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11 aprile 2017 , ,

Deflore

Visionarietà industriale


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A 18 anni di distanza dagli esordi è arrivato anche per i Deflore il tempo di un bilancio. La band romana lo fa rilasciando “Spectrum”, un’imponente trilogia che si pone come “summa” dell’industrial dub nazionale. Abbiamo colto l’occasione per fare due chiacchiere con Christian Ceccarelli ed Emiliano Di Lodovico e per andare più in profondità sul progetto.

 

L'INTERVISTA

 

Felice Marotta (Distorsioni) ---  Ciao Christian, ciao Emiliano, sono trascorsi quasi diciotto anni dai vostri esordi. All’inizio il vostro suono era più cupo e rabbioso, mentre oggi sembra più arioso e più aperto. Cosa è cambiato musicalmente oggi rispetto ad allora?

Christian Ceccarelli - Emiliano Di Lodovico (Deflore) ---  In 18 anni di cose ne cambiano, più che altro si fanno esperienze e si scoprono cose nuove, che portano a deflore DSCF1158delle mutazioni in tutto quello che facciamo. Il sound di questo album è sicuramente più aperto, abbiamo in parte cambiato la strumentazione e l'approccio compositivo alla parte elettronica, mettendo da parte il software e lavorando con le mani sulle "macchine" per trovare una nuova alchimia sonora. Sicuramente tutta l'esperienza accumulata in questi anni sia in studio che live ci ha dato una visione più "ampia" della musica e la consapevolezza di poter ottenere risultati sonori di un certo livello anche dosando in maniera differente gli stessi elementi che da sempre contraddistinguono la nostra proposta musicale.

 

Avete sempre lavorato insieme e costruito brani a partire da sessioni di improvvisazione. Ma volendo descrivere i caratteri distintivi di ognuno di voi, come vi definireste? 

Possiamo dire che siamo due figure completamente diverse ma complementari, sia come ascolti che come attitudine. Io (Christian) sono più orientato ad un approccio matematico e concreto alla composizione, mentre Emiliano ama perdersi in ambienti e si dedica alla parte psichedelica e sognante della nostra musica.

 

a2243169424_16Con “Human Indu(B)strial” (2004), “Egodrive” (2008) e “2 Degrees Of Separation” (2010) avete descritto l’alienazione e l’inquietudine che si cela dietro la realtà. E’ come se voleste far emergere l’oscurità di un mondo che non appare. Qual è l’immaginario che sta dietro i vostri lavori?

Oscurità, tensione, stati di percezione alterata e condizione onirica sono gli elementi sostanziali di tutto quello che facciamo. Avrai notato che un nostro punto fermo è l'ibridazione musicale uomo/macchina così come la presenza costante di un certo senso di minaccia e alienazione, che può coinvolgere un certo immaginario cinematografico (Lynch, Carpenter, Raimi, Kubrick, Tsukamoto, solo per fare qualche nome) e letterario (H.P. Lovecraft e altri).

 

DEFLORE_-_EgodriveLa vostra musica è sempre stata visionaria. Spesso citate la visionarietà allucinata di David Lynch, di cui tempo fa ipotizzavate di sonorizzare un suo film. E’ un progetto che state sempre coltivando? Quali suggestioni trovate in quell’immaginario cosi deformato ed angosciante? 

Siamo sempre stati attratti dall'idea di comporre musica su immagini, anche perché l'elemento onirico/sognante ed evocativo è da sempre presente nella nostra proposta, quindi abbiamo deciso di lavorare su questo progetto, su uno dei film che, secondo noi, più ci rappresenta. Il lavoro  è stato completato, stiamo aspettando l'occasione giusta per presentarlo. David Lynch riesce a tradurre in immagini sensazioni molto forti e proprio per questo in qualche modo sentiamo una certa affinità elettiva con la sua opera.

 

Un tema affascinante che avete costantemente affrontato è l’ibridazione tra il corpo e la macchina. Penso alla copertina di 2 Degrees Of Separation. Il riferimento più immediato è il film “Tetsuo” (1989) di Shinya Tsukamoto. C’è una mescolanza di sublime ed angoscia in quest’immagine. Quanto è rappresentativo dei Deflore?

La copertina di 2 Degrees Of Separation è sicuramente l'immagine che sintetizza al meglio parte della nostra poetica. Nato dalla collaborazione con due nostri "seguaci" deflore album cover a2529945117_16Francesco Filippo (che ha realizzato negli anni le nostro foto promozionali nonché l'artwork di Spectrum e il video di No Air tratto da Egodrive e Alessandro Di Gregorio, pittore dell'immaginario oscuro. Non abbiamo dato alcuna indicazione, proprio per la fiducia che riponevamo in loro, e questo è il risultato. Imponente, decadente ed angoscioso. Il cinema di Shinya Tsukamoto è una passione comune, la prima volta che ho visto Tetsuo sono rimasto senza parole e la musica! Che spettacolo, angoscia pura. Come può non lasciare un segno in chi lo guarda e ascolta? 

 

Sono curioso di conoscere altri temi che vi hanno appassionato e che avete tradotto in musica o che vi hanno in qualche modo ispirato?

Come uno scrittore o un pittore traduce in parola scritta e immagine il proprio vissuto, anche noi trasponiamo in musica quello che viviamo e percepiamo come esseri umani pensanti. Quindi sostanzialmente non parlerei di temi specifici, perché è tutto quello che ci succede e che sentiamo a diventare, anche in maniera non-consapevole, la materia da cui traiamo energie e ispirazioni.

 

deflore4La contaminazione di industrial, dub ed elettronica non può che rimandare a Justin Broadrick e alle sue sperimentazioni negli anni ’80 e ’90 con i Godflesh, Ice, Techno Animal. In che modo vi sentite vicini a quell’esperienza?

Abbiamo iniziato a suonare insieme proprio mentre i Godflesh stavano per interrompere il loro cammino. Ammettiamo di aver scoperto i Godflesh e l’attività di Broadrick solo dopo aver letto le recensioni del nostro debut album Human Indu[B]strial nel quale spesso citavano la nostra somiglianza alla band. Che scoperta! Li abbiamo adorati sin da subito, ma sinceramente non penso che possano averci influenzato.

Pensiamo che la commistione tra industrial, dub ed elettronica sia naturale per chi la suona, Sono tre generi che si sposano ed integrano alla perfezione. Anche altre band industrial, come Killing Joke o Ministry, ad esempio, propongono versioni dub dei loro brani. Personaggi come Scorn, sono passati gradualmente dall'industrial metal all'elettronica ed al dub oscuro. Sembrerebbe una tendenza inevitabile, una evoluzione già prevista ... è difficile da spiegare almeno quanto ci risulta naturale come proseguimento della nostra avventura musicale.

 

Il mese scorso avete rilasciato Epicentre, il primo album della trilogia Spectrum. In un ideale spettro di frequenze, Epicentre identifica l’industrial, “Parallel” il dub, “Antipode” l’elettronica. Diteci qualcosa in più del progetto.

L'idea di fondo è dare alle stampe, far emergere, tutto quello che realizziamo in studio nelle nostre infinite session di improvvisazione ma che per questioni di omogeneità e deflore spectrumcoerenza, nonché di mancanza di tempo e risorse, non è stato mai pubblicato nei dischi realizzati in passato. Essendo molte le anime della nostra musica, abbiamo deciso di dare autonomia stilistica alle tre release che compongono Spectrum. Concettualmente siamo quindi partiti dalla definizione dello spettro elettromagnetico come l'insieme di tutte le lunghezze d'onda che esistono in natura per fare un parallelo con lo "spettro" sonoro che caratterizza la nostra musica e con i vari elementi e strumenti che interagiscono e concorrono alla sua realizzazione. Ad ognuna delle tre uscite è stata poi abbinata una specifica forma d'onda,  cioè quella maggiormente utilizzata e caratterizzante di quella specifica release. 

 

A guidare Epicentre sembra ci sia sempre un immaginario cinematografico. Ad esempio, in Rare/Fracto ritrovo la visionarietà cupa di Carpenter e dell’horror fantascientifico degli anni ‘90. Quelli anni sono stati sempre un punto di riferimento importante per il vostro suono. E’ ancora cosi?

Essendo stati ventenni nei ‘90, è normale che quel glorioso decennio di musica e le espressioni artistiche in generale, abbiano lasciato un forte segno su di noi e quindi sulla nostra musica. Le nostre radici sono in quegli anni, anche se certamente cerchiamo di rendere comunque la nostra proposta moderna e al passo con i tempi. La libertà e l'entusiasmo verso il futuro che si respiravano in quegli anni di certo hanno forgiato la nostra attitudine, con l'emergere della tecnologia applicata in musica e quel grande melting-pot di generi musicali che per la prima volta venivano fortemente ibridati tra loro per creare qualcosa che prima semplicemente non c'era. Noi siamo fieri figli di quei tempi.

 

deflore live DSC_0023Quando è prevista l’uscita di Parallel e Antipode? Avete altri progetti? 

L'uscita di Parallel è prevista per la fine del 2017, mentre Antipode a metà 2018. Siamo una band molto prolifica ed abbiamo molto materiale in fase di composizione. Abbiamo realizzato un remix per Aborym che verrà pubblicato a breve e continuiamo a sperimentare. Abbiamo inoltre qualcosa di grosso che bolle in pentola e che speriamo fortemente si realizzi come vorremmo, ma di questo non possiamo anticipare nulla...

 

Grazie ragazzi, ci si vede presto in qualche vostro concerto live. 

 

 

   Discografia

- Human Indu(B)strial – Subsound Records,  2004

- Egodrive – Subsound Records,  2008

- 2 Degrees Of Separation – Subsound Records,  2010

- Deflore, Infection Code – Subsound Split Series #1, 2013

- Spectrum: Epicentre – Subsound Records, 2017 

 

Felice Marotta

Foto n.8: Deflore 'live', di Felice Marotta

 

Deflore     Subsound Records    

 

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