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13 aprile 2013 , ,

Billy Bragg

TOOTH & NAIL

2013 - Cooking Vinyl
[Uscita: 19/03/2013]

Billy Bragg “TOOTH & NAIL”  19.3.2013 – Cooking VynilCi sono artisti ai quali ci sentiamo istintivamente vicini, come fossero effettivamente vecchi amici, anche se, ovviamente, non li abbiamo mai conosciuti, anzi, magari abitano dall’altra parte del mondo. A me capita, guarda caso, con Billy Bragg. Adesso non incominciamo con le solite ironie del tipo “eh, già, tra comunisti ci s’intende”. Uno dei motivi che me lo fanno sentire più vicino, invece, è quello spleen così britannico che l’ha portato a scrivere capolavori immortali come Greetings To The New Brunette, o New England, (I don’t want to change the world, I’m not looking for new England, I’m just looking for another girl…) canzoni d’amore, in cui la fede (indefettibile, sia chiaro) socialista del nostro Billy resta sullo sfondo.

 

Poi, certo, il mio vecchio cuore sovversivo si scalda di fronte alle grandiose trascrizioni di The Red Flag, o The Internationale, oppure quando lo vedo ricordare con la dovuta enfasi, durante un infuocato concerto Paolo Di Canio, nuovo allenatore del Sunderland e fascista dichiarato, sulle note di Woody Guthrie, “you fascists are bound to lose!”. Il feeling si è ulteriormente rinforzato in occasione del concerto al quale ho avuto la fortuna di assistere qui a Torino, perché il ragazzo mi ha confermato, oltre al talento, sul quale c’erano pochi dubbi, tutta la carica umana che avevo solo potuto supporre avesse. Capirete quindi che l’uscita di questo suo nuovo disco, a cinque anni di distanza dall’ultimo “Mr. Love & Justice” è per me un evento. Come sempre, quando si aspetta per tanto tempo un avvenimento, ci si trova a temere di restare delusi. Diciamo subito che non è questo il caso. Ma noi, fans del vecchio Billy, “the barking bard”, il bardo che abbaia, l’uomo capace di suonare il punk con solo il suo chitarrone in grembo, dobbiamo adattarci: questo è un disco intimo, in cui Bragg mette in soffitta la fida chitarra elettrica, lascia in biblioteca “Il Capitale” e lascia trasparire il suo lato oscuro, probabilmente anche a seguito della recente scomparsa della madre.

 

Il disco si muove su traiettorie tra il country e il folk cantautorale, e infatti è stato registrato in un blitz di cinque giorni in California, con l’attenta, mai invadente produzione di Joe Henry e con la collaborazione di ottimi musicisti di quella scena, tra cui Greg Leisz al dobro, al mandolino e alla pedal steel, Patrick Warren alle tastiere e con la sezione ritmica assai discreta rappresentata da David Pilch e Jay Bellerose, rispettivamente al basso e alla batteria. Persino il clamoroso accento cockney di Billy pare addolcito dal sole californiano. Un disco pesantemente influenzato dal luogo in cui è stato registrato, quindi, nel solco tracciato dalla trilogia “Mermaid Avenue”, come lo stesso Bragg aveva anticipato. In effetti, uno dei pezzi forti del disco è la dolente I Ain’t Got No Home, una delle “dustbowl ballads” di Woody Guthrie. Detto che la mia personale preferenza va alla “bluesy” Do Unto Others e a There Will Be A Reckoning, dove fa capolino il Billy più politico e deciso, è ora di tirare le somme: questo è un gran disco, forse non è al livello dei primi capolavori di Billy, ma ci mostra lati finora sconosciuti del suo talento. Ho l’impressione di aver già un primo candidato per i miei “best of 2013”.

Voto: 8/10
Luca Sanna

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