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8 settembre 2017 ,

Micah P. Hinson

PRESENTS THE HOLY STRANGERS

2017 - Full Time Hobby
[Uscita: 08/09/2017]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni     

 

Micah_P_Hinson_LOW_MPH_Holy_Strangers_COVER_650Ed eccoci a un nuovo capitolo della grande narrazione di Micah P. Hinson, ancora una volta tratteggiante caratteri, vite, storie di dannazione, redenzione, vita e morte: il solito allegrone, insomma, ma conosciamo quali inferni abbia precocemente attraversato in gioventù l’autore di queste ballate. Introdotto da uno strumentale vagamente morriconiano, il disco racconta la storia di una famiglia americana in tempo di guerra, gli avvenimenti sereni (l’amore, i matrimoni, le nascite), quelli funesti (guerra, tradimenti, uccisioni e suicidi), staccandosi così dall’autobiografismo delle prime opere, come se con la raggiunta maturità (l’uomo ha compiuto i trentasei anni) fosse sopravvenuta la consapevolezza che la vita non sia facile per nessuno, da cui l’esigenza di far interpretare i propri incubi e le proprie aspirazioni a personaggi creati per l’occasione. Inciso nell’arco di due anni, dopo avere re imparato a suonare la chitarra in seguito alla temporanea paralisi alla braccia a causa di un incidente stradale occorsogli durante una tournée, l’album è stato concepito come un doppio (in vinile) e registrato con strumenti analogici (registratori a bobine, Tascam, banchi di vecchia generazione), poi processato digitalmente solo in sede di mastering definitivo.  

 

hinsonLa cifra stilistica è sempre il folk, declinato in forma ancor più intima rispetto al passato (d’altronde, per la prima volta il lavoro è intestato al solo Hinson, come ci si aspettava dopo l’indicazione “& The Nothing” del precedente), con capitoli separati da brani strumentali (la già citata The Temptation, The Year’s Tire On, punteggiata da un coro, la stessa The Holy Strangers, la notevole The Awakening) e un paio canzoni “fruibili” (il singolo Lover’s  Lane, reminiscente della lezione di Johnny Cash, The Lady From Abilene), mentre le altre sono maggiormente impegnative in sede d’ascolto (su tutte l’intrigante Micah Book One, un lungo spoken word in musica, a tema spirituale, vero cuore del disco). Una vera Opera Folk, dunque, affascinante e meritevole di attenzione totale (si consiglia l’ascolto in cuffia, sulla propria poltrona preferita e muniti di un buon bicchiere). A questo punto, però, sarebbe interessante vedere il Nostro alle prese con un progetto meno serioso, non legato a un concept: i numeri li ha, le canzoni le sa scrivere e un album nel quale riuscisse a svincolarsi dalla prigionia del personaggio al quale appartiene crediamo gli gioverebbe. Non vogliamo introdurre paragoni, ma altri l’hanno fatto con ottimi risultati.  

 

Voto: 7/10
Massimo Perolini

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