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1 gennaio 2019 , , ,

Bryan Ferry and his Orchestra

BITTER-SWEET

2018 - Bitter/SweetBMG
[Uscita: 30/11/2018]

Inghilterra    #consigliatodadistorsioni     

 

BFerryNon è la prima volta che Bryan Ferry flirta con il jazz. Fin dagli esordi con i Roxy Music l'ormai settantaquattrenne cantante inglese ha sguazzato volentieri in atmosfere fumose e alcoliche da vecchio night club, che ben si addicono a certe sonorità. E più volte, nei suoi album solisti, ha reinterpretato standard pescati dai classici del songbook americano del ‘900. Si era trattato invero solo di qualche ammiccamento verso quel mondo, sino a quando, colto presumibilmente dall'ansia di fine millennio, con "As Time Goes By" del 1999, aveva dedicato un intero album proprio ai classici del jazz vocale. Era poi passato piuttosto in sordina l'esperimento di una manciata di anni fa, che vedeva il nostro prestare il nome (ma incredibilmente non la voce, trattandosi di un album strumentale) alla Bryan Ferry Orchestra, creata per l'occasione, per un disco di versioni in chiave jazz anni ‘20 del suo repertorio con i Roxy Music e da solista ("The Jazz Age", 2012). Il nuovo disco è dunque un passo ulteriore nella medesima direzione di quel progetto, il naturale completamento del lavoro già fatto con la sua partecipazione, lo scorso anno, alla serie televisiva "Babylon Berlin", in cui interpretava il ruolo del cantante di night nella Berlino degli anni ‘20.

 

thumbNiente di meglio per dar sfogo alla passione di Ferry per il jazz, che ha avuto modo di rileggere (sempre affiancato dalla Bryan Ferry Orchestra) un primo gruppo di sei suoi vecchi brani destinati a quella colonna sonora e oggi un intero album con ben tredici pezzi sottoposti a un curioso processo di invecchiamento sonoro. La scelta è delle meno scontate (niente Avalon o Slave To Love, per intendersi) e spazia dai primi anni con i Roxy Music (la stessa title-track, Sea Breezes), sino a ripescaggi dai suoi dischi solisti, anche recenti (le prime tracce in programma, Alphaville e Reason or Rhyme, provengono dal penultimo album in studio, "Olympia"). Qualche episodio viene rivisto in versione strumentale, dando la possibilità all'Orchestra di ammiccare a certe vecchie cose di Duke Ellington, pur trattando materiale proveniente da tutt'altri lidi (Dance Away). La voce di Ferry, sempre più increspata dal tempo, sembra bryan-ferry-09082014-20richiamare a tratti il Tom Waits degli anni '70, se non fosse che qui predominano archi e fiati, mentre là lo strumento-guida era il piano (pressoché assente, in questo "Bitter-Sweet"), ma anche il Waits cabarettistico e mitteleuropeo dei lavori e anni seguenti. La veste musicale riservata a questi brani indubbiamente funziona, dando lustro a pagine considerate minori e che eravamo comunque abituati a ascoltare in un contesto piuttosto distante. Un esperimento affascinante e particolare, che però è destinato a rimanere una sorta di pur gradevole appendice nella discografia del nostro. 

 

Voto: 6,5/10
Filippo Tagliaferri

Guarda  Babylon Berlin

 

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