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20 novembre 2014 , ,

Steven Wilson

Cover Version

2014 - K-Scope
[Uscita: 08/07/2014]

Inghilterra                                                               # Consigliato da Distorsioni

Steven Wilson copertina dell'albumDel progetto, forse, ne avete già sentito parlare. Lo stakanovista Steven Wilson, nel tempo libero (!?) lasciatogli tra un Porcupine Tree e un Blackfield, tra i No-Man e la sua attività solista, tra un tour e una produzione, tra un rimissaggio e l’altro, ha trovato anche lo spazio, nel corso di sette lunghi anni (2003-2010), per incidere e pubblicare periodicamente sei CD singoli, inediti sui precedenti album, ognuno dei quali, all’epoca, venne affiancato da una cover, omaggiando così alcuni musicisti e brani particolarmente apprezzati dal leader dei Porcupine Tree. Una sorta di lato A e lato B come si sarebbe detto una volta. Ed ecco che oggi quelle dodici canzoni per un’oretta scarsa di musica trovano posto in un unico CD che rivela il lato più intimista e romantico di Wilson che totalmente in solitario si scuote di dosso orpelli e collaboratori vari per dedicarsi a questo progetto intrigante e minimale di stampo più cantautorale che da rock band.

 

Le Covers

Il disco si apre con quella Thank You portata al successo planetario da Alanis Morissette che Wilson scarnifica in una versione per soli chitarra acustica e pianoforte e che fa sua al punto che quei due o tre che non la conoscono non dubiterebbero mai che non si tratti di uno dei migliori parti del Maestro, che in continuità sonora la fa seguire da un inaspettato brano degli Abba, The Day Before You Came che solo con chitarra acustica arpeggiata e0802644885810 voce diventa un malinconico e delicato acquerello sonoro. La prima sterzata arriva al terzo brano: A Forest dei Cure assume i contorni di uno space trip siderale con tappeti di sinth, percussioni elettroniche e la voce filtrata e registrata “da lontano” che ricordano il “The Complete Trip – Voyage 34” dei primissimi e più psichedelici Porcupine Tree, il tutto calato però in un atmosfera soffusa ed eterea che peraltro pervade tutto l’album. The Lesson Guitar (Momus), tra i brani migliori della raccolta: un arpeggio superclassico in stile Wilson/Porcupine che coadiuvato da tastiere in sottofondo si trasforma, nella parte centrale, in un magnifico valzer minimale e ipnotico. Sign ‘O’ the Times di Prince è il brano più “rumoroso” del lotto e diventa qui un funky robotico, glaciale e sintetico fermo restando quanto detto riguardo a una produzione che riesce comunque a smussare ogni asperità soffondendo sfumature diafane e incorporee, anche ai momenti meno intimistici ovattando persino le uniche schitarrate hard presenti nell’album. Lord Of The Reedy River di Donovan, tra i picchi più alti di questa straordinaria impresa di Steven Wilson, trasferisce oltreoceano tutta la scozzesità del musicista di Glasgow aspergendola di incensi e di spezie west-coast, aggirandosi più dalle parti californiane del David Crosby del vecchio capolavoro “If i could remember my name” che di quelle del menestrello scozzese, rallentando e dilatando l’andamento del brano, sussurrandone il testo e arricchendolo di un brevissimo assolo di chitarra elettrica lieve e celestiale, accompagnato da quei cori pseudo-gregoriani “finti” ai quali Wilson ci ha abituati fin dai tempi di “Signify”.

 

Gli Originali

stevenSei delicati bozzetti sonori sono invece i protagonisti della seconda parte dell’album tutti, o quasi, ad opera di Steven Wilson. Il quasi si riferisce allo splendido brano The Unquiet Grave che avrebbe potuto benissimo situarsi nel reparto cover essendo in realtà un piuttosto noto traditional popolare inglese già portato su album, o dal vivo, da decine di gruppi e artisti di cui citiamo i più noti: Steeleye Span, Joan Baez e Gryphon. Anche qui profondi cori spettrali e lamentosi fanno da cornice a un cantato lentissimo, quasi un recitato, su un tappeto fluttuante di tastiere e piccoli rumori inconsistenti. Moment I Lost, ballad leggiadra col pianoforte in primo piano e chitarre slide Pinkfloydiane sarà apprezzata da chi ama i Porcupine Tree più introspettivi, quelli di Lazarus o Pure Narcotic, mentre la suggestiva Please Come Home aggiunge un nuovo magico tassello all’inesauribile vena cantautorale di Wilson, che nella successiva Four Trees Down entra nelle atmosfere del John Lennon più acustico e delicato del “White Album”, con un gioiellino di acoustic pop di grande suggestione. Questa vena pop che scorre sottotraccia è ancor più evidenziata in Well You’re Wrong, canzoncina leggera e orecchiabile che precede la conclusiva An End To End che invece smentisce proprio quella leggerezza con sonorità gravi e un andamento lento e pesante, degna conclusione di una raccolta di brani introversi e intimisti.

 

Conclusioni

Nonostante siano state tutte scritte molto tempo prima queste canzoni sembrano outtakes degli ultimi lavori di Wilson, segno che l’abito felice che ha rivestito i suoi più recenti album solisti era già in sartoria diversi anni fa; le cover reinventate di tutto punto si fondono in un tutt’uno Wilsoniano armonioso e concreto che crea un’appartenenza assoluta e una particolare sintonia con questi brani di autori compositi e diversi uno dall’altro nelle loro forme originali. Un disco lento, dolcissimo, introspettivo e dalle minimali atmosfere unplugged pur senza esserlo. Una raccolta che se non aggiunge nulla di nuovosteven wilson cover version box - okladka allo Steven Wilson che conosciamo, sorprende per la qualità della proposta: non potrà che affascinare ulteriormente i fans del Nostro che ancora una volta si ritroveranno al cospetto di questa dozzina di gemme scintillanti che riunite tutte insieme non si allontanano dal piccolo miracolo sonoro e dal capolavoro. L’album è reperibile in ogni forma possibile, dal cofanetto con i sei cd singoli, al normale cd, dalla possibilità di acquistare solo i singoli che interessano, al download e perfino al doppio album in vinile (limitato a 500 copie autografate) con tre brani per ogni facciata. Copertina in linea con il contenuto del CD: uno schizzo minimale di Hajo Mueller che riproduce uno Steven Wilson coverizzato da una foto, ritratto con pochi tratti di matita in uno spartano nero su bianco semplice e significativo come l’essenza della musica raccolta in questo album.

 

Voto: 7.5/10
Pupi Bracali

Video

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