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22 novembre 2012 , ,

Guided By Voices

THE BEARS FOR THE LUNCH

2012 - Fire Records
[Uscita: 12/11/2012]

GUIDED BY VOICES, The bears for lunch, Fire Records# Consigliato da DISTORSIONI

 

Continua l'impresa stacanovista dei Guided By Voices, che pubblicano “The bears for lunch”, terzo full lenght del 2012, dopo “Let’s go eat the factory” (uscito a gennaio) e “Class clown spots a UFO” (dato alle stampe a giugno). Diciannove nuovi pezzi che chiudono (forse) il discorso iniziato all'inizio dell'anno e che celebrano – per la terza volta – il ritorno, con la formazione “storica” (quella del 1993-96), del gruppo di Robert Pollard, una della band seminali dell'indie rock e del lo-fi statunitense degli ultimi cinque lustri. Tre dischi in un anno (circondati da una lunga serie di singoli ed Ep collaterali) sono un’impresa titanica, ma la band mancava dalle scene da un bel po' (l’ultimo full lenght prima di questo ritorno era del 2004) e viene quindi da pensare che non tutto il materiale sia di freschissima composizione; la band ha comunque dimostrato di avere ancora molto da dire, e da insegnare, con la propria musica. Certo, al terzo disco nell'arco di dodici mesi un po' di stanchezza si fa sentire, ma è anche una questione fisiologica, un peccato veniale che comunque non smentisce la grandezza del gruppo. È vero, qualche pezzo sembra un riciclaggio di qualche b-side dei REM o degli Husker Du meno ispirati (ascoltate un pezzo come The challenge is much more per farvi un’idea), ma tutto sommato anche quest’ultimo disco è nettamente sopra la media rispetto a molti prodotti affini usciti negli ultimi anni.

 

The bears for lunch” è un disco che, come i precedenti due, ci ricorda cos'era l'indie rock prima che diventasse un fenomeno per hipsters malvestiti, buono solo per essere servito bello freddo in qualche aperitivo chic, o usato come sottofondo per ascoltatori distratti di qualche dj-set di tendenza. Un ritorno alle origini di un genere che, secondo chi scrive, oggi non gode di ottima salute. La formula della band è ormai collaudata: power-pop potente, schegge e frammenti sonori che abbozzano, con un gusto da “non finito”, canzoni di cui basta accennare un’idea base per dimostrarne il funzionamento, reminiscenze di pop psichedelico frullate con un lo-fi bislacco ed ironico (anche se infinitamente meno radicale e pazzoide di quello degli esordi, quello di Vampire on Titus o di Bee Thousand, per capirci), riflessioni acustiche tra il bucolico e il freak-pop, germi beatlesiani mischiati ad un sapiente amarcord anni Novanta, cantautorato indie e attitudine (post)punk, il tutto condito con una sapiente e divertente dose di libertà compositiva e schizofrenia musicale. Al disco manca forse il pezzo forte, la hit che lo avrebbe reso fondamentale, ma il lavoro dimostra comunque lo stato di grazia della band.

Luca Verrelli

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