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22 marzo 2018 , ,

One Dimensional Man

YOU DON’T EXIST

2018 - La Tempesta International/Goodfellas
[Uscita: 23/02/2018]

#consigliatodadistorsioni     

 

One_Dimensional_Man_cover_1519286461La scrittura di Pierpaolo Capovilla soffre l’angustia degli spazi in cui circola poco ossigeno, ha bisogno di uscire fuori, oltre la cortina dei soliti contesti per esplodere tutto il suo potenziale, in ragione di una conclamata idiosincrasia verso ogni forma di stanzialità. Se bisogna dare a cesare…allora a Capovilla va senza dubbio riconosciuto il merito, attraverso gli One Dimensional Man, di avere sviluppato un lavoro di storiografia della scena punk e hardcore che in Italia ha prodotto frutti pregiati. Sette anni dopo “A Better Man” gli ODM danno alle stampe “You Don’t Exist”, in una logica di continuità con il passato e di coerenza con se stessi. L’album è suonato con una line-up nuova di zecca per due terzi, considerato che, insieme allo stesso Capovilla, al posto di Luca Battagliero alla batteria ora troviamo Franz Valente del Teatro degli Orrori, mentre a Giulio Ragno Favero alla chitarra è subentrato Carlo Valenziano. Nonostante un mutamento dell’ordine dei fattori, il risultato non cambia: il registro è quello di una musica pervasa da rabbiosa e grottesca ironia, ferocia nei suoi registri e dalla voglia di smarcarsi da una religione sociale che apparecchia altari agli idoli della massificazione. Agli inizi del 2016 Capovilla ha preso parte, insieme allo stesso Franz Valente, a Xabier Iriondo  degli Afterhours e Eugene S. Robinson, leader degli Oxbow, al progetto denominato Buñuel da cui è nato “A Resting Place for Strangers”.

 

manAscoltando You Don’t Exist sembra che l’eco di quella detonazione ancora risuoni fortemente come un’onda lunga, proprio per il medesimo impatto radicale che rimanda alla Detroit degli MC5 e degli Stooges, come fosse una meta da raggiungere per conquistare finalmente la libertà. Si ascolti la spinta delle chitarre nell’opener Free Speech con il suo furore hardcore, così come le granitiche pulsazioni della successiva You Don’t Exist. L’accoppiata In The Midle of the Storm e A Promise è dotata di una poderosa forza emotiva che rasenta il post punk chitarristico, No Friends invece richiama una versione anabolizzata dei Television. A Crying Shame nasce come una nenia poggiata su corde di nylon per poi assumere vigore dentro una foggia elettrica da cui si sviluppano afrori di decadentismo.

caDa segnalare l’orgia punk di We Don’t Need Freedom e la conclusiva The American Dream il cui testo è una giaculatoria al contrario in cui si nominano tutti i presidenti degli Stati Uniti per definire la triste parabola politica dei nostri tempi. You Don’t Exist è un disco asciutto, brutale nella sua semplicità e diretto come uno schiaffo che colpisce solo per scuotere dal torpore della coscienza. Mai come in questo caso Capovilla (foto a sinistra) e O.D.M. hanno realizzato un lavoro attuale nei contenuti ed efficace nei modi.  

 

Voto: 8/10
Giuseppe Rapisarda

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