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12 gennaio 2014 ,

Fabio Zuffanti

L’arte del Progressive


zuffanti Recentemente Fabio Zuffanti è stato spesso ospite delle pagine web del sito Distorsioni. E ne ha ben donde: è infatti uno dei più eclettici, prolifici e fantasiosi autori oggi presenti nel panorama nazionale, e negli ultimi due anni ha realizzato una vera e propria opera rock, a nome Hostsonaten, ispirata al poema “The rime of the Ancient Mariner”, di S. T. Coleridge, portata a teatro e trasformata anche in un DVD dal vivo con attori e ballerini, un album con la sua band La Maschera di Cera, “Le porte del domani”, che si è piazzato in testa alle classifiche di vendita in un genere, il progressive rock, che da tempo ormai non è certo generoso in termini di “grandi numeri”, un libro, “O Casta Musica”, che ha fatto molto discutere per come affronta il tema dei privilegi e dei favoritismi nel music-biz italiano, due album a nome solista nell’arco di breve tempo, “La foce del ladrone”, splendido esempio di cantautorato intelligente e raffinato ed ora il freschissimo “La quarta vittima”, di nuovo vicino alle atmosfere del progressive rock. Ma la notizia più importante è che Zuffanti si accinge a festeggiare i vent’anni di attività nel mondo musicale, e celebrerà questa ricorrenza con una super-band che raccoglie grandi nomi del rock italiano di sempre, con un tour mondiale e con un libro che è quasi una sorta di “diario di viaggio”. Di tutto questo e di molti altri progetti parliamo proprio con lui, Fabio Zuffanti.

 

L’INTERVISTA

 

Alberto Sgarlato (Distorsioni) Cominciamo dalla domanda più ovvia: nel 2014 festeggi il ventennale di carriera, un percorso vivace e variegato fatto di progetti ormai innumerevoli. Hai voglia di riassumere per noi di Distorsioni quelle che consideri le tappe più salienti e i momenti che ricordi con maggiore entusiasmo?

hostsonatenFabio Zuffanti  Direi che i momenti di maggiore entusiasmo sono quelli legati alle sorti delle tre situazioni musicali che più mi hanno impegnato e portato soddisfazioni in questi vent'anni. I Finisterre in primis, il gruppo con il quale ho cominciato la mia avventura discografica e con i quali abbiamo prodotto quattro album di cui sono molto fiero esplorando strade sempre diverse, stimolanti e piene di spunti (molti dei quali sarebbero ancora da sviluppare). Poi la Maschera Di Cera, fortunata avventura nata dodici anni orsono e tesa al recupero di un certo suono tipicamente prog-italiano anni Settanta che secondo me ha contribuito al risveglio di interesse per la gloriosa tradizione prog del nostro paese e, conseguentemente, ha portato a molti ritorni di fiamma di svariate band. Diciamo che con MDC abbiamo lavorato anche per loro come loro hanno lavorato per noi fornendoci l'ispirazione. L'ultima delle tre avventure musicali alle quali sono maggiormente legato è Hostsonaten, mio progetto personale (a differenza di MDC e Finisterre che sono gruppi nei quali io sono solo un componente) che è anche stato il mio primo tentativo di lavorare a del materiale solista. Con Hostsonaten ho realizzato sette album secondo me “in crescendo” a livello la-masc-225x224qualitativo. A parte ciò non dimentico la miriade di gruppi e progetti più o meno solisti che hanno visto il mio contributo, Aries, Quadraphonic, Rohmer, laZona, R.u.g.h.e, L'ombra della sera e altri. Tutti tasselli importantissimi nel puzzle delle mie esperienze che hanno costruito ciò che sono. In tutto questo calderone le cose positive sono state molte, i concerti, la soddisfazione di sentire i dischi finiti, i viaggi, le avventure, la conoscenza di moltissimi fantastici collaboratori, le amicizie. Ci vorrebbe un libro per raccontare tutto... e infatti il libro sta per arrivare.

 

Nella tua musica sono spesso presenti riferimenti o citazioni di carattere cinematografico, a dimostrazione del tuo profondo amore per questa forma artistica: questo significa che dopo uno Zuffanti musicista e compositore, uno Zuffanti scrittore e uno Zuffanti conduttore radiofonico e televisivo potremo sperare, prima o poi, anche in uno Zuffanti regista? Dopotutto anche un artista che tu spesso citi tra i tuoi personaggi di riferimento, e cioè Franco Battiato, ha diretto dei film. Potresti decidere, un giorno, di farlo anche tu?

Tzuffantii stupirò! In realtà intorno al 1995 ho realizzato un cortometraggio di circa venti minuti che si intitolava “Andiamo avanti”, con il sottoscritto alla regia e la fantastica prova attoriale di Carlo Carnevali (R.u.g.h.e.) e Boris  Valle (Finisterre, Rohmer, R.u.g.h.e.). Si trattava di una storia surreale molto influenzata dallo storico “Cinico TV”. Dopo ciò avevo in cantiere un lavoro più lungo, di cui esistono anche brevi parti filmate, che però non ho mai completato. In realtà queste cose sono state fatte più per divertimento che altro e non ho mai avuto intenzioni “serie” rispetto all'arte cinematografica che adoro e della quale credo di essere un buon conoscitore ma che difficilmente mi vedrà in prima linea, anche se come dico spesso “mai dire mai”. Se comunque un giorno dovessi cimentarmi in un vero film vi autorizzo a una pubblica esecuzione in piazza se mai dovessi usare dialoghi sul tipo di quelli che Battiato inserisce nei suoi film!

 

zuffantiUn disco da cantautore a nome tuo, intitolato “La Foce del Ladrone”, e poi, ancora a nome tuo, un altro album, il nuovissimo “La Quarta Vittima”, che abbraccia le atmosfere della più nobile tradizione di rock progressivo italiano (e tra i due, naturalmente, le tue nuove opere con Hostsonaten e Maschera di Cera). Come mai hai scelto di non tenere la tua firma solista per la dimensione cantautoriale e di non affidare La Quarta Vittima a uno dei tuoi progetti più vicini al prog-rock, come Hostsonaten, Finisterre, o -perché no?- a una denominazione nuova?

I quattro dischi che ho realizzato come solista riflettono volta per volta diversi miei stati d'animo col passare del tempo. I primi due (“Fabio Zuffanti”, 2009 e “Ghiaccio”, 2010) sono maggiormente incentrati sull'elettronica e sulla creazione di scenari sonori spesso algidi e minimali. Con “La foce del ladrone” avevo voglia di mettermi in gioco e di provare a fare un disco di canzoni pop. Del resto perché ogni tanto non provare a spiazzare un poco il proprio pubblico? La vita è già abbastanza noiosa di suo, se in più si fanno sempre solo le cose per compiacere gli altri dove sta la sfida? Dirò di più, in questo preciso momento storico a mio avviso vince soprattutto chi osa. Tutti i miei esperimenti solisti però a un certo punto potevano anche rivelarsi dei pretesti per non affrontare la realtà delle cose. Inghiaccio fondo la musica che maggiormente amo e che in maniera più naturale esce dalla mia penna è il prog. Ma il prog era anche il genere che maggiormente temevo in un discorso solista. In questi vent'anni spesso ho preferito nascondermi un poco dietro gruppi o sigle varie, forse perché non avevo il coraggio di espormi in pieno. Si intenda, dietro a Hostsonaten, per dirne una, ci sono sempre io. Ma un conto è proporsi come Hostsonaten, un conto come Zuffanti. Se il mio disco esce sotto la sigla Hostsonaten è un po' come indossare una maschera che mi protegge. Credo invece che sia arrivato il momento di tornare alle origini di quelle che sono le mie passioni musicali principali ed esporle a mio nome, mettendoci la faccia. Oltre ciò le musiche che ho scritto per “La quarta vittima” riflettono pienamente la mia passione per il libro di Ende al quale il disco è dedicato (“Lo specchio nello specchio”), una cosa molto personale che non avrei potuto condividere con nessun gruppo o sigla, vecchia o nuova. Sono io al 100% e come tale mi espongo a viso aperto.

 

zuffanti Stai per portare dal vivo La Quarta Vittima, assieme ad altri “highlights” della tua carriera, con una formazione che annovera alcuni tra i migliori nomi del prog-rock italiano di ieri e di oggi. Vuoi presentare ai Lettori di Distorsioni la tua squadra e annunciare le date già confermate del tour?

Una volta finito il disco la prima cosa a cui ho pensato è il fatto di portarlo dal vivo. Purtroppo la maggior parte dei grandissimi musicisti che vi ha suonato aveva già i propri progetti da curare o semplicemente mancava loro il tempo di imbarcarsi in prove e concerti. Non mi sono però perso d'animo e in poco tempo ho messo su una nuova band (la ZBand) con ottimi musicisti. Il primo coinvolto è stato Paolo Tixi (Il Tempio delle Clessidre) alla batteria. Vero mostro di bravura e versatilità Paolo è l'unico della band ad avere suonato anche nel disco e sin dalla prima registrazione mi ha dimostrato il suo entusiasmo e disponibilità a collaborare. Detto, fatto! Paolo mi ha poi consigliato il tastierista savonese Giovanni Pastorino, il quale, oltre a essere stato coinvolto nella reunion degli storici Gleemen, è il tastierista di svariati gruppi reggae. Quando ho saputo ciò però la cosa non mi ha preoccupato affatto, anzi! A parte che Giovanni ha un grande amore per il prog (e moriva dalla voglia di suonarlo) ma poi è uno strumentista abilissimo, preciso e istrionico che con solo una tastiera e un computer riesce a far suonare un'orchestra. Per questo tour volevo circondarmi di nuovi musicisti con i quali non avevo mai collaborato, per respirare aria nuova, trovare diversi stimoli e fare nuove esperienze. Per Matteo Nahum (già chitarrista con Maschera Di Cera e Hostsonaten) ho fatto una piacevole eccezione. Matteo è un chitarrista dalle moltefinisterre sfaccettature e, siccome svariati sono gli stili in cui c'è bisogno di suonare in un concerto come quello che al momento stiamo preparando, la scelta non poteva che ricadere su di lui. Ultimo, ma non certo come importanza, il mitico Martin Grice (Delirium) al sax e flauto che con la sua grande esperienza e passione dà il tocco finale a una formazione che ritengo essere realmente stellare. In concerto suoneremo il nuovo album e alcuni pezzi di Finisterre e Hostsonaten con qualche sorpresa volta per volta. Le date finora fissate sono: 5 aprile Casa di Alex (Milano), 26 aprile Prog-Resiste convention (Belgio), 27 aprile Boerderij (Olanda), 18 maggio Terra Incognita Festival (Canada). Stiamo ancora comunque lavorando all'organizzazione del tutto e spero possano aggiungersi molte altre occasioni concertistiche.

 

La musica nel 2014: da una parte, grazie a molteplici canali, primi fra tutti i social network, è più facile per l’artista essere “manager di se stesso” e tenere i contatti in modo più diretto con il pubblico, le altre bands, gli organizzatori di grandi eventi, le riviste cartacee e on-line; d’altro canto, si rischia sotto certi aspetti di avere un’offerta più frammentaria e un pubblico disorientato e confuso. Tu come giudichi le “condizioni di salute” della musica in Italia oggi?

A dire il vero ci sono parecchie situazioni che non capisco appieno. Teoricamente c'è crisi, girano solo i grandi nomi, c'è molta confusione su cosa sia buono e cosa no, i posti per suonare dal vivo sono pochi, il pubblico scarseggia... In realtà nell'ambito indipendente ti basta essere inserito nei giri “giusti” ed ecco che come per magia escono i locali, i tour, le recensioni parlano in continuazione di nuovi fenomeni, tutto sembra vivo e vegeto. In tutto ciò il prog continua a rimanere da una parte, nella sua nicchia. Come l'ospite che alla festa sta tutto il tempo in un angolino mentre tutti si divertono. Un po' per snobismo, un po' per paura di mischiarsi con gli altri. Ecco, questo è un atteggiamento che io non condivido per nulla e che cerco di abbattere con la volontà di gettarmi nella mischia e essere parte del panorama indipendente italiano tout-court. Perché anche il prog è indie, e come tale merita le attenzioni che sono riservate a tutte le band del genere. E' assurdo che gli Zen Circus o i Calbro 35 girino così tanto e nel prog ogni porta sia chiusa, non ci sia pubblico e le strade siano così impervie. Di chi è la colpa? Dei “progressivi” perché non si mischiano? Di chi promuove la musica in Italia perché ancora non considera il prog musica degna di rispetto o cosa? Di gruppi validi ce ne sono a profusione, prog e non prog, manca un mercato aperto e ricettivo, tutto è troppo settoriale e solo alcuni ambiti della musica indipendente ne godono i benefici. Del mainstream non ne parlo nemmeno, lì è proprio un altro universo...

 

E a proposito di moderni canali di promozione: oggi sembra esplosa l’era del “crowdfunding”, cioè il finanziamento diretto con la richiesta ai fans di un contributo da parte dell’artista, una soluzione a cui ricorrono in tanti, e non certo solo bands esordienti, ma anche nomi in pista da 20 o 30 anni (mi vengono in mente Spock’s Beard e Pallas come primi esempi). Tu credi nel crowdfunding, lo hai mai usato e pensi che lo useresti o lo userai?

Mah, per fortuna al momento sono appoggiato da un'etichetta (la AMS) che crede fortemente in me, investe e cura nel dettaglio i miei prodotti e il mio lavoro. Se non ci fossero però AMS o altre etichette interessate alla mia musica non so se automaticamente mi rivolgerei al crowdfunding. Così di primo acchito pensare di chiedere soldi alla gente mi fa un po' specie. C'è da dire però che i Marillion ad esempio con operazioni del genere hanno continuato a prosperare e nessuno si è mai lamentato, anzi. Diciamo quindi che se il crowdfunding è fatto con serietà e nobiltà d'intenti senza fregature o cose del genere potrebbe essere una delle vie da percorrere in questo momento difficile e caotico. Ma una delle via, non l'unica.

 

zuffanti E dopo un 2013 denso di soddisfazioni ma soprattutto di produzioni a nome tuo, non si può non concludere questa intervista chiedendoti quali saranno i progetti futuri e che cosa metterai in cantiere al tuo ritorno dal tour del ventennale di carriera.

Dopo 20 anni e quasi quaranta album ai quali ho dato il mio contributo credo sia giunto il momento di fare un minimo di pausa di riflessione. Molto difficilmente nel 2014 ci saranno nuovi dischi in studio che mi riguardano. Ho bisogno di fermarmi un attimo, riflettere e capire bene i prossimi passi da compiere nei tempi a venire. Sicuramente l'epoca dei 2/3 dischi l'anno al momento mi sembra tramontata, preferisco impegnarmi in meno cose ma portarle avanti con la dovuta attenzione. Su tutto credo che la carriera a mio nome avrà un'attenzione particolare e un ruolo più massiccio. Per il resto sicuramente quest'anno mi occuperò di cercare di fare più concerti possibile e, se capita, di collaborare e seguire altri artisti. In pentola c'è un nuovo spettacolo musical/teatrale che sto scrivendo (su testo dello lafocedelladronescrittore piemontese PG Daniel) basato sul film “L'attimo fuggente” che speriamo di realizzare a breve. C'è la mia pseudo-autobiografia “Ma che musica suoni?” in uscita a febbraio 2014 per Zona Editore, in cui faccio il punto dei miei 20 anni di musica raccontando un po' della mia vita presente/passata e, in ultimo, la bellissima occasione dei concerti giapponesi in aprile con Maschera Di Cera e Hostsonaten. Credo sia il giusto riconoscimento e un bel punto d'arrivo, per me e per i musicisti delle due band, dopo tutti questi anni di musica e sacrifici.

 

Alberto Sgarlato
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