini…La nostra musica è un miscuglio. Una miscela di rock, blues e jazz, musica in evoluzione, che viene al mondo adesso, una musica del futuro. Se fossi costretto a scegliere un’etichetta, proporrei Free Feeling ‘sensazioni in libertà’. Una miscela di rock, blues, musica freak e delirio puro. Il mio stile rock-blues-funky-freaky.»

 

Naturalmente non si tratta della vera autobiografia scritta da Hendrix, che quella si scrive verso il declinare della vita tracciando un bilancio della propria esistenza, e il giovane chitarrista non ebbe ovviamente la possibilità di scriverla, si tratta invece di un’operazione curata da Alan Douglas e Peter Neal, che Hendrix ebbero modo di conoscere e frequentare e alla cui figura hanno dedicato parte della loro attività futura, il primo producendo alcuni dei suoi dischi postumi, il secondo dedicandogli film e documentari. Insieme hanno raccolto e ordinato cronologicamente una gran mole di materiale, il diario personale del musicista, i suoi numerosi appunti (Hendrix era un infaticabile scrittore), interviste e quant’altro, ne è venuta fuori un’opera che più che a un’autobiografia fa pensare a un continuo flusso di coscienza che accompagna, commenta l’attività e l’esistenza dell’artista. Non mancano interessanti considerazioni sugli altri musicisti incontrati dai Monkees definiti ‘Beatles di plastica’ al ’soul sintetico’ della musica Motown, all’apprezzamento per Alvin Lee, Paul Butterfield o Richie Havens, ma anche acute riflessioni sulle lotte politiche dell’epoca, «bella la nonviolenza, ma bisogna reagire. Rispondere colpo su colpo» e dubbi sul movimento hippie, «questa gente non durerà a lungo, perché è già pronta a saltare sul prossimo carro».

 

Ritratto inedito? In gran parte no, non ci sono rivelazioni clamorose, ma queste pagine ci aiutano a penetrare nell’intimità di Jimi, nei suoi pensieri più profondi, nelle paure, angosce, speranze che nutrivano la sua dilagante vitalità. Tocchiamo con mano le contraddizioni della sua vita, il suo irrequieto nomadismo e il desiderio della famiglia, la sua irrequietezza sessuale e l’aspirazione di trovare una brava ragazza di provincia («la prospettiva di sposarmi e avere qualcuno da amare mi affascina, ma è impossibile capire quando è il momento. Se c’è la musica non c’è tempo per il resto»), la frenetica e sfibrante vita in tour e il bisogno di fermarsi a riflettere, e su tutto l’infinita passione per la musica che lo porta a non fermarsi mai, a non accontentarsi, in una sfida continua con se stesso e con l’urgenza di esprimersi («Vorrei essere un bravo autore, e un bravo chitarrista. Ho imparato molto, ma resta molto altro da imparare sulla musica perché, sotto questa massa di capelli, c’è ancora tanto che preme per uscire.»). La sensazione è quella di un artista che è finito stritolato dai meccanismi dell’industria musicale, ricorrente fra le pagine il bisogno di riposarsi, di fermarsi a riflettere, una tregua che la vita gli ha negato fino alle estreme conseguenze.

 

Ecco queste pagine sono piene di idee, di propositi per il futuro, della voglia di sperimentare nuove strade, per esempio verso il sinfonico e la contaminazione con la musica classica, purtroppo la morte troncherà la sua vita e priverà noi di un genio unico e irripetibile, e la lettura non fa altro che aumentare il rammarico per ciò che sarebbe potuto essere. Un libro interessante e di scorrevole e agile lettura che ci aiuta a comprendere più  approfonditamente la personalità del chitarrista di Seattle, i curatori hanno svolto un ottimo lavoro ordinando il materiale in un’opportuna sequenza cronologica, anche la composizione grafica delle pagine che, come i vecchi giornali underground, alterna caratteri e colori diversi, inserisce foto e disegni, rende varia e interessante la lettura. Peccato che le parole delle canzoni che punteggiano il testo siano soltanto in originale, per chi non ha dimestichezza con l’inglese significa dover rinunciare a una parte non secondaria del libro, eppure non è certo venduto a un prezzo economico.

 

Ignazio Gulotta

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