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16 Ottobre 2019

Officina F.lli Seravalle Tajs!

2019 - Lizard Records
[Uscita: 06/09/2019]

Tra avanguardia e sperimentalismo, compiendo voli interstellari sopra il concetto di annichilazione cosmica, sorsate di vino dal vago sentore free jazz, destrutturazione delle impalcature soniche in forma di metalinguaggio ‘cioraniano’, iconoclastia metamorfica e geniale rovesciamento di tutti gli stilemi architettonici delle note: il nuovo album del progetto Officina F.lli Seravalle, “Tajs!”. Dopo l’avventura concettuale di “Us Frais Cros Fris Frics Secs”, ritornano con “Tajs”, Lizard Records, gli intrepidi fratelli Seravalle, Alessandro, già mentore dei luciferini Garden Wall, e Gianpietro, cavaliere sonoro versato in diavolerie elettroniche, validamente coadiuvati dalla brava Clarissa Durizzotto al sax alto e Claudio Milano, impareggiabile aedo e architetto di progetti seminali nell’ambito della musica sperimentale italiana (NichelOdeon, InSonar…), alla voce, come sempre pregnante ed ebbra di iridescenti riflessi, nel brano iniziale Danzatori Di Nebbia,(suo anche il testo) la cui base industrial è sorvolata da flussi di matrice brechtiana. L’album si snoda algido tra sentieri impervi e costellati di insidie neuronali: Ausa è un’immersione nelle profondità artiche del concetto di suono, un racconto noir in forma di spavento elettronico, così come Aritmetica Dell’Incurabile è sospesa tra arpeggi di chitarra venati di progressive e serici tappeti di volute percussive. Intrigante è, poi, l’inserzione del discorso del ‘tunisino’ Craxi sopra una base di sperimentalismo elettronico in Vuoto Politico, mentre a scenari interplanetari sembra alludere la matrice sperimentalistica di Saturno, un viaggio spaziale di ordine dodecafonico senza possibile ritorno. Tarsiata di trame jazzy appare la superba NYC Subway Late At Night, incantata cavalcata notturna sulle ali del sax della Durizzotto, episodio prezioso e sapientemente modulato. Altre perle di quest’album intenso e coraggioso ci paiono: Insonnia, un tessuto di suono d’avanguardia squarciato da spade elettroniche, e la discesa nel Maelstrom dell’animo umano rappresentata da Distopia, con spoken word dal capolavoro maledetto di Orwell, “1984”; la traccia conclusiva, Decostruzione, delinea paesaggi sonori di rara cupezza, atmosfere post-punk trapassate dalla gelida lama del sax. Un album di rara intensità e bellezza.

Voto: 8/10
Rocco Sapuppo
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