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3 luglio 2016 ,

Christian Fennesz & Jim O’Rourke

IT’S HARD FOR ME TO SAY I’M SORRY

2016 - Editions Mego
[Uscita: 24/06/2016]

Austria-Stati Uniti  #consigliatodadistorsioni    

 

EMEGO221_1400-350x350Sebbene non sia la prima volta che Christian Fennesz (foto 2) e Jim O’Rourke (Illusion Of Safety, Gastr Del Sol) (foto 3) si trovino a condividere un’esperienza discografica (era accaduto una manciata d’anni fa, accanto al patron della Editions Mego, Peter Rehberg, in “The Return Of Fenn O’Berg”), in quest’opera, “It’s Hard For Me To Say I’m Sorry,  uscita per la summenzionata etichetta discografica, il geniale chitarrista e compositore austriaco e il polistrumentista sperimentale e produttore americano si integrano in maniera mirifica, realizzando una perfetta simbiosi artistica. Due lunghi brani, uno per lato nel formato LP, due vasti segmenti su CD, a delineare un viaggio tra le pieghe della mente, chitarre trattate ed electronics, tappeti di seriche tastiere distesi con levità di nuvole su immaginari paesaggi sonori.

I Just Want You To Stay inaugura il lento ingresso nel cuore stesso del suono con un impatto marcatamente ‘ambient’, chitarra in lieve e sincopata distorsione e tocchi di morbida elettronica. 

 

Fenn cover 2Più innanzi i ritmi si impennano, benché mantengano il modo primigenio, con la chitarra che si innalza e vortica entro traiettorie di puro sperimentalismo, fin quando il magma musicale, assurto a  punte d’incandescenza, non si stempera nei colori neutri di un tardo crepuscolo cerebrale. Wouldn’t Wanna Be Swept Away, il secondo e finale frammento dell’opera, rileva maggiormente per l’uso delle chitarre, dalla cui traccia si enuclea una più marcata, seppur moderata, tendenza alla linea melodica. 

I toni Fenn cover 3‘ambient’ del brano precedente cedono qui il passo a una bruciante stria strumentale venata di rosso-porpora, come un graffio continuo su una materia vetrosa, o l’attrito di un plettro di fuoco su superfici rocciose; la seconda parte del segmento sonoro si caratterizza per il dispiegamento delle tastiere in liquida evoluzione, in tal modo da riattingere sonorità di mera matrice fennesziana: forme che si disegnano su acque immaginarie, il lento moto di foglie adagiate sul letto di un fiume e condotte quietamente alla foce, colori crepuscolari che scorrono, come in un caleidoscopio appena rilevato, sotto cieli venati di viola. Un album di ottima fattura che affascina e convince. 

 

Voto: 7.5/10
Rocco Sapuppo

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