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27 Settembre 2014 ,

Marco Bracci THE DARK SIDE OF THE MOON. VIAGGIO NELL’IDENTITA’ DEI PINK FLOYD

12 Dicembre 2013 - Aereostella

darksideThe Dark Side of the Moon“ è uno degli album più celebrati della storia del rock. Marco Bracci, ricercatore e docente presso la facoltà di Sociologia della Comunicazione dell’Università di Firenze, propone una lettura di quell’album per certi versi nuova. Attraverso un’analisi effettuata su diversi livelli (vicende personali dei protagonisti, storia della musica, contesto storico e sociale, analisi delle opere), Bracci dimostra come “The Dark Side of the Moon“ costituisca la sintesi di un lungo processo di costruzione identitaria della band, ottenuta come riflesso delle dinamiche identitarie dei singoli componenti (Waters, Gilmour, Wright, Mason, Barrett). La prima parte del libro descrive il periodo storico a cavallo tra gli anni ’60 e gli anni ’70 e il relativo contesto sociale all’interno del quale cresceva il fenomeno del rock. Sono gli anni della contestazione, del conflitto sociale tra le generazioni, dell’utopia della liberazione, delle sperimentazioni artistiche nelle sue varie forme. Se la psichedelia aveva il compito di liberare la mente, il rock progressivo si proponeva invece di raccontare il mondo nuovo che stava di lì a venire, in una narrazione che doveva essere anche capace di coinvolgere le masse. I concept album traghettavano il rock nella sua fase adulta. Verso la fine degli anni ‘60, l’espressività dei Pink Floyd s’identificava nell’eccitazione selvaggia di Syd Barrett e nell’esplorazione dell’ignoto. L’allontanamento di Syd Barrett dalla band costituì uno degli episodi cruciali della fase di formazione identitaria della band, segnandone definitivamente la storia futura. 

 

floyd1I Pink Floyd saranno costretti a fare i conti con il fantasma di Barrett, con i relativi sensi di colpa e l’ossessione della perdita, di cui è possibile ritrovare i numerosi riferimenti in "The Dark Side of the Moon", "Wish You Were Here" e "The Wall". Nello stesso periodo, la leadership sempre più autoritaria e individualistica di Roger Waters avrebbe alterato gli equilibri del gruppo, trascinando la band in una crisi d’identità sempre più profonda. Rispetto al periodo psichedelico, Waters concentrava l’attenzione sul senso del vivere, spostando il baricentro musicale dalla contemplazione del cielo (di barrettiana memoria) alle esperienze del mondo reale. Bracci descrive come le crescite personali dei singoli (Waters, Gilmour, Wright, Mason) abbiano contribuito, con le loro dinamiche, alla costruzione identitaria della band, in un processo che si rivelerà particolarmente frammentario ed inquieto. Non è un caso, allora, che l’album più rappresentativo dei Pink Floyd sia dedicato proprio all’esplorazione di questo percorso di costruzione dell’identità che poi non è altro che la vita stessa: “Noi tutti combattiamo piccole battaglie tra il positivo imagee il negativo nelle nostre vite quotidiane, e io sono ossessionato dalla verità e da quanto la futile corsa per le cose materiali oscuri il nostro cammino verso un’esistenza. Ecco di cosa parla The dark side of the moon” (citazione di Waters). "The Dark Side of the Moon" costituisce una sorta di spartiacque, un punto di non ritorno, che proietterà la band verso il successo planetario, ma contribuirà anche a minare definitivamente gli equilibri interni del gruppo, dando vita ad un lungo processo di disgregazione che culminerà nel 1983 con quello che (almeno nelle intenzioni di Waters) sarebbe dovuto essere l’atto finale dei Pink Floyd. 

Felice Marotta
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