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28 agosto 2012 , ,

The Swans

THE SEER

2012 - Young God Records
[Uscita: 28/08/2012]

The Swans: THE SEER # Consigliato da DISTORSIONI

 

“Conflitti e mutamenti assediano il mondo vacillante; pensieri feroci e fantasie selvagge affollano le menti; la confusione si scaglia su una razza senile e il crimine e la follia vagano senza limiti.
Odo le campane: le beffarde campane maledette che risvegliano confusi ricordi, ci tormentano, ci paralizzano. Suonano e risuonano su mille inferni.
Demoni della notte, perché non tacete”?

Howard Phillips Lovecraft.

 

Non può che suscitare visioni di inferni ancestrali il ritorno, o meglio l’ennesima incarnazione maledetta, degli Swans di Michael Gira. E il lezzo di sostanze sulfuree si sente a distanze abissali. Un album, “The Seer”, dinanzi al quale il pur dignitoso “My Father Will Guide Me Up A Rope To The Sky” del 2010, impallidisce e svanisce. Un doppio Cd, corredato da un Dvd, che rappresenta la summa di trent’anni di rock apocalittico del guru della dissoluzione e del processo necrotico in musica. Album, diciamolo subito, dall’impatto devastante e ferale, sebbene di grande fascinazione avernale, con punte di evocazione di miriadi di spettri lovecraftiani, secrezioni endogene della materia onirica, gremita di incubi irriducibili, del grande Gira.

 

Attorniato da musicisti di prim’ordine e collaboratori di prestigio (basti ricordare gli Akron/Family; Alan Sparhawk e Mimi Parker dei Low; Ben Front… ), e la ex compagna e antica collaboratrice, Jarboe, Gira inscena con questo lavoro una sorta di discesa agli inferi del suono, scarnificato e straziato come con vomeri satanici. Ossessioni, incubi, deliri da imminente apocalisse, rappresentano in sommo grado lo status attuale dell’oscuro rapsodo americano. Uno degli episodi più allucinati e inquietanti della già temibile discografia di Gira, in tutte le sue svariate ipostasi soniche entro le quali s’è incarnato come un lemure, nei decenni.

 

The Swans: THE SEER michael giraA partire da Lunacy, brano d’apertura del primo disco, si comprende quale sarà il tratto dominante dell’insieme: una nenia funerea tendente a irrorare di scarlatto il firmamento. Passando per la ossessione percussiva di Mother Of The World, tarsiata dai rantoli intermittenti del grande vocalista, in quest’album, invero, incline a porre in secondo piano la voce, per far meglio risaltare l’impasto sonoro parossistico e ai limiti del delirio. The Wolf sembra rappresentare un pur accidentato intermezzo prima di giungere a uno dei brani più impressionanti della storia del rock: The Seer, una cavalcata disperata nelle regioni infernali, di trentadue minuti, punteggiata da folli incandescenze sonore, in cui la voce quasi si inabissa in un dannato gorgogliare di limacciose acque palustri, con sullo sfondo un diabolico rintocco di campane che si staglia, fendendo l’aria solforosa, sul coacervo maledetto degli strumenti, suonati quasi da stolide potenze infernali. In confronto a esso, brani pur validi come The Seer Returns, Ave.B Blues, dal vago respiro dodecafonico, o la finalmente riposante  e classicheggiante ballata, tipica di Gira, The Daughter Brings The Water, rappresentano una sbiadita dagherrotipia del mostruoso antecedente.

 

I quattro frammenti del secondo disco, si aprono con Song For A Warrior, in cui l’angelica voce di Jarboe intesse fili di brezza nell’aria tornata brevemente respirabile…Con Avatar, come a voler fugare quelle impressioni celestiali, si torna a bordeggiare l’abisso. Brano splendido, nella sua lucente cromatura notturna, degno degli Swans di “The Burning World”, in cui la voce di Gira, dopo un breve intervallo strumentale, torna a dominare imperiosa e tonante dalle arcane profondità del suo spirito esulcerato. A Piece Of Sky, pare inscenare un timido tentativo di impossibile redenzione dalla materia gelida dell’incubo, con il lungo svolgersi del sottile e fragile filo dell’armonia, destinato a esser miseramente spezzato dal terrifico e mortifero effluvio di The Apostate, in cui pare che tutti i demoni dell’inferno affiorino in superficie, con la chiara e improcrastinabile intenzione di saldare il conto con le tremebonde creature sublunari. Un’opera di prodigioso impatto ustorio, questa degli Swans: o meglio, un luogo meramente cerebrale nel quale schiere di angeli rilkiani rilasciano le spade e si abbattono al suolo, fiammeggianti e gementi sotto lo zoccolo caprino di Sua Maestà Satanica.

Rocco Sapuppo

Swans 

 


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