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27 gennaio 2013 ,

Eugenio Caria (SaffronKeira)

Una nuova vita


saffronkeira

 

A sei mesi di distanza dall’uscita dell’ imponente

“A New Life”, salutato dalla critica con giudizi

estremamente positivi e in prossimità dell’uscita

del nuovo “Tourette”, sempre per la Denovali

Records, abbiamo modo di scambiare due

parole con Eugenio Caria, anima e cuore del

progetto SaffronKeira.

 

 

 

L’INTERVISTA

 

Felice Marotta (Distorsioni) - Ciao Eugenio, intanto complimenti per “A New Life”, che considero uno dei migliori album del 2012.

Eugenio Caria (SaffronKeira): Ti ringrazio!

 

Parlami dell’esperienza al Denovali Festival di Essen. La line-up era veramente incredibile. Oltre a te (Saffronkeira) c’erano: A Winged Victory For The Sullen, Philip Jeck, Oneirogen, Moritz Von Oswald Trio, Bersarin Quartett, Blueneck, Thisquietarmy, The Pirate Ship Quintet, Murcof, Hidden Orchestra e molti altri. Una bella soddisfazione, immagino.    

E’ stata una esperienza fantastica! La line-up era qualcosa di strabiliante. Erano presenti tantissimi artisti che adoro e tanti altri che ero curioso di sentire e conoscere. Una esperienza che mi ha aiutato anche a maturare artisticamente. Un festival che rimarrà tra miei ricordi più belli. Davvero una bella soddisfazione.

 

Hai pubblicato “A New Life” per la Denovali Records, che ritengo sia in questo momento una delle migliori etichette in circolazione, per quel che riguarda la sperimentazione, l’ambient-drone, l’elettronica, il darkjazz, il rock strumentale. Come è nata la collaborazione con la Denovali?

saffronkeira-E’ nata spontaneamente. Li ho contattati via email e mi hanno risposto subito. In quel periodo mi trovavo a Berlino e quando ricevetti la loro risposta ne fui incredibilmente felice, perché conoscevo la serietà dell’etichetta, sapevo chi erano, come lavoravano e conoscevo la qualità delle loro proposte. Fu quasi come vincere alla lotteria. Davvero un sogno! Prima dei contatti con la Denovali, avevo mandato il demo dell’album a numerose etichette, ma c’erano sempre problemi per la pubblicazione, non riuscivo facilmente a mettermi d'accordo con loro. Cercavo una label che fosse in grado di valorizzare al meglio l’album a cui avevo lavorato moltissimo e che era legato in maniera particolare alla mia storia personale. Volevo una label che fosse in grado di comprendere sino in fondo il concept e che fosse disposta anche alla pubblicazione in vinile, cosa che era il mio sogno sin dall’inizio. Non mi interessava rilasciare l'album solo in digitale. Alla fine arrivò la Denovali e fu amore a prima vista.

 

Hai in previsione ulteriori collaborazioni con l’etichetta tedesca?

Certo, Denovali ama i suoi figli (cit.Timo Denovali). Come potrai immaginare, in questo momento non ho intenzione di abbandonare la strada vecchia per una nuova. Mi trovo davvero bene con i ragazzi della Denovali e spero che il mio progetto SaffronKeira possa essere considerato un progetto all'altezza per lungo tempo, considerando che in questo momento l’etichetta tedesca è una delle migliori etichette indipendenti al mondo, unica nel suo stile, nei suoi generi musicali, nella sua qualità e nella cura dei particolari.

 

Hai iniziato molti anni fa con la techno per passare successivamente ad una elettronica più sperimentale. Sicuramente è stata la scelta giusta se consideriamo che “A New Life” ha riscosso immediati ed unanimi riconoscimenti un po’ in tutto il mondo. Quand’è che hai sentito l’esigenza di cambiare?

saffronkeiraLa necessità di cambiare è arrivata per giocoforza. Nel 2008 producevo principalmente musica techno, ma non riuscivo a diversificarmi. Le cose più particolari che producevo ed i lavori più lontani dal mainstream non venivano minimamente presi in considerazione dalle label e rimanevano chiusi nel mio hard disk. Forse cercavo con troppa insistenza di diversificarmi ed entrai così in un buco nero senza risultati. Iniziai così a fare musica senza troppi pensieri, lasciandomi andare completamente ed abbandonando i miei vecchi progetti per dar vita a SaffronKeira. Oggi ad essere onesto sento un po’ la mancanza della techno e del dancefloor, per l’opportunità che mi dava di esibirmi come dj nei club, però allo stesso tempo ricordo anche i motivi per cui mi sono allontanato da quei generi. Credo alla fine di aver fatto la scelta giusta se considero le soddisfazioni che mi sta dando oggi il progetto SaffronKeira. Sono quindi molto contento di quanto è successo, delle scelte fatte e della strada che ho intrapreso. Per adesso nessun rimpianto.

 

“A New Life” è un album davvero monumentale. Puoi raccontarci come è nato il progetto? La suddivisione del materiale in “Old Life” (più minimale ed ambient) e “New Life” (più techno-dub e sperimentale) nasce da una scelta (che chiamerei) estetica o da una scelta più concettuale, legata al concept dell’album?

Il progetto dell'album è nato da alcune vicende che hanno segnato la mia vita. Mi sono immerso completamente nella musica e nelle emozioni, lasciandomi trasportare da qualcosa che era dentro di me, senza pensare a cosa stessi facendo, ma trasformando esclusivamente i sentimenti e le ferite in musica. Nacque così il mio primo album, un album in cui ho dovuto fare i conti con i miei fantasmi e con quel passato che in qualche modo mi ha segnato. La suddivisione dell'album nelle due parti nasce proprio dal concept dell'album che si potrebbe esprimere in diversi modi. La prima parte “Old life” fa riferimento a una fase precedente ad un avvenimento, la seconda parte “New life” fasaffronkeira invece riferimento ad un periodo successivo a quell’avvenimento. Potrei anche dirti: “Old life” sta per nero e “New life” sta per bianco, oppure  “Old life” è la vita e “New life” è la morte o viceversa.

 

Old Life sembra governata da una geometria biologica, mentre New Life sembra invece aprirsi alla molteplicità del mondo reale. C’è un passaggio, un salto che separa il vecchio mondo dal nuovo, come può esserlo quello di una clessidra, in cui un punto separa due esistenze per certi versi antitetiche. Puoi dirci qualcosa in più sul significato dell’album?

Sì, la prima parte “Old life” è governata principalmente da una geometria biologica, per precisione da una gravidanza, ma allo stesso tempo ne racconta anche le vicende esterne in una sorta di dentro/fuori, proprio come una clessidra, come le pareti e i tessuti di un corpo umano che dividono il grembo materno dal mondo esterno. Si giunge quindi definitivamente a quel mondo esterno, senza possibilità di ritorno, rappresentato dalla seconda parte “New life”.

 

Nel tuo lavoro si scorge una presenza molto forte dell’immagine della madre, sia nei nove mesi vissuti nel grembo materno (“Old Life”), sia nella sua assenza (“New Life”). Nella bellissima Endless agony of being sick si innalza una voce femminile, ancestrale, quasi un canto materno che richiama il figlio alle profondità dell’inconscio e alla vita precedente. E’ una lettura corretta? Endless agony of being sick che chiude l’album è una sorta di rassegnazione o al contrario è una via d’uscita, una sorta di speranza?

Mi piace la tua lettura, Endless agony of being sick potrebbe essere interpretata anche in questo modo. Mi piace immaginarlo, ma credo che sia un qualcosa in più: quella di Endless agony of being sick è una sorta di rassegnazione, come lascia intendere anche il saffronkeiratitolo, l’accettazione di un qualcosa che ti segna per sempre, che fa parte di te e con cui dovrai convivere, qualcosa di cui non puoi fare a meno, che ti spinge comunque a non arrenderti e ti costringe comunque a continuare a credere.

 

 

Parlaci della Sardegna, di questa meravigliosa isola. Quanto è presente la Sardegna nel tuo lavoro? C’è ancora spazio in Sardegna per la musica e per la sua straordinaria tradizione musicale?

Sono nato, cresciuto ed ancor oggi vivo in questa splendida terra chiamata Sardegna. Credo che in fondo tutto quello che ho fatto e portato avanti nei miei lavori non ci sarebbe stato senza di essa. Ho la fortuna di viaggiare spesso e nei momenti in cui sono lontano comprendo sempre più la sua bellezza e la sua importanza. Sto imparando ad apprezzare cose che prima disprezzavo perché non mi apparivano nella sua chiarezza o magari perché non mi soffermavo ad apprezzarle. Con il tempo, maturando anche artisticamente, mi sono reso conto di quanto sia fortunato a vivere in un posto come questo. Credo che ci sia ancora spazio in questa terra per la musica e spero che ve ne sia sempre di più. Molti artisti da questa terra traggono ispirazione e ne fanno una ragione di vita. La scena elettronica sta crescendo tantissimo, ci sono parecchi musicisti fantastici che rappresentano la Sardegna in tutto il mondo, dalla musica folk, al jazz, all'elettronica. Vado molto fiero di tutto questo.

 

touretteSta per uscire in questi giorni il tuo secondo album. Puoi anticiparci qualcosa?

Esatto, il mio nuovo album dal titolo “Tourette” uscirà a fine di gennaio sempre su Denovali, in vinile, cd e digitale. Lascio la curiosità agli ascoltatori.

 

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Inizierò a breve a lavorare al mio terzo album, qualche remix in cassaforte, qualche EP da completare ed alcune collaborazioni che finalmente prenderanno vita. E ovviamente qualche concerto in giro per il mondo.

 

Eugenio, complimenti ancora per “New Life”. Ti aspettiamo a Roma per qualche concerto nella capitale. Ciao!

Grazie mille Felice, ti ringrazio davvero per questa intervista e per il tuo tempo! Spero anche io di poter venire a Roma per un concerto. A presto!

 

Felice Marotta

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