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19 marzo 2016 ,

Iggy Pop

POST POP DEPRESSION

2016 - Loma Vista
[Uscita: 18/03/2016]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni     

 

popScrivevamo recentemente su Distorsioni: "...l'inquieto (quasi) 69enne Iggy Pop non sta mai fermo (come sua perenne abitudine), sempre alle prese con improbabili ed inaspettate nuove collaborazioni. Quella più recente e clamorosa è con il geniale ed eclettico Josh Homme (Queens Of The Stone Age etc...)".

Con J.H. Iggy Pop ha registrato questo nuovo "Post Pop Depression", più che buono lavoro in studio. Gli altri validi musicisti della band che lo accompagna in questa nuova veste sono il polistrumentista Dean Fertit (Eagles of Death Metal, compagno di Josh Homme nei Queens Of The Stone Age, collaboratore di Jack White nei Raconteurs e Dead Weather) ed il batterista  Matt Helders (Arctic Monkeys).  

 

Se "Ready To Die", l'ultimo album in studio del 2013 a nome Iggy & the Stooges non era stato per niente male, l'accoppiata Homme-Pop si rivela davvero bene assortita e tutta la nuova ditta funziona che è una meraviglia, con Iggy che sfodera quel iggy pop new hommecarismatico tenebroso vocione frutto di tante tormentate primavere alle spalle. Post Pop Depression contiene canzoni ispirate, ben strutturate melodicamente, ricche di un fascino crepuscolare (quasi spagnoleggiante in Vultures) che lascia il segno (Break Into Your Heart, Gardenia, Sunday, Chocolate Drops); songs soprattutto corroborate dal caratteristico chitarrismo robotico e roccioso del chitarrista Josh Homme (quello che ha marchiato a fuoco i dischi dei Q.O.T.S.A.) e da una sezione ritmica essenziale e robusta. Il risultato è un rock granitico e spigoloso ma non sterilmente pesante, che definiremmo 'intelligente' se non temessimo di risultare banali.

 

Il languido mood 'francofono'  -pesantemente contestato dai fans più irriducibili- di dischi interlocutori terzo millennio come "Preliminaires" (2009) o "Après" (2012) sembra IMG_3141_2quindi essere completamente superato, a favore dei toni glaciali di episodi come German Day American Valhalla, che rinnovano -sin dai nomi significativi-  l'angosciante spleen mitteleuropeo dell'indimenticabile album "The Idiot" (1977). Anche i quasi sette spigolosi minuti finali della dolente, 'politica' Paraguay riportano in vita il migliore esasperato espressionismo vocale di Iggy, ed una concezione azzeccatissima di backing rock band a lui funzionale che non iggypop-joshhomme-promo-650ricordavamo dai lontani epici tempi di "New Values" (1979) e "Soldier" (1980). Questa depressione post-pop delinea un'ipotesi affascinante di scarno, glabro rock terzo millennio. Un bis in studio di questa stessa ditta sarebbe davvero gradito, ma conoscendo la volubilità di Iggy non ci mettiamo una mano sul fuoco!

 

Voto: 7.5/10
Pasquale Wally Boffoli

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