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10 febbraio 2012 ,

Michael Gira

THE MILK OF MICHAEL GIRA: COLLECTED HOME SOLO RECORDINGS 2001-2010

2011 - Young God Records
[Uscita: 13/12/2011]

# Consigliato da DISTORSIONI

A ben riflettere, già con la nascita del progetto Angels of Light del 1997, Michael Gira, leader degli Swans e instancabile errabondo di nuove sonorità, aveva impresso una prima significativa svolta al suo manifesto concettuale. La cifra stilistica era stata quindi invertita, decidendo di smussare le asperità e le estremizzazioni rabbiose e nichiliste tipiche del mondo Swans per trovare più ariose e dilatate atmosfere espressive nel suono degli Angels, incentrato su esplorazioni più intimistiche, atmosfere più rarefatte e posate, rese magnificamente dal ricorso a strumentazioni in acustico. Due universi paralleli capaci entrambi di custodire e svelare le sfaccettature di una personalità tanto complessa quanto tormentata, sempre comunque artisticamente sublime e coerente con la volontà di preservare una propria unicità e caratterizzazione. Non a caso le linee di divagazione torneranno nuovamente a convergere con la rinascita degli Swans, sancita dall’album del 2010, “My Father Will Guide Me a Rope to the Sky”, con la contemporanea gestione di svariati progetti paralleli e con una intensificazione dell'attività solista.

 

Il compimento di una maturità raggiunta attraverso un percorso travagliato ma sempre autenticamente motivato e ispirato, una storia affascinante scritta col cuore e con un indiscusso talento tanto anticonformista, dissociato e ribelle quanto elevato e innovativo. L’attività solista di Michael inizia fin dal 1985 con la sua partecipazione alla compilation “A Diamond Hidden in the Mouth of a Corpse”, proseguendo parallelamente ad ogni sua attività fino all'ultimo lavoro del 2010 "I am not Insane" (Young God). Non sono pazzo ci bisbiglia con la sua voce baritonale profonda, ipnotica e graffiante ma poi ritratta dicendo che si tratta di una bugia. Quel che è certo è che, alla soglia dei suoi quasi sessant'anni, questo artista sfodera un catalogo di coerenza e di qualità artistica inconfondibile e rimarcabile. Si rimette in gioco con una etichetta discografica propria, fa il cacciatore di talenti, disegna una ad una le copertine dei suoi dischi!

 

Forse è semplicemente uno di quei pazzi costruttivi e geniali di cui il mondo della musica si è nutrito per piazzare in cartellone tante gemme di grande ineguagliabile ispirazione. Forse è reduce vittorioso di pazzia e autodistruzione ben convogliate. Con questo "Milk of M. Gira" l'artista californiano ci offre un elisir prezioso e sostanzioso che è appunto paragonabile ad una scrematura o, se vogliamo, ad una spremitura di uve passite: stille emozionali scaturite da un'operazione di totale epurazione da ogni orpello, musica scarna, essenzialità vibrante. Tredici solo home recording provenienti da un decennio di produzioni tra Swans, Angels of Light e lavori solisti: registrati artigianalmente e senza sovraincisioni, come abbozzi, flussi di pensiero, magma incandescente a cui dare forma e nome.

 

Le mura della sua casa e il suono acustico caldo e vibrante della sua chitarra. Tredici schizzi tracciati con la sanguigna. Qualcuno dal sapore ancora troppo sbiadito e minimale come Promise of Water, già presente in “We Are Him” degli Angels (2007), in cui alcuni arrangiamenti ben armonizzati e l'uso della voce addizionale di Ryan Vanderhoof, erano sfavillanti riverberi di luce. Altri dal tratto deciso, capaci di catturare l'immediatezza di un attimo: Oxygen (in cui è contenuto il verso che dà il titolo all'ultimo album degli Swans e presente in altra versione in "I am not Insane"); Eden Prison senza i tribalismi cacofonici e i crescendo strumentali della versione di "My Father...". What you were dal bellissimo "Everything is good here/Please come Home" (Young God 2008) sempre a firma Angels of Light, torna a produrre lo stesso impatto evocativo anche nella più assoluta nudità, piena di sfumature e pause umorali della voce, sembra quasi una confessione psicologica raccontata ad uno specchio.

 

Destroyer, ancor più di Michael's White Hands, sono ugualmente di grande coinvolgimento ma perdono invero il gusto e la grazia degli arrangiamenti eleganti ed eterei che il tocco sensibile degli Akron/Family (da poco entrati nell'etichetta fondata da Gira) aveva impresso al prezioso "The Angels of Light sing Other People" (Young God 2005). Rose of Los Angeles epurata dai toni gravosi da baccanale delirante e contagioso è quasi irriconoscibile, si impone all'attenzione per l'avvolgente intreccio tra voce e corde che raggiungono una intensità catartica di notevole suggestione. Molto raffinato e intimo l'effetto ottenuto da Waiting Beside Virago che ancora una volta riesce a far prevalere l'essenza più pura della canzone e dell'interpretazione, estratta da un'altra notevole collaborazione del nostro con Dan Matz "What we did" (Young God 2008).

 

Surrogate non può che lasciare interdetti a confronto con la versione piena di cigolii e stridori degli Swans, altrettanto cupa e inquietante si trasforma in una elegia declamata da una voce gutturale e atonale, l'unico rimasuglio di malessere ravvisabile in tutta l'atmosfera calda e intima dell'album, ma forse è solo un modo per esorcizzare ogni tentazione e spazzarla via con sferzate ossessive di accordi graffianti. Aspettiamo con trepidazione di poter vedere eseguito dal vivo questo lavoro nelle tre prossime date italiane in programma ad aprile, sicuramente le locations scelte sono la cornice ideale per una resa massima del suono acustico. Nel frattempo si vocifera anche di un nuovo lavoro firmato Swans, sempre per il 2012. Cosa dire? Un meraviglioso, adorabile, instancabile, pazzo!

Romina Baldoni
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