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4 marzo 2019 ,

The Telescopes

EXPLODING HEAD SYNDROME

2019 - Tapete Records
[Uscita: 01/02/2019]

Inghilterra   #consigliatodadistorsioni     

 

a0639161956_10Sono trascorsi trent’anni dal formidabile esordio sulla lunga distanza dei rimarchevoli Telescopes, quel folgorante “Taste” i cui barbagli venefici ancora devastano le sinapsi. Eppure, l’albionica creatura sulfurea del grande Stephen Lawrie rappresenta dopo lustri un esempio insuperabile di psych-rock bagnato nel vetriolo delle origini. L’ennesimo tassello di una carriera superba e improntata alla massima coerenza espressiva può, così, adesso, vedere la luce per i tipi della Tapete Records.

Exploding Head Syndrome” è un album incendiario, degno successore dei dischi che l’hanno immediatamente preceduto, nel quale non v’è alcuna concessione allo show-biz, con frustate di corrosiva psichedelia che scorticano le corone intrecciate dei nervi e creano uno stato di alterazione neuronale permanente. Attorniato da valorosi musicisti, David Fitzgerald, Robert Brooks, Dominic Dillon, Joanna Doran, il prode Lawrie intesse reticolati di suoni caustici e urticanti, sulla scia dei gruppi leggendari cui la sua band s’è ispirata da sempre, in primis Velvet Underground e Suicide. Già dalla traccia inaugurale, All The Way Around (Tous Est Dans Le Moment), il suono si presenta cupo e tagliente, chitarre in cruda abrasione  e voce come saliente da abissi mefitici, con appena un tocco di elettronica a far da sfondo.

The-telescopes-846x634-846x634Così come in Everything Turns Into You, in cui una lieve quanto ossessiva base elettronica fa da fondale alle oscure profondità della voce di Stephen Lawrie (nelle due foto), mentre verso un brumoso impianto shoegaze vira senz’altro Until To The End, dove una parvenza di inferma melodia pare affiorare dalla materia grommosa del brano. Atmosfere di pura sintesi electro-dark si evidenziano nei solchi iterativi di Don’t Place Your Happiness In The Hands Of Another, prima che le chitarre modulate in angoscioso Stephen Lawrie foto 1stridio abbiano il sopravvento. 

 

Su un  piano di riferimenti ai ‘Corrieri Cosmici’, si snoda, poi, la liquida linea siderale diI Know You’ve Got Something Inside (Driving You Crazy),con la voce che si perde in anfratti galattici incalzata dal ronzio atomico di immaginarie astronavi. Un’immersione nelle acque torbide di un’obliqua e venefica psichedelia è rappresentata da Nothing Was Held, mentre, a suggellare un album di assoluto livello è Why Are We Doing This To Each Other, una cupa e melanconica ballata al curaro per demoni di passaggio. 

 

Voto: 8/10
Rocco Sapuppo

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