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25 marzo 2019 , , ,

Paul Weller

OTHER ASPECTS, LIVE AT THE ROYAL FESTIVAL HALL

2019 - Parlophone
[Uscita: 08/03/2019]

Inghilterra   #consigliatodadistorsioni    

 

other aspectsTerza uscita discografica in tre anni per Paul Weller, il Modfather che attraversa una fase creativa senza precedenti anche per una carriera ricca e disseminata di gemme come la sua. Stavolta il padre fondatore della mod culture revivalista propone un disco dal vivo, “Other Aspects, Live at the Royal Festival Hall”, in cui tira le somme dell’ultimo disco in studio, “True Meanings”, proponendo ben undici tracce del disco datato 2018 al fianco di perle rare della sua discografia solista, con i Jam e gli Style Council. Il Nostro prosegue sulla scia semi-acustica che aveva contraddistinto “True Meanings” nella sua interezza: lo spettacolo live registrato l’11 novembre alla Royal Albert Hall di Londra, infatti, è stato realizzato in formazione acustica e con il supporto di sezioni di archi e fiati. Un mood non del tutto inedito per uno sperimentatore “ossessivo-compulsivo” come Weller, il changingman per definizione, che però in questo tentativo radicalizza la sua vocazione all’acustico, portandola a uno stadio successivo. Già, perché se il lavoro fatto sui brani dell’ultimo album è di mera trasposizione dal disco al palco (sontuose le versioni live di Glide, The Soul Searchers, Aspects, Old Castles, Moving On, Gravity, Mayfly, White Horses e compagnia), l’opera di arrangiamento messa in pratica sui pezzi più “datati” è da laurea con lode in composizione. Weller ce ne dà un mirabile saggio già in apertura di disco/concerto, proponendo una versione “tanguera” di One Bright Star (“22 Dreams”, 2008) che strappa applausi e consensi.

 

paul_wellerStesso identico discorso per Boy About Town (The Jam, “Sound Affects”, 1980), brano che conserva il fascino di pietra miliare semi-dimenticata della discografia dei Jam, pur risplendendo di una nuova luce, più marcatamente cantautorale. Un trattamento simile Weller riserva a Private Hell (1979), altra canzone della fase centrale della carriera con i Jam, che pur in versione semi-acustica riesce a conservare la carica mod-punk dell’originale. Non pago di dispensare sorprese, Weller nel prosieguo del disco sforna altre preziose pepite, come le versioni acustico-orchestrali dei grandi classici targati Style Council Have You Ever had it Blue? (1987) e A Man of Great Promise (1985), oppure l’accoppiata Strange Museum/Amongst Butterflies, brani paul__wellerimmeritatamente considerati dai più “minori” e tratti dall’omonimo esordio solista (1992), in cui il Modfather fa mostra di una straordinaria perfezione vocale. Spazio ovviamente non manca anche per qualche grande classico della tradizione acustico-orchestrale di Paul Weller: Wild Wood (“Wild Wood”, 1993) e l’arci-nota love ballad You Do Something to Me (“Stanley Road”, 1995) in un disco del genere non potevano non fare la loro comparsa. Cuore rigonfio di emozioni per Where’er Ye Go (2008) e per la soul ballad Long Long Road (“A Kind Revolution”, 2017). Con l’altro grande classico dei Jam Tales from the Riverbank (“Absolute Beginners”, 1981) e la bellissima Books (“True paul wellerMeanings”, 2018), in cui compare un sitar super psichedelico e avvolgente, Weller ci accompagna alla chiusura dello spettacolo con May Love Travel with You, altro piccolo grande capolavoro tratto dall’ultimo disco. Gli arpeggi di chitarra e piano, il lenzuolo di archi e la voce ondeggiante di Paul ci dicono che, per ora, è finita qui. Ma, c’è da esserne certi, di assi nella manica il buon Weller da giocare ne ha ancora tanti altri. 

 

Voto: 8/10
Riccardo Resta

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