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27 novembre 2017 ,

Peter Hammill

FROM THE TREES

2017 - Fie! Records
[Uscita: 3/11/2017]

Inghilterra     #consigliatodadistorsioni

 

Peter Hammill è sinonimo di coerenza artistica ed esistenziale, un grande ‘songwriter’, nel senso pienamente semantico del termine, scrittore di canzoni, non solo il deus ex machina di uno dei più innovativi e geniali gruppi dell’ultimo mezzo secolo, i Van Der Graaf Generator. La sua carriera solistica a partire da “Fool’s Mate”, del remoto 1971, è disseminata di perle sonore di eccelso livello, sebbene non tutte le prove dal Nostro esperite siano completamente riuscite, è il prezzo del genio quando sperimenta soluzioni ardite. Pensiamo a dischi quali quelli di più pretta matrice avanguardistica: “Loops And Reels”, Sonix”, “Unsung”, solo per citarne alcuni, e tuttavia una piccola parte soltanto nella sua sterminata discografia da solista, una quarantina di titoli in solitudine, tra cui spiccano innumerevoli capolavori assoluti nella storia canzone d’autore: (“Chameleon In The Shadow Of The Night”, “ The Silent Corner And The Empty Stage”,”Over”, “The Future Now”, “Out Of Water”, Fireships” “The Fall Of The House Of Usher”, splendida opera rock ispirata all’omonimo racconto del grande Edgar Allan Poe, solo per fare qualche esempio…). La cifra di Peter, a suo onore, non è mai cambiata: coerenza contenutistica, classe eccelsa nella composizione, alienità allo show-biz, poesia di pregevole livello dispiegata come un manto, sovente doloroso, tra i testi delle canzoni e, soprattutto la sua voce, la sua prodigiosa e metamorfica voce, capace di innalzarsi fino a sconosciuti empirei e ridiscendere fin dentro le bocche paurose dell’abisso dell’animo umano.

 

hammillAnche in quest’ultimo lavoro, From The Trees”, edito dall’etichetta domestica Fie! Records, in totale autonomia compositiva ed esecutiva, Peter raggiunge livelli espressivi di squisita fattura. Certo, la voce non è più quello strumento aggiunto di prodigiosa e stupefacente estensione che lo caratterizzava fino a qualche anno fa, i problemi di natura cardiaca che lo affliggono da qualche anno ne hanno un pò limitato la miracolosa spettrografia dell’ugola, ma siamo sempre nel dominio dell’eccellenza. La sua capacità superba di intessere i fili delle canzoni come in una tela di armonia soprannaturale resiste all’usura del tempo, la ritroviamo intonsa in brani come l’iniziale My Unintended, chitarra classica e voce, con alcuni intarsi opportuni di elettricità appena accennata, o nella successiva Reputation, una nenia per piano e voce di grande impatto poetico. La chitarra di Charme Alone affiancata dalla voce carezzevole di Hammill edifica melodie da ballata folk di gran pregio, facendo da prodromo alla struggente linea poetica di What Lies Ahead, uno dei frammenti più intensi dell’album, in cui la voce di Peter assurge a piani di melanconica espressione degna della sua migliore produzione, piano, chitarra e voce, con lievi intarsi coristici, fusi un unico dolente poema per anime Hammill-fotosmarrite nelle brume dell’esistenza umana. Come superbamente poetica è la traccia successiva, Anagnorisis, che sembra recuperare stilemi afferenti ai primi splendidi lavori di Peter: voce sublime, piano modulato secondo note di dolente malinconia, quel pulviscolo d’oro di leggero sperimentalismo della chitarra in esile distorsione. Altre tracce di notevole rilievo ci paiono: Torpor, dall’andamento spiraliforme, persa tra suggestioni di quieto riferimento folk e ballata dal sapore sinistramente sulfureo; On Deaf Ears, dove la voce di Hammill, affiancata da un coro come di anime dannate, sembra salire dalle arcane profondità della terra; la finale e inquietante The Descent, commovente configurazione per voce, piano e chitarra della discesa negli abissi dell’umana natura, dove la pietà e la ferocia lottano senza tregua nelle spire del tempo circolare del dolore. 

 

Voto: 7,5/10
Rocco Sapuppo

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