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26 novembre 2017 , ,

Noel Gallagher’s High Flying Birds

WHO BUILT THE MOON?

2017 - Autoproduzione (Sour Mash Records Ltd.)
[Uscita: 24/11/2017]

Inghilterra   #consigliatodadistorsioni     

 

NGHFB-whobuiltthemoonL’epopea dei fratelli Gallagher si arricchisce di nuovi e avvincenti capitoli. All’uscita di “As You Were”, disco di Liam da molti accolto come il lavoro più Oasis degli ultimi vent’anni, Noel e i suoi High Flying Birds rispondono con “Who Built the Moon?”, album che lo stesso fratellone Gallagher ha definito «un lavoro che spaccherà a metà i fan». Si tratta di un disco in netta contrapposizione agli standard oasisiani perfettamente inquadrati da Liam, e che invece Noel (insieme al produttore David Holmes) ha voluto stravolgere, nel tentativo di ridefinire dalle fondamenta i termini del britpop. Un proposito ambizioso, che l’artista inglese con pazienza enuncia fin dal psichedelico intro Fort Knox (una cosa tipo Fucking in the Bushes degli Oasis), e che nel corso delle dodici tracce appare con nitidezza crescente. Un’impronta sperimentale che il Nostro, intervenuto nell’ultimo disco dei Gorillaz di Damon Albarn, aveva già iniziato a dare ai suoi HFB nei due precedenti album, e che in questa terza fatica in studio trova mirabile interpretazione. Ad aiutare l’ex Oasis nel nuovo percorso artistico troviamo circa una trentina di nomi, tra cui Paul Weller (all’organo nel travolgente singolo Holy Mountain) e Johnny Marr, che con la sua inconfondibile chitarra e l’armonica dà quel quid in più a If Love is the Law: due collaborazioni manifesto del NG aperto a nuove influenze e contaminazioni.

 

ngLa rimodulazione del britpop passa, dunque, per un laborioso processo di taglio e cucito in cui il songwriter, senza rinunciare ai suoi ritornelli sing-along (It’s a Beautiful World - con tanto d’intermezzo in francese gridato al megafono - e She Taught Me How To Fly le ascolteremo sicuramente nei prossimi live), alza l’asticella per immettersi nel solco avanguardistico in cui si sono infilati già da qualche anno uno dopo l’altro gli altri tre grandi maestri brit (Albarn, Weller, Marr) aggiungendo una buona dose della sua incontenibile verve.

Così nel calderone finiscono chitarroni à lànoel gallagher paul weller Smiths (Black&White Sunshine), fiati sparsi per tutto il disco, elementi blues/gospel (Be Careful What You Wish For, una sorta di beatlesiana Come Together del terzo millennio) e soprattutto oscure programmazioni elettroniche (Keep On Reaching e la bowiana The Man Who Built the Moon) che raccontano il lato dark/new wave di un artista noto ai più per le sue incantevoli ballatone. I nostalgici del vecchio NG però, non resteranno delusi: in chiusura troviamo Dead in the Water (registrata live in studio a Dublino), una ballad voce/chitarra acustica/piano delicatissima, che fa correre la mente ainoel gallagher momenti più alti degli Oasis. Difficile dire se l’artista abbia intenzionalmente voluto dividere i suoi fan, ma di certo ci è riuscito. Who Built the Moon? è un album che avrà bisogno di un pò di tempo per essere digerito dagli irriducibili degli Oasis, ancora “ubriachi” del disco di Liam, ma sarà altresì destinato a sconvolgere, se possibile in meglio, i canoni del “gallagherismo” per come lo conosciamo. 

 

Voto: 8/10
Riccardo Resta

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