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2 ottobre 2014 , ,

Christian Bland & The Revelators

THE UNSEEN GREEN OBSCENE

2014 - The Reverberation Appreciation Society
[Uscita: 23/09/2014]

USA

christianthe ugoTornano i Revelators, side project del chitarrista dei Black Angels Christian Bland (titolare anche di The Ufo Club), con il terzo album in quattro anni. La formazione texana consolida la capacità di scrivere canzoni pop di chiara ispirazione sixties rivestite di elegante psichedelia casalinga, arrangiamenti vintage accattivanti, dosate con efficacia e sapienza: Christian Bland sa quando spingere sull’acceleratore e quando invece tirare i remi in barca e vagare spensierato in qualche cielo immenso del Texas.  I Revelators non sono i Black Angels. Per chi si appresta la prima volta ad ascoltarli e aspettava tranci di riti tribali, squarci di droni nella notte oscura dei fuzz, l’ascolto dell’iniziale The Sun Is Fading Away potrebbe essere traumatico: quello di Christian Bland non è operazione filologica, non ha nessuna intenzione di riportare in vita il pop anni ’60, la surf music e il beat, ma semplicemente di divertirsi e divertire con la girandola colorata di jingle blues, filastrocche, piccole ballads, jam baciate dal sole che “The Unseen Green Obscene” mette in scena. Dal singolo CB160 allo strumentale Diddley Stomp e a dichiarazioni d’intenti come Gnostic Blues e Point Man Blues, le melodie di Bland si liberano della pesantezza psichedelica per ricercare una maggiore leggerezza in wah wah riverberati, chitarre acustiche e sonagli, tremolo e slide guitars, nella caleidoscopica ricerca di una perfetta perla psych pop, lontane dal lo-fi di “The Lost Album” e dalla spigolosità di “Pig Boat Blues”.

 

christian_bland_and_the_revelators01_website_image_tptq_standardTuttavia, questo non giustifica un corpus dispersivo e ripetitivo, che rischia di passare per velleitario e pretenzioso, in canzoni che si assomigliano un po’ tutte e in una vena compositiva banale. Come non pensare che si stia ascoltando lo stesso brano nei tre che aprono il disco,  The Sun Is Fading Away, The Last Summer The Same Road? Oppure che quello che dovrebbe essere il pezzo “forte” del disco - il canonico brano da 5, 6 o 7 minuti, Daughter Of The Sun  - non sia semplicemente un innocuo riempitivo?  L’inquietante Alone In Deer Park chiede ancora una volta west coast e Allah Las ad un album con un sorriso ebete sul viso, mentre si rincorrono gli eroi di un passato mitizzato, da Brian Wilson a Syd Barret Blues (ma basti pensare a The Beatles presente su Pig Boat Blues). Il tema della memoria chiama all’appello un gruppo che si presenta come carta carbone del pop americano anni ’60, senza la fame intellettuale dei Deerhunter di  “Halcyon Digest”, né la furia sciamanica dei primi Black Angels ma il cui ascolto ci pone di fronte a dei quesiti: quanto christianlargevale davvero questa musica? Quanto efficace sarà ancora l’effetto revival? Potremmo mai fare veramente a meno del rock anni ’60 rigurgitato senza criterio, destinato ad affogare in un auto citazionismo isterico? Per il momento, Christian Bland e i suoi non sanno trovare una risposta valida. 

 

Voto: 4.5/10
Ruben Gavilli

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