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28 aprile 2017

Ray Davies

AMERICANA

2017 - Legacy
[Uscita: 21/04/2017]

Inghilterra    #consigliatodadistorsioni     

 

rs-ray-davies02-626ecdf6-4244-4a60-b18f-146bc80c18a5E' sempre molto stimolante l'incontro tra un solista e una band che lavora in proprio. Sono mondi che si incontrano, in un abbraccio prolungato come quello tra Dylan e gli Heartbreakers, o per consumare amori frettolosi ma che non si dimenticano, vedi Maria McKee con i Jayhawks o Billy Bragg con i WilcoLa band di Gary Louris è dunque recidiva. Il titolo di oggi è "il Brit Pop d'annata si tuffa nell'Americana". I Jayhawks con Ray Davies, l'uomo che fece grandi i Kinks: questa non l'avevamo nemmeno immaginata.

I ragazzi arrivano da un risveglio che ha prodotto l'ottimo "Paging Mr.Proust", Davies era fermo dal 2010. Sembra ieri quando si presentò a braccetto con un bel gruppo di amici, tra cui Bruce Springsteen, Jackson Browne e Lucinda Williams per ricantare se stesso. In quel disco aveva flirtato con un paio di band, i Metallica (prevedibile facessero You really got me, da dove erano passati prima i Van Halen) e Mumford & Sons (interessante sentirli riprendere con lui due pezzi distanti come il famoso Days e This time tomorrow, da un concept album dei fratelli Davies datato 1970). Chissà che non sia stata quella ventata di novità a stimolare ulteriormente la curiosità del songwriter di Fortis Green.

 

ray_davies_mainFatto sta che dopo essere rimasto influenzato a lungo dai grandi cieli americani, Davies, nel frattempo installatosi a New Orleans, è tornato ad apprezzare i sapori raccolti in quel paese ("adoravo i mall quando eravamo in tour con i Kinks, amavo quelle strade") fino a richiudersi in uno studio londinese con canzoni in grado di essere un compendio sonoro al suo libro del 2013 intitolato "Americana", una lunga riflessione "sugli Stati Uniti e sull'effetto che hanno avuto su di me negli anni". Per "Americana", il disco, serviva la band giusta, possibilmente con tali e tante influenze britanniche da poter ricambiare qualche favore senza imbarazzo. I Jayhawks, con le loro chitarre e le loro armonie vocali mutuate dai Beatles.

ray-davies-009-750x375Perché no? Le quindici canzoni suonano britanniche come sempre, niente paura. Davies non si è snaturato, né il suo humour e il suo accento ne hanno risentito. Ha solo avvicinato i due mondi, più nella sua testa che fuori, concedendosi solo qualche giro di dodici corde Rickenbaker. Questo nuovo Americana ricorda i viaggia statunitensi di Nick Lowe e Dave Edmunds, alla ricerca, ma con personalità, delle origini di tanti loro eroi. "Non puoi insegnare nuovi trucchi a un vecchio cagnaccio", diceva il detto.

Ray-Davies-2016-770-320x240Così in Heard that beat before, con echi di Randy Newman, c'è tutto il sapore di Lola, e in The great highway l'omaggio alla terra "per la quale fare tanti sogni" si consuma attraverso riff ripetuti che ricordano i Troggs, dallo Hampshire, e la celeberrima Wild thingRoba di casa. Avventura americana matura per un tranquillo signore inglese. Non aspettatevi giostre nel far west. Non ne troverete. 

 

Voto: 7/10
Ermanno Labianca

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