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30 aprile 2012

Peter Hammill

Consequences

2012 - Fie!
[Uscita: 16/04/2012]

Peter Hammill CONSEQUENCES# Consigliatissimo da Distorsioni

 

Il trentesimo album di “canzoni” di Peter Hammill, geniale demiurgo dei Van Der Graaf Generator e straziato rapsodo di questa contristata contemporaneità, rappresenta, se mai vi fosse bisogno di conferme, un'ulteriore prova di coerenza logico-formale, poetica, contenutistica. A differenza di molti altri autori, Peter non ha mai offerto l'orecchio alle 'sirene' dello show-business, perseguendo in dignitosa ed inflessibile solitudine la sua ricerca artistica, in direzione dell'escavazione del suono, fino al raggiungimento del nucleo profondo della realtà. Un lavoro di continuo approfondimento del profilo più intimo dell'animo umano, mercé il fuoco alchemico della musica, assurta a livello di strumento metafisico che scandaglia il fondo stesso del Nulla per estrapolarne emozioni. Sono passati quarant'anni da quel “Fool's Mate”, album d'esordio da solista, e lo spirito è rimasto lo stesso. In questo “Consequences”, genuina rimane la passione per il suono scarnificato e ustorio, un osso di seppia in forma sonora, una dolente rappresentazione della società odierna, vieppiù proiettata verso la propria cupio dissolvi, e la drammatica tenzone tra spirito e materia, dostoevskijanamente svolgentesi nel proscenio del cuore umano.

 

Se i suoi lavori migliori in assoluto risalgono al periodo compreso tra i primi anni '70 e la fine degli '80, con dischi epocali quali “Chameleon In The Shadow Of The Night”, “The Silent Corner And The Empty Stage”, “In Camera”, “Over”, “In A Foreign Town”, “Out Of Water”, solo per citarne alcuni, il presente album ne raccoglie alquanto dignitosamente l'eredità. Che questo disco viri verso l'essenza profonda delle cose, lo si comprende già dal fatto che Peter suona tutti gli strumenti, cosa che non gli è nuova, del resto, chitarra, piano, sintetizzatori. E poi la voce, la leggendaria voce che usa come uno strumento aggiunto, ora nei toni del falsetto sopranile, ora in quelli del basso e del tenore, ma sempre volta a scalare le montagne della vocalità primigenia, del primo urlo ferino erotto dalla terra. E allora brani come  That Wasn't What I Said, in cui l'intersecarsi della chitarra con la voce crea effetti chiaroscurali degni di un Poussin, o come Close To Me, sorta di nenia ebbra di estenuate e morbide efflorescenze per soli piano e voce, creano già i presupposti del crepuscolarismo hammilliano in sommo grado.

 

All The Tiredness, poi, si apre come il bocciolo di una rosa prossima a incenerire, con la voce di Hammill che tesse arabeschi destinati al vuoto, accompagnata dal triste languore della chitarra arpeggiata; fino ad arrivare a quello che può essere considerato il culmine artistico dell'album, la stupenda e inquietante Scissors, nella quale, alla consueta voce ultramondana di Peter s'innerva un solo di chitarra dalle tinte cupe e travolgenti, cielo e inferno che blakeianamente si fondono fino rendere incerti e sfumati i confini tra i due regni. Degna epitome dell'album, Bravest Face e soprattutto la magnifica  A Run Of Luck, che, se possibile, recupera i toni dolenti e splendidamente poetici di “Over”. Infine, potremmo rendere così il senso profondo di quest'album: un'incerta  fiamma di candela nel buio universale, un debole ma inestinguibile chiarore tra le pareti della solitudine.

 

Rocco Sapuppo
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