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19 gennaio 2018 , ,

Billy Bragg

BRIDGES NOT WALLS

2017 - Cooking Vinyl
[Uscita: 3/11/2017]

Inghilterra      #consigliatodadistorsioni

 

Il titolo dice tutto: ponti e non muri è quello che l’inarrestabile e più che trentennale afflato politico di Billy Bragg auspica combattendo a colpi di chitarra (ma non solo) contro il sonno della ragione (The Sleep Of Reason che apre il mini album) che come ben sappiamo genera mostri. Ecco quindi che in questi tempi oscuri il cantautore e attivista inglese si inventa, a partire dall’estate scorsa, l’uscita di un singolo brano al mese, con relativo video, per poi raccoglierli, come in questo caso, in un breve EP che ne contiene sei.

Fatta salva la qualità, altissima, delle canzoni, musicalmente e concettualmente Bragg si muove splendidamente nei vari campi che lo contraddistinguono da sempre: la già citata e ottima The Sleep of Reason ha scanzonati sapori melodici anni ’50, e a livello testuale condanna quell’indifferenza politica più pericolosa di fascismi e fanatismi, King Tide And The Sunny Day Flood, con tanto di slide guitar miagolante, affonda le radici nel country americano ed è una riflessione su ambiente e inquinamento, mentre l’andamento indolente e quasi swing dettato da un organo Hammond riveste l’importante testo di Saffiya Smiles dedicata alla ragazza (Saffiya Khan) che rispose a colpi di sorrisi alle intimidazioni razziste di un leader britannico di estrema destra durante una manifestazione anti-immigrati a Birmingham.

 

Ancora la bellissima, elegiaca e coheniana (nel senso di Leonard), Full English Brexit , per sola voce e pianoforte è un’amara riflessione su quei cittadini inglesi che «non sono razzista, ma…», mentre invece un altro tema socialmente importante viene sviscerato inBilly-Bragg-foto Not Everything That Counts Can Be Counted che tratta di consumismo e di leggi di mercato che non danno più spazio a sogni e a sognatori. Lo spazio c’è, invece, anche per una cover, quella Why We Buid The Wall della cantautrice americana Anais Mitchell, canzone diventata simbolo della reazione alla destrorsa predisposizione Trump a costruire muri contro i migranti, qui resa in una versione che sfiora il rockeggiante pur con i limiti di una chitarra solitaria. La chitarra quasi sempre protagonista, piccoli tocchi e lievi sfumature di altri strumenti aggiunti in arrangiamenti minimali e una prosa asciutta e ben definita, contribuiscono, insieme alle forti tematiche politiche e sociali, a una sufficienza piena. 

 

Voto: 7,5/10
Maurizio Pupi Bracali

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