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20 aprile 2018 ,

Father Murphy

RISING. A REQUIEM FOR FATHER MURPHY

2018 - Avant! Records / Ramp Local
[Uscita: 20/04/2018]

#consigliatodadistorsioni

 

Il grande coraggio di trascinare giù nell’abisso della dannazione i loro più fedeli adepti con una serie di opus sempre più criptici, oscuri e impervi. Dannazione intesa come territorio di deserto nel quale ci si spoglia umilmente da ogni velleità legata alla natura umana per rivestirsi della luce sacrale della fede. Un cammino di sofferenza, di espiazione sotto il gravoso peso di quella Croce caricata di tutti i dolori e mali del mondo. Father Murphy è stato concepito fin dagli esordi del 2003 come il profeta della palingenesi. L’agnello sacrificale che avrebbe mondato con il suo sangue innocente le lugubri tenebre del peccato. La sua morte è il prodigio di una rivelazione, la forza di un annuncio che donerà la calda luce di una nuova alba, di un nuovo risveglio. Rising. A Requiem For Father Murphy” non poteva che essere il capitolo conclusivo delle sue vicissitudini. A capirne fino in fondo gli intenti sono stati in pochi, così come in pochi riescono a penetrare il mistero, a intravederne la logica mistagogica.

 

Solo per loro, per questi pochi, i suoi due fedeli emissari Freddie Murphy e Chiara Lee aprono le porte di un anfratto sotterraneo per celebrarne solennemente il rito occulto del trapasso. Le candele proiettano ombre lunghe e tremule su pareti di terra nuda, compatta ed ermetica. Silenzio, e che il Requiem abbia inizio. Silenzio, che in questa intensità emotiva non si intravede il dramma dolore legato alla sfuggevole ineluttabilità della morte che lascia attoniti e smarriti con il suo nero paramento di mutismo. Non c’è il romanticismo nostalgico, la coralità o la maestosità di Fauré, non c’è il tormento spigoloso di Ligeti che enfatizza lo smarrimento. Qui è tutto molto scarno, c’è una visione dilatata che trascende la logica codificata dei singoli passaggi. Si entra in una teatralità, in una partecipazione scenografica in cui l’elemento musicale è solo una parte di una struttura multimediale più complessa. Emblematici sono i field recording dei vermi che si aggrovigliano risucchiando e consumando materia sonora e materia vivente fino ad un’apnea di atterrimento ipnotico che si spezza attraverso il rintocco di una campana che sposta lo spazio focale angusto e claustrofobico in una dimensione aerea aperta, eterea, quasi ineffabile. Libera Me. Il rumore è solo leggermente più secco e indefinito nell’Introit, scansionato da desolati colpi di tom e il rintocco diventa l’incipit di Kyrie Eleison, una serie di fasce sonore tiratissime, esasperate nei toni bassi e la polifonia vocale che ne arresta a brevi tratti l’incedere. 

 

Languida e ferale con i fiati e l’organo Gradual è intimistica e raccolta. Tract è fibrillante e accentua la stasi. Il lavoro al mixaggio di Greg Saunier tocca apici di maestria. Offertory e In Paradisum sono pura semantica gestuale, concretismo mimetico e descrittivo che si amplifica nei suoni processati di Sanctus e Pie Jesu. Dicevamo del coraggio. Questo album sa osare la compostezza e la serenità interiore del ‘tutto è compiuto’ e carica questo ulteriore tassello inesplorato alla sua liturgia funebre, spogliandola del tutto da indugi melodrammatici. Ha la sfrontatezza di un congedo beffardo che ammicca alla provocazione che toccò agli Apostoli lungo il cammino per Emmaus. Father Murphy è venuto per metterci alla prova. Rallegratevi se avete fede. Lo incontreremo ancora nelle dimensioni pneumatiche di chi sa vedere oltre. Ma intanto grazie per aver fatto questo pezzo di strada insieme a noi. 

 

Voto: 9/10
Romina Baldoni

Foto 2-3 di Carlotta Del Giudice

 

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