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5 maggio 2017 ,

The Afghan Whigs

IN SPADES

2017 - Sub Pop Records
[Uscita: 05/05/2017]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni     

 

1b836851Prendete una buona dose di soul bianco, un pizzico di influenze noir e miscelate il tutto quanto basta con il rock. Ecco la ricetta dello chef Greg Dulli per In Spades, secondo disco degli Afghan Whigs dalla loro reunion. Un album che è un  viaggio lungo una desolata highway americana. Registrato in giro per gli States, In Spades è un omaggio molto personale alle atmosfere forti e dense della musica nera, oltre che una porta d’ingresso ad un mondo, quello interiore dello stesso Dulli, ricco di metafore scure ed immagini spettrali.

Le armonie del nuovo lavoro sono il sunto del gran numero di progetti a cui il frontman di Cincinnati ha partecipato negli ultimi decenni.  E’ molto forte, nel singolo Demon in Profile, la musicalità degli album incisi con i Twilight Singers. Rispetto al predecessore “Do The Beast”, l’album sacrifica le chitarre per far posto magistralmente a strumenti come pianoforte, trombe, archi e tastiere che arricchiscono, senza eccedere nel barocco, le sezioni ritmiche dei brani.

 

dulliLa singolare intro Birdland lascia intravedere il groove intenso che tiene in piedi tutto il disco. Ritmi incalzanti sono presenti  in maniera accentuata in Copernicus, il brano più heavy dell’intero disco. Il riff di chitarra è cattivo e martellante quanto basta per squarciare i timpani ed entrare nel cervello, ottima camera di risonanza alla voce di Greg Dulli (nella foto a destra) e al resto, un mood sensuale e potente come pochi artisti in circolazione riescono a esprimere.

Tra gli altri brani spicca Light as a Feather, basso slap e ritmo funkeggiante quasi ballabile, incalzante sin dal primo ascolto. Un album che non viaggia troppo distante da un capolavoro come  “Gentlemen”, che gli orbita accanto sfiorandolo con cautela senza cadere troppo nel banale e nel già sentito, ma senza staccarsene troppo. Le movenze sono astute, ben rodate, e chi conosce i trascorsi della band a volte (Oriole) indovina dove andranno a parare quelle chitarre e quei crescendo. Insomma Dulli è rimasto uguale a se stesso, ed è questo che si vuole sentire da ogni suo lavoro firmato Afghan Whigs.  

 

Voto: 8/10
Andrea Ghignone

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