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19 giugno 2015 ,

Sun Kil Moon

UNIVERSAL THEMES

2015 - Caldo Verde Records-Rough Trade
[Uscita: 02/06/2015]

Stati Uniti 

 

sun-kil-moon-universal-themesAscoltandoUniversal Themes” ci si trova di fronte alla difficoltà oggettiva di non considerarlo come il sequel di “Benji” (2014) a cui, tuttavia, non si può non paragonare. In “Benji” si percepiva nettamente l'urgenza di Mark Kozelek di volere esorcizzare lo scorrere del tempo, disinnescando la sua nefasta forza dispersiva. Per fare questo, il deus ex machina dei Sun Kil Moon ha trascritto alcune pagine della propria vita utilizzando il registro dell'invenzione letteraria con lo scopo di cristallizzare il passato per renderlo simile ad un insetto imprigionato nell'ambra. Kozelek cantava piccoli frammenti di una personale quotidianità facendoci illudere che i protagonisti delle sue canzoni fossero le stesse persone che in fondo amiamo ed incontriamo nella nostra vita, solo con nomi diversi. Chi si aspettava di ritrovare in Universal Themes quella stessa delicata malinconia rimarrà deluso, in quanto il Nostro inaugura un cammino diverso e meno accessibile, connotato da una scrittura che diventa cronaca da diario personale, di quelli chiusi con il lucchetto. In Universal Themes i confini del mondo di Kozelek si sono ristretti, lasciando alla musica il compito di fare da fondale allo scorrere di un patchwork di aneddoti su cui ruotano meditazioni sulla vita e la morte.

 

markIl difetto principale è dato dalla mancanza di misura. Le canzoni sono spesso zavorrate da una verbosità che le fa affondare nei gorghi di un fiume di coscienza inarrestabile, visto che il minutaggio medio di ogni brano supera gli otto minuti, in un percorso a corrente emotiva alternata. Tuttavia, non mancano i momenti di poesia come nell'iniziale The Possum in cui il Nostro descrive l'agonia di un opossum per concludere con una toccante riflessione su di sé: “Vorrei morire con la musica nelle mie orecchie, il piano di Maurice Ravel o gli infernali grugniti gutturali dei Godflesh, il suono che rievoca i bei ricordi di quando si è giovani e andavamo in giro”. Da segnalare l'apertura ariosa di Birds Of Flims, la calvalcata sunyounghiana di With A Sort Of Grace I Walked To The Bathroom To Cry, il rap di Cry me a River Williamsburg Sleeve Tattoo Blues con un intermezzo in cui le chitarre intonano una sorta di nostalgico madrigale. Uno dei momenti più riusciti è Garden Of Lavender il cui arpeggio ritmico ricorda Fink e, nei toni, le oscurità del Will Oldham più ispirato. L'idea complessiva che si trae è di essere in presenza non di un vero e proprio nuovo album di Mark Kozelek e dei suoi Sun Kil Moon, bensì alla pubblicazione delle outtakes di Benji. Nonostante tutto, Kozelek è come uno di quegli amici di vecchia data che incontri per caso dopo un'infinità di tempo, che ti ricorda episodi della tua vita che avevi rimosso e che, dopo aver salutato, ti lascia addosso una maledetta malinconia.

 

Voto: 6/10
Giuseppe Rapisarda

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