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24 settembre 2013

Medicine

TO THE HAPPY FEW

2013 - Captured Tracks Records
[Uscita: 06/08/2013]

medicineLo shoegaze (genere pop codificato dalla critica nei primi 90’) se ancora esiste è perché ne abbiamo bisogno. Evidentemente, farsi sommergere dal un suono stratificato di chitarre distorte seguendo il filo di fragili percorsi melodici, inerisce a nostra predisposizione innata, per taluni risalente a certa matrice meglio nota col genoma Velvet Underground. Sebbene tale scena, da anni cristallizzata, appartenga  a mera attualità di rentrée variamente rilevanti (tra tutte l’evento discografico dell’anno My Bloody Valentine, le ristampe Ride, ed i Medicine di cui alla presente), senza fornire impulsi di qualsivoglia evoluzione stilistica (di contro segnaliamo i coevi Serena Maneesh e i discontinui Asobi Seksu), lo shoegaze è tuttora canone appagante per chi a ritroso coltiva memorie di Cocteau Twins (da cui il migliore dream pop generatosi), di  Jesus and Mary Chain e del loro orecchiabile feedback, di antiche figure wave quali Curve, Catherine Wheel, Pale Saints e via elencando. I Medicine di Los Angeles dunque, dopo dieci anni di silenzio e complessivi cinque album all’attivo (raccolte escluse). Da alcuni considerati sorta di contraltare americano di MBV, (paragone tutto sommato scomodo), con “To The Happy Few” riannodano i fili di un suono che ancora appartiene loro, come agli albori, anno 1992 (esordio “Shot Forth Self Living”, Def American/Creation).

 

Siamo nel lussureggiare di un pop spanato di riverberi chitarristici, a vocazione dissonante, poderoso nelle strutture ritmiche, romantico nelle melodie, con chiara ricerca medicine di un coté epico. Così l’apertura di Long As The Sun, introduzione ad un mondo di volteggi sinuosi, dove le chitarre paiono sirene e gli impasti vocali (a base femminile) ondate di calore; It’s Not Enough, cavalcata impetuosa senza tempo e senza pecche (vero cardiotonico); Burn Itformat tutto Medicine del modo di intendere una canzone: mutevole nello spleen e digressivo nell’incedere; così come per le successive Holy Crimes , The End Of The Line e Butterfly’s Out Tonight riusciti esercizi (seppur scolastici) di bello stile shoegaze; o ancora All You Need To Know, fragile melodia sospesa sotto volte di chitarre e testiere piene di maestà; Find Me Always e Pull The Trigger  confermano la vocazione popedelica di questi redivivi che amano catturare a scampoli di stordimenti noise. Chiude Daylight e lo fa una volta di più, comunicando senso di potenza che non disturba l’ascoltatore propenso ad evasioni epico-romantiche.“To The Happy Few” è un disco imperfetto che tuttavia ci riconsegna integro un gruppo come i Medicine, minore finchè si vuole, ma protagonista di un linguaggio sonoro che tuttora fomenta la nostra identità di genere e della cui tramandata ricetta necessitiamo vivamente.

 

Voto: 6.5/10
Marco Prina

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