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2 dicembre 2014 ,

Egle Sommacal

IL CIELO SI STA OSCURANDO

2014 - Unhip-Audioglobe-Pitbellula
[Uscita: 21/11/2014]

# Consigliato da Distorsioni

Egle_ICSSO_CoverEgle Sommacal è uno dei maggiori chitarristi italiani apparsi negli anni recenti. Certamente è noto come chitarrista dei Massimo Volume, che dopo un periodo di pausa sono tornati a mietere allori da parte della critica col recente “Aspettando i barbari”. Molte altre sono le attività di Sommacal, la collaborazione con Wu Ming 5, accompagnato in readings a carattere storico, coi post rockers francesi Ulan Bator e l’attività solista, giunta con questo nuovo “Il cielo si sta oscurando” al terzo disco, dopo “Legno” (2007) e “Tanto non arriva” (2009). Sommacal firma tutti i brani, ad eccezione di una trascrizione della sublime Premiere gimnopedie di Erik Satie (1888), resa con leggere dissonanze e variazioni. Egle esegue la propria musica con l’ausilio della sola chitarra acustica, suonata con la tecnica del fingerpicking. Ovvio quindi che la mente corra, ascoltandolo, a John Fahey, a Robbie Basho o al Jim O’Rourke di “Bad timing”, ma come sempre fare paragoni è riduttivo. Il musicista bellunese compone una serie di brani basati sulla ripetizione di cellule compositive apparentemente semplici, ma ricche di suggestione. Il suono della chitarra acustica è di per sé magico, e le composizioni, semplici ma toccanti, colpiscono.

 

In Hello guys  un bordone tiene dietro agli arpeggi, e qui il pensiero va ad un altro grande loner della chitarra, Loren Mazzacane. I titoli delle canzoni sono spesso minacciosi, vedi la title track o Nessun posto sicuro. Ma non è così la musica. Certo, c’è un fondo di malinconia, favorito dalla dimensione di intimità data dall’uso di un unico strumento. Non è questa però l’unica dimensione emotiva creata dall’ascolto di questo lavoro visionario maegle sommacal non di difficile ascolto. Per l’ascoltatore è facile entrare in sintonia col mondo interiore dell’artista, complice la maestria dell’esecuzione e la bellezza delle composizioni. Su un solo brano esprimiamo perplessità: la conclusiva Ryou Un-Maru, storia dell’omonimo peschereccio giapponese, che, durante il maremoto che causò il disastro della centrale nucleare di Fukushima, vagò a lungo alla deriva fino a naufragare sulle coste del Canada. Qui gli arpeggi e gli accordi della chitarra sono intervallati da risate registrate, con un effetto che troviamo piuttosto brutto e stonato rispetto al mood generale del disco. Questa perplessità non inficia però il giudizio globale sul disco, che è senz’altro consigliato. In questi giorni invernali in cui il cielo non solo si è oscurato ma lascia andare cascate di pioggia la chitarra di Egle Sommacal sarà un’ottima compagnia.

 

Voto: 7.5/10
Alfredo Sgarlato

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