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10 marzo 2012 , ,

A Place To Bury Strangers

ONWARDS TO THE WALL – EP

2012 - Dead Oceans
[Uscita: 7/02/2012]

# Consigliato da DISTORSIONI

Negli anni ’80, il formato EP serviva alle band emergenti  per realizzare dischi a basso costo da promuovere per poi ottenere un contratto discografico. Negli anni zero, invece, sembra che questo serva più che altro a fare da apripista ad album imminenti dove trovano spazio magari un paio di singoli precedentemente fatti circolare via internet e poi altri brani a far da riempitivi oppure la classiche versioni remixate, facendo così perdere un po’ l’interesse per questo tipo di uscite. Il discorso però cambia quando parliamo degli A Place To Bury Strangers dato che il gruppo Newyorkese sembra aver fatto di questo formato la loro espressione ideale vista la pubblicazione di ben otto lavori in sei anni su questa distanza e di due soli LP. Nei  diciassette minuti di  “Onwards to the wall” la band di Oliver Ackermann, arricchita dall’ingresso del nuovo bassista Dion Lunadon che sostituisce lo storico Jonathan Smith, ribadisce l’immediatezza delle sue sonorità noise, shoegaze di rimando a  band quali Joy Division e Jesus & Mary Chain.

 

L’accostamento con certo dark/punk anni ’80 è ben reso dal basso sincopato di Lunadon, quanto dall’incalzare martellante della batteria di Jason Weilmeister e dalla voce  metallicamente roca di Ackermann mentre la chitarra risulta più un sottofondo rumoristico a creare l’atmosfera di inquietudine che pervade tutto il disco. Nulla di nuovo per chi conosce già la formula APTBS, un muro sonoro devastante e violento che passa dal noise percussivo di I lost you alla psichedelica di So far away (primo singolo estratto),  reso solamente per un attimo apparentemente più tranquillo ma non rassicurante nella title track, grazie al basso incalzante ed anche alla voce femminile di Kimya Dawson cantante folk qui in versione straniante ed alienata. Il rumore ritorna a  livelli elevati in It’ll be al right per chiudersi con Drill it up, che come suggerisce il titolo, è l’episodio più marcato di rumore e psichedelia trapanante del breve viaggio nel tunnel nebbioso degli APTBS.

 

Certamente, un degno apripista per il loro terzo album che riprende la strada interrotta in “Exploding Head”  ripulendo un po’ il suono ma, alzando, se possibile, il livello del  magma rumoristico di fondo che sicuramente verrà reso ancora meglio nella dimensione live, che da sempre trova i nostri a loro agio ancor più che in studio. A tal proposito, la band, che è ormai un’affezionata frequentatrice del nostro paese, sarà in Italia per tre data nel mese di Aprile: da non perdere per gli amanti del genere e per chi ama sonorità alla My Bloody Valentine, Killing Joke etc. Sicuramente nulla di nuovo sotto il sole, ma una band che dimostra comunque di saper svolgere con personalità e capacità il compito di farci sibilare le orecchie a colpi di feedback anche parecchio tempo dopo l’ascolto.

 

Ubaldo Tarantino

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